In coda per il primo giorno della ragazza di Vermeer

9/2/14 Ecco che cosa ha visto di fronte a sé il celebre ritratto al debutto dell’esposizione italiana. La folla che le sfila davanti in gran parte ignora che poco distante c’è la Santa Cecilia di Raffaello, opera non meno «iconica» ma non pubblicizzata

di Alberto Mattioli (inviato a Bologna per “La Stampa”)

———-

Bologna è pazza per la «Ragazza». Le prenotazioni sono già 120 mila, i visitatori attesi almeno 220 mila. «Ma potremmo anche arrivare a 300 mila», si frega le mani l’organizzatore Marco Goldin, il sommo sacerdote delle mostre-blockbuster. Chissà. Di certo, a giudicare dalla folla in coda davanti a Palazzo Fava, a Bologna è già Vermeermania.

mostra-vermeer_bologna

Perché «La ragazza con l’orecchino di perla» non è solo uno dei quadri più famosi del mondo. Ha anche ispirato un romanzo di successo di Tracy Chevalier con conseguente filmone hollywoodiano, dove a portare l’orecchino era Scarlett Johansson. Come spot, è il sogno di ogni pubblicitario. Il Vermeer di solito sta al Mauritshuis, all’Aia, che però adesso chiude per ampliamenti e per finanziarli manda in tournée mondiale il suo gioiello, incastonato fra i Rembrandt. A Bologna l’unica tappa europea, quindi delirio fin dal primo giorno, appunto ieri.

Il ragazzo con l'orecchino di perla

Il ragazzo con l’orecchino di perla

Però è interessante provare a raccontare non quel che vedono i visitatori, ma quel che vede la Ragazza. La folla che le sfila davanti è infatti una specie di campione di quei famosi cinque milioni di italiani (uno su dodici) che, dicono le statistiche, vanno alle mostre e a teatro e leggono libri e giornali, mentre i restanti 55 si abbrutiscono guardando la peggior tivù del mondo.

La buona notizia è che questa folla è interclassista e intergenerazionale. C’è di tutto, insomma, «gggiovani» compresi. Poi, naturalmente, prevalgono le due figure-tipo dei frequentatori degli eventi culturali italiani, ovviamente al femminile perché le donne sono più degli uomini: la «professoressa democratica» (copyright di Edmondo Berselli) e la pensionata acculturata, che spesso coincidono nel caso di professoresse democratiche in pensione. Sottogruppo, gli habitués delle mostre, quelli che proprio non se ne perdono una.

Tipo la famiglia di Crema, marito, moglie, figlio e morosa del figlio, che in pratica se le vede tutte e non ha certo avuto bisogno di Scarlett Johansson per giudicare «imperdibile» quella bolognese. Sono infatti prenotatissimi e felicissimi, criticano solo l’affollamento eccessivo (le quattro sale sono in effetti molto belle ma anche molto piccole) e segnalano perfino una commovente agnizione davanti alle toilette con altri aficionados conosciuti in altre file per altre mostre. Fanno avanti e indietro da Crema in giornata, ma comunque la gita, fra biglietti, viaggio, tortellino e catalogo, costerà al paterfamilias un migliaio di euro.

I non prenotati (le code sono due, ordinatissime, ma l’organizzazione è perfetta, i buttadentro più efficienti di quelli di una discoteca e l’attesa ieri non superava la mezz’ora) sono dei turisti per caso. Vedi Ivan, di Cuneo ma con fidanzata a Bologna che però ieri aveva un impegno, quindi ha deciso di andare da solo a vedere il Vermeer «perché ho visto il film». Oppure Roberto e Ornella, torinesi, impiegato lui e assistente sociale lei, che sono andati a farsi un week-end a Bologna e hanno scoperto che nel frattempo era diventata la capitale dell’arte olandese.

Chapeau, dunque. Però basta un sondaggio fai-da-te per scoprire che su dieci tizi in coda sette ignorano che, a poche centinaia di metri, c’è la Pinacoteca nazionale con la Santa Cecilia di Raffaello, non meno «iconica», come si dice in cretinese, della Ragazza, ma molto meno pubblicizzata.

Ripartono quindi tutte le polemiche sulla cultura come evento. Vittorio Sgarbi giudica la mostra bolognese «inutile», Philippe Daverio la paragona a una Barbie. Più strano che spari a zero l’assessore alla Cultura della città che la ospita, Alberto Ronchi: «Questo è spettacolo, non cultura. I quadri per le mostre si prestano, non si affittano come fa Goldin. Stiamo finanziando l’ampliamento di un museo olandese, pazzesco».

Ma l’indotto… «Molta gente arriva in bus, vede e riparte. E la validità di una proposta culturale non si giudica dal numero dei biglietti, sostenuto da una pubblicità martellante». D’accordo: ma non si potrebbe martellare per portare la gente ai tesori pubblici oltre che al business privato? Risposta tipica: «Ci stiamo lavorando», ma mancano gli sponsor e, almeno a Bologna, fra musei statali, comunali, universitari, ecclesiastici mettere tutti d’accordo è un’impresa. Nel frattempo, vince la Ragazza con l’orecchino di perla.

Condividi

4 risposte a In coda per il primo giorno della ragazza di Vermeer

  1. Asteroide 423 Rispondi

    10/02/2014 alle 14:37

    Povera Bologna. Povera Italia…

    Credo che Lucio Dalla avrebbe potuto esporsi in Galleria nudo ricoperto di collane di perle come risposta a questa operazione di marketing.
    E sarebbe diventato L’OPERA D’ARTE.

  2. Giorgio Cassinadri Rispondi

    11/02/2014 alle 09:14

    Di certo la ragazza, ma ancor più Vermeer staranno ridendo disgustati, se non fosse stato prodotto il film quest’evento sarebbe stato con tutta probabilità ignorato.
    Difficilmente sponsorizzato.
    Questo piccolo dipinto, a torto definito il miglior ritratto al mondo, è di pregevolissima fattura, non vi è però il -dietro le quinte- come la maggior parte dei magnifici rinascimentali offrono.
    Il supporto mitologico è assente, la tipica asimmetria vermeeriana privata della bellezza canonicamente rilevante del soggetto, non sarebbe bastata a farlo diventare un dipinto così famoso. Moltissimi altri suoi dipinti sono migliori di questo basta fare una piccola ricerca e vedere la qualità, soprattutto dei messaggi impliciti, come ad esempio -Il geografo- solo per citarne uno.
    Il cretinese non è soltanto nei neologismi , purtroppo dilaga come -aviaria- inoculata attraverso le onde magnetiche dei cellulari, insidioso, impalpabile, manifestamente dannoso.

    • Asteroide 423 Rispondi

      11/02/2014 alle 14:35

      Meglio un viaggio ad Amsterdam per contemplare ‘La veduta di Delft’…e tutto il resto…
      Giustissimo Giorgio,
      e poi mi chiedo anche quale cultura-conoscenza-fruizione delle immagini abbiano i pornografi delle onde magnetiche.. assuefatti in massima parte da una figura sempre più deforme&volgare.. anche nei tratti somatici del viso, della donna.

      Vendola era meglio con l’anello al naso, se si parla di realismo..
      HAI RISO? 😀

  3. Asteroide 423 Rispondi

    11/02/2014 alle 14:42

    Correggo. ‘La veduta..’ si trova all’Aia (poco male) al Museo Mauritshuis…
    aspetta che controllo i voli…;)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *