Il segno della croce negato, la pazienza del vescovo e l’ignavia dell’assessore

di Pierluigi Ghiggini

6/2/2014 – Il vescovo Camisasca ha la pazienza di Giobbe. Affronta l’incredibile caso della ragazza rimproverata dall’insegnante di religione perché si era fatta il segno della croce al passaggio di un malato, con una dichiarazione piena di misericordia e attento a non pestare i piedi a nessuno.

Il vescovo di Reggio “assolve” l’insegnante (“Ha solo invitato i ragazzi a non ridurre il segno della croce a un gesto scaramantico”) ma nel contempo rende onore alla ragazza e dichiara con vigore che non bisogna aver paura di esprimere pubblicamente la propria  fede. Tuttavia per spirito di carità evita di commentare la pagina peggiore di questa storia: vale a dire la risposta ipocrita e freddamente burocratica dell’assessore regionale Patrizio Bianchi all’interrogazione presentata dal consigliere Fabio Filippi di Forza Italia.

Il quale ha avuto il merito di sollevare la questione in sede politica, ma come spesso accade in frangenti del genere, è stato lasciato solo dai bravi cattolici, i quali anzi – intrisi di buonismo autoritario e subalterni al politically correct – ai piani alti e anche negli ammezzati del potere democratico reggiano, alzano il labbro sprezzante e praticano l’antica tattica della poco dignitosa indifferenza.

Nella sua paginetta burocratica il celebratissimo Patrizio Bianchi da un lato sottolinea che la Regione non ha competenze in materia di personale e programmi scolastici (che ora si chiamano “gestione dei percorsi formativi”) , e dall’altro rivendica orgogliosamente il sostegno a “un modello di educazione interculturale che permette a tutti non solo il riconoscimento reciproco, ma anche il riconoscimento della propria identità”.

Non una parola sui cristiani e sull’identità cattolica di questo Paese, che non è soltanto un retaggio storico, ma un fatto reale. Verremmo sapere se il riconoscimento dell’identità implica l’accettazione senza fiatare dello chador, e al tempo stesso di non farsi il segno della croce né allestire il Presepe a Natale al fine di non offendere il sentimento religioso degli islamici.

Sul tasto dell’intercultura insiste il professor Patrizio Bianchi, ma senza spiegare come la concepisce e cosa implica (e in quale direzione) per le iniziative della Regione Emilia Romagna. Sappiamo da lui che gli Enti Locali sostengono, attraverso la concessione di finanziamenti, anche progetti di educazione alla cittadinanza, con particolare riferimento “ai valori della legalità, alla sicurezza, alla tolleranza e all’intercultura, nella definizione di conoscenza, dialogo e reciproco arricchimento fra culture diverse”.

Benissimo, ma che significa in concreto? Cosa c’è nella pancia dell’intercultura in salsa emiliana? L’assessore non spiega se, nelle lezioni sulla tolleranza, si insegni putacaso che il segno della croce a scuola è politicamente scorretto.

Il membro del Sinedrio, in realtà, prende posizione con i suoi silenzi. Non un cenno ai diritti dei cristiani e al diritto inalienabile e naturale di praticare pubblicamente il proprio credo religioso. In fondo si capisce perché.

E’ illuminante l’aver messo sulla stesso piano, ad esempio, la legalità con l’intercultura. Come se l’intercultura potesse diventare un grimaldello per cambiare nella pratica le leggi che non vanno a genio. Se vogliamo parlare di legalità, ricordiamo che l’articolo 7 della Costituzione è ancora in vigore: potrà non piacere a nessuno, ma vivaddio c’è, e col senno del poi dobbiamo essere grati a Togliatti per averlo reso possibile alla Costituente.

I diritti spirituali dei cattolici non possono essere calpestati: purtroppo troppi cattolici se ne dimenticano. Farebbero meglio a uscire dalle catacombe alle quali si sono autocondannati e proclamare dai tetti la loro fede e i loro diritti, come in fondo invita a fare il sin troppo paziente Camisasca.

Fatevi (facciamoci) il segno della croce in pubblico e più possibile. Potremmo cominciare sabato, sotto il Comune, alla manifestazione per il Giorno del Ricordo.

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LA DICHIARAZIONE DEL VESCOVO MASSIMO CAMISASCA 

“Ho incontrato l’insegnante di religione. Ha svolto per 24 anni (a settembre andrà in pensione) un intenso lavoro di trasmissione della fede. Ha voluto lei stessa la presenza dei crocifissi nelle aule, là dove mancavano. Non ha mai sollecitato gesti scaramantici. Ha invitato invece i ragazzi a non ridurre il segno della croce a un gesto di quel tipo.

Confermo perciò la mia stima all’insegnante di religione.

Desidero nel contempo onorare la fede di quella ragazza. Con un gesto tanto semplice ed essenziale, quanto profondo – il segno della croce al passaggio di un malato – ha voluto esprimere che la fede cristiana è carità. Il segno della croce ci riporta a Dio che manda suo Figlio a farsi uomo e morire per noi, anzi per ogni essere umano.

Una preghiera per chi soffre: cosa c’è di più umano, di più cristiano, di più caritatevole?

Desidero, poi, ringraziarla perché, con quel gesto semplice, ci ha ricordato il valore pubblico della fede. Non si accende una lampada per nasconderla (cfr. Mt 5,15), ha detto Gesù. La proclamazione pubblica della fede, sempre nel rispetto di ogni altra credenza e opinione, è un bene per tutti. Come posso incontrare l’altro se non gli rivelo chi sono, ciò in cui credo, ciò che sostiene e anima la mia vita?

Nessuno deve aver paura dell’espressione pubblica della fede. Questo vale per tutti, in una società che sarà arricchita e non impoverita dall’incontro tra diverse identità culturali, nel solco della storia cristiana che ci costituisce come popolo e nazione. + Massimo Camisasca”.

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FILIPPI: ASSESSORE BIANCHI, COSA C’ENTRA L’INTERCULTURA?

“In risposta alla mia interrogazione sul caso di un professore di religione che ha rimproverato un’alunna di terza media perché avrebbe fatto il segno della croce in classe, l’assessore Patrizio Bianchi ha fatto riferimento ad una legge regionale che vuole favorire l’inserimento degli stranieri immigrati e tutelare i valori di sicurezza, tolleranza e intercultura.

Ritengo certamente che questi valori siano importanti e giusti ma sono davvero la risposta al caso posto in esame? Fare il segno della Croce in gesto di misericordia può essere considerato offensivo? Io non credo.

Se la Regione e gli Enti locali sostengono progetti di educazione all’intercultura, ritenendo giusto che un’alunna sia ripresa perché compie un gesto religioso, allora probabilmente si è dimenticato il significato della parola intercultura, che andrebbe intesa come “dialogo, confronto e reciproco scambio di conoscenze tra paesi o istituzioni o movimenti diversi”. Dove sono il confronto e il reciproco scambio di conoscenze quando vieti ad una giovane quattordicenne, nella sede della formazione, la scuola, di compiere un gesto che è tipico della cultura italiana?

All’interno delle scuole pubbliche, e non solo, si sta andando sempre più nella direzione di un laicismo eccessivo, in cui la nostra cultura, che è intrinsecamente e storicamente correlata alla religione cattolica, viene via via dimenticata, abbandonata, nascosta, perché “potrebbe offendere” le culture diverse.

Ma non è così che dovrebbe essere. Nessuna cultura andrebbe eclissata, per di più la nostra, quella dei nostri padri che è parte di ciò che siamo. E sarebbe proprio compito della scuola fare in modo che le culture si incontrino, si capiscano e convivano, non reprimendo i gesti caratteristici di un credo, ma spiegandoli agli altri, in particolare durante l’ora di religione.

Fabio Filippi

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3 risposte a Il segno della croce negato, la pazienza del vescovo e l’ignavia dell’assessore

  1. Asteroide 423 Rispondi

    06/02/2014 alle 11:55

    Ritorniamo a.. Croce (appunto) : ‘Non possiamo non dirci Cristiani’.
    Personalmente sostengo che, culturalmente, Benedetto Croce abbia avuto più che ragione, anche se ormai ognuno è libero (o dovrebbe essere) di seguire il proprio ‘sentimento religioso’ o credo particolare. Quindi ad esempio… sentirsi culturalmente cristiano certo… ma non cattolico.
    Potrebbe anche sentire quel segno della croce classico&ufficiale ormai pleonastico e vorrebbe aggiungere la madre e la figlia…intorno a tutti quei maschili di riferimento.. O no?
    Ma fare ‘il segno della croce’ davanti ad un malato come del resto davanti ad un defunto è un gesto puramente spontaneo (e culturale) e che non dovrebbe assolutamente sollecitare alcuna resistenza o opposizione, specie in Italia.
    Trovo tutto ciò davvero osceno. Antidemocratico.
    Credo inoltre che sarebbe ora di mettere bene i luce gli interessi finanziari che stanno dietro tutte queste falsissime e poco spirituali diatribe da quattro soldi tra una religione o un’altra.
    Credo che sarebbe ora di piantarla di accogliere a braccia aperte e senza condizioni… una religione ancor più maschilista della nostra (l’Islam), negando i gesti di quella che a NOI culturalmente ci appartiene.

    Namasté

  2. stefano Rispondi

    06/02/2014 alle 12:22

    dounca!

    BASTA PRETI frati vescovi cardinali suore monache chiese cattedrali segni della croce basiliche papi ore di religione basta!!!

    siamo nel 2014 dio e’ stato dimostrato scentificamente che NON ESISTE.
    l’uomo si e’ evoluto.
    migliaia di bambini son stati stuprati da religiosi!!

    MA CHE CAVOLO VOGLIONO ANCORA STI’ CLERICALI!!!

    • Asteroide 423 Rispondi

      07/02/2014 alle 13:05

      Cosa proponi in alternativa sentiamo…..falce&martello ??
      Io invece per te, conoscendoti bene, proporrei silenzio&mattarello (in testa).
      (Ma che cavolo vogliono ancora stì comunisti…?).

      L’uomo si è evoluto? ?
      Ma de chee?

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