La tragedia di Sylvester, da ieri periti al lavoro. Nove domande sulla sicurezza del bus maledetto

12/3/2014 – A due mesi dalla tragedia, il giudice Antonella Pini Bentivoglio ha conferito l’incarico ai periti che dovranno accertare le condizioni di sicurezza dell’autobus dal quale il 13 gennaio scorso cadde, restando ucciso, lo studente Sylvester Agyemang, 14 anni, ghanese di Rubiera.

I periti si sono messi subito al lavoro, andando nell’officina di Seta dove il mezzo della linea 2 è sotto sequestro dal giorno del terribile incidente avvenuto alla fermata di Santa Croce. Hanno cento giorni di tempo per formulare le loro risposte. La prossima udienza è fissata per il 1° luglio.

Ai periti sono stati posti nove quesiti. Si chiede innanzitutto se l’autista, attraverso gli specchietti retrovisori, abbia sempre la possibilità di vedere cosa accade nella porta posteriore, a prescindere dall’angolo formato dall’autobus snodato. Come si ricorderà, Sylvester cadde dall’autobus, a due carrozze, che era ripartito mentre lui stava scendendo. A bordo era rimasto impigliato il suo zainetto e lui, forse trascinato per un certo tratto, era finito sull’asfalto battendo la testa. L’autista, indagato per omicidio colposo assieme all’allora amministratore delegato di Seta, al capofficina e (ma per omissione di soccorso) all’autista dell’autobus che lo seguiva, ha sempre detto di non essersi accorto di quanto era accaduto quella mattina alla fermata.

I periti dovranno spiegare il funzionamento dei sistemi di sicurezza, ad autobus fermo o in moto, e dire anche se, al momento dell’incidente, telecamere, pulsanti luminosi e il sistema di bloccaggio delle porte fossero funzionanti.

Ci sono poi domande più specifiche, per vagliare tutte le possibilità. Cosa succede se la porta viene aperta o chiusa a mano? La porta posteriore era stata manomessa, come risulterebbe da alcune testimonianze? Come funziona il meccanismo di sicurezza di bloccaggio delle porte, e quando e perché si attiva? Si chiede se, qualora il sistema sia funzionante, il conducente o gli addetti all’officina abbiano la possibilità di attivarlo o disattivarlo e se , sul mezzo in questione, risulti un malfunzionamento oppure una disattivazione, anche parziale, e cosa questo comporti. I periti dovranno accertare anche con quali modalità avviene la manutenzione dei mezzi.

Le testimonianze degli studenti, ha sottolineato il giudice, risultano imprecise e contraddittorie, per effetto dello choc che hanno subito assistendo alla drammatica fine del loro compagno. Per questo il risultato della perizia sarà fondamentale, in questo processo: teoricamente, a porta posteriore aperta, il mezzo avrebbe dovuto o non partire o bloccarsi.

All’udienza era presente anche il padre di Sylvester, che, assieme ad altri familiari del giovane, si è costituito parte civile con l’avvocato Andrea Pellegrini.

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