Manifesti senza simboli di partito. La città si chiede: di chi si vergogna Luca Vecchi?

30/3/2014 – Mancano più di due mesi alle elezioni, ma Reggio è già tappezzata di manifesti 6 per 3 dei candidati sindaci. Da qui al voto ne vedremo veramente di tutti i colori.

vecchi posterNon è sfuggita in città la mossa del cavallo di Luca Vecchi, candidato sindaco del Pd & alleati (comprese ben tre liste civetta), nonchè di una buona parte delle coop, che nei manifesti si presenta orfano, cioè senza simboli né di partiti né di movimenti.

Eppure Luca Vecchi non viene dal nulla: non è soltanto uno dei commercialisti revisori di fiducia delle imprese Legacoop, ma per chi non lo sapesse è il capogruppo del Pd in Sala del Tricolore, è transitato appena in tempo sotto le insegne renziane e ha vinto le primarie del centro sinistra grazie anche all’appoggio massiccio di apparati e quadri intermedi in quota Pd.

Molti si interrogano sul perché della mossa del cavallo. Il precedente di Tiziano Motti non può essere invocato: lui quando nel 2009 tappezzò tre regioni di manifesti senza simboli, lui un partito alle spalle proprio non lo aveva.

È giusto chiedersi allora: di chi o di cosa si “vergogna” il candidato Vecchi? Del suo partito che lo ha incoronato? Oppure degli alleati? O invece non avrà fiutato il vento gelido che spira a Reggio o in molteplici regioni, e di cui il crollo dei votanti alle primarie è un segno incontrovertibile? O magari è solo un’abile mossa degli strateghi della sua campagna, per creare un po’ di curiosità (in fondo manca poco meno di due mesi al voto, dunque c’è tempo per aggiornare poster e slogan)?

Se uno come Vecchi punta più sul suo sguardo spinto verso orizzonti sereni e progressivi, che non sulle sicurezze offerte dal partito, vuol dire proprio che il Pd non è non più il brand di una volta. Almeno a Reggio.

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