Zelioli si sarebbe gettato volontariamente dal treno in Romania. Ma troppi misteri restano da chiarire

23/2/2014 – Roberto Zelioli è morto cadendo da un treno. E’ la conclusione a cui è giunta la polizia rumena dopo il ritrovamento del cadavere il 3 gennaio, a lato di una linea ferroviaria nei pressi della stazione di Branesti, cittadina tra Bucarest e Costanza.

L’imprenditore di 52 anni, assessore all’urbanistica del Pd ad Albinea, conosciuto in tutto il reggiano, è stato riconosciuto dagli investigatori solo pochi giorni fa, in base a una fotografia. Sempre secondo la polizia, Zelioli si sarebbe gettato volontariamente da un convoglio in transito dalla stazione di Branesti.

L’ipotesi del suicidio sarebbe suffragata da un biglietto in italiano in cui l’assessore chiede perdono alla compagna Sabrina, ai tre figli, alle sorelle e alla madre. Ma non poche circostanze di questa tragedia restano da chiarire, a cominciare dal perchè la fuga di Zelioli sia finita in Romania.  Sono in corso le pratiche per il rimpatrio della salma.

ROBERTO NELLE PAROLE DI UN GIORNALISTA AMICO

Il ricordo che ci resta di un uomo

Nella vita di una persona ci sono momenti che restano scolpiti nella pietra e che finiscono per diventare il simbolo, l’essenza, di un’esistenza intera. Uno sguardo, una fotografia, la presenza in un certo luogo in un preciso istante, si trasformano in memoria indelebile. Gli sguardi, le immagini che rimarranno per sempre come ricordo di Roberto Zelioli non hanno nulla a che fare con le notizie che arrivano dalla Romania, non hanno niente a che spartire con la fine di un uomo che deve aver vissuto un tremendo travaglio personale, qualunque siano i risultati delle indagini che verranno fatte attorno alla sua morte.
Il ricordo che racchiude in sé l’esistenza di Zelioli è quello di un sorriso, il sorriso largo e pieno con il quale lungo le scale del Santa Maria Nuova incrociava gli amici quasi gridando di essere appena diventato padre per la prima volta. Questo è il ricordo di Roberto Zelioli: un uomo felice, avido di scoprire giorno per giorno la gioia che la vita ti può riservare.
Era sempre stato così, capace di comunicare la sensazione di essere un vulcano vicino all’eruzione. Non era persona capace di starsene con le mani in mano, e lo si capì già alla fine degli anni Settanta, quando entrò molto presto a far parte di quel gruppo di teste pensanti che rappresentava la guida della Fgci – Federazione giovanile comunista – di Reggio. Stiamo parlando di una organizzazione che rappresentava migliaia e migliaia di giovani, dalle scuole superiori alla soglia dei trent’anni. Zelioli aveva dalla propria parte la forza che gli veniva dalla convinzione che nulla fosse impossibile. Non erano anni facili, erano tempi in cui la politica era fatta sì di slogan ma anche di manifestazioni, di lotta vera, di lavoro quotidiano. Erano tempi in cui per emergere, anche nella politica, occorreva avere delle idee. Ecco perché Zelioli riuscì a emergere.
Essere un leader della Fgci comportava tanta fatica e una buona dose di ottimismo, quella che ci voleva per affrontare una moltitudine di ragazzi ognuno con il proprio sono irrealizzato e con la propria visione dei massimi sistemi. C’erano mille voci da ascoltare e da capire, trovandone una sintesi che lasciasse il segno dei giovani reggiani di sinistra nella vita politica della provincia. Essere un leader significava condividere tutto, dalle interminabili riunioni in via Toschi per analizzare il risultato delle elezioni alla camerata della colonia di Pietracchetta durante i corsi che la Fgci organizzava in settembre per i militanti di tutte le età. Ecco perché Roberto Zelioli smise presto di essere “un” leader per diventare “il” leader, cioé il segretario provinciale dell’organizzazione che faceva capo al Pci.
Fra il lunedì e la domenica non c’era alcuna differenza, era tutto un passare da un luogo a un altro, da un dibattito a una discussione, con quella sua aria che a volte sembrava dire: “Mi avete chiamato? E’ qui che dovevamo trovarci?”. Talmente imprevedibile che a volte diventava prevedibilissimo, bastava pensare al contrario di come pensa la massa. Un giorno c’era da trovare un letto a un dirigentone della Fgci nazionale che arrivava a Reggio e lui lo ospitò a casa sua: era D’Alema. Una domenica era venuto in città Pietro Folena e la sera non si sapeva dove farlo mangiare perché il gruppo era numeroso e i locali sempre tutti pieni: Zelioli lo portò alla mensa dei ferrovieri, dove per altro Folena e compagnia si trovarono tutti benissimo chiacchierando di politica e di sport con i gomiti appoggiati ai tavoli in formica.
Poi venne il consiglio comunale con la sua atmosfera paludata e noiosa che obbliga a mettere da parte l’aspetto passionale, e più vero, della politica. Roberto Zelioli non smise di essere a modo suo un puro e al tempo stesso un naif. Come dimostrò di ritorno da un viaggio in Cecoslovacchia, ben prima della caduta del Muro di Berlino, quando tentò di far sapere in ogni modo quali ingiustizie aveva visto, scoprendo come il socialismo reale fosse portatore non di uguaglianza sociale ma di sopraffazione e di privilegi, questi ultimi riservati solo alla casta del partito e del potere.
Infine arrivò l’epoca dello Zelioli imprenditore e dello Zelioli assessore ad Albinea, con questo duplice lavoro affrontato con lo stesso piglio applicato alla vita di tutti i giorni. Il resto è storia di questi giorni, con le difficoltà, la paura, l’apprensione, le chiacchiere. Ma non sono questi i ricordi e le immagini che ci possono dire chi era Roberto Zelioli. Di lui ci resta negli occhi il sorriso contagioso, anche se negli ultimi tempi vederlo sereno era davvero più difficile.

(Il blog di Andrea Mastrangelo, Gazzetta di Reggio)

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Una risposta a 1

  1. abbi dubbi, anzi di più Rispondi

    23/02/2014 alle 14:44

    A parte che la Grafologia (perizia grafologica) non è affatto una scienza esatta e potrebbe ragionevolmente essere già messa da parte per più affidabili metodi, ad esempio quelli tecnologici alla portata di tutti. Filmati per qualsiasi dichiarazione, contratti o documenti sottoscritti (non in presenza di notaio).
    In questo particolare caso diventa ancora più complesso appurare la validità del ‘biglietto’. Senza contare inoltre che sarebbe potuto essere stato costretto a scriverlo.

    Dolenti parecchio per l’accaduto a Roberto, ma molto ma molto scettici sulla soluzione del caso.

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