Addio al sommo poeta Freak Antoni, voce degli Skiantos

12/2/14 – «Non c’è gusto in Italia a essere intelligenti». Roberto “Freak” Antoni lascia dietro di sé una lunga scia di aforismi come questo, oltre naturalmente alla lunga militanza negli Skiantos, anche se militanza è un termine che probabilmente avrebbe cancellato dal vocabolario.
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Se n’è andato stamattina, al termine di una lunga malattia che, se non altro, lo aveva fatto smettere con la droga, come aveva confidato lui stesso con l’ironia dissacrante che lo ha sempre accompagnato. Cinquantanove anni (quasi 60, dato che li avrebbe compiuti il prossimo 16 aprile), ha cominciato la sua carriera di sbarbo monello della musica italiana nella Bologna del ’77, quella del ‘movimento’ che riempì la città di fermenti creativi in ebollizione, prima che l’uccisione di Francesco Lorusso la trasformasse in campo di battaglia fra autonomi e polizia.

freakFondò gli Skiantos col gusto di prendere per i fondelli gli americanismi del rock di casa nostra, inventandosi testi stralunati che rileggevano la realtà giovanile sotto la lente deformante del rock demenziale (di cui la band bolognese ha coniato la definizione), in un linguaggio mutuato dallo slang dei ragazzi.

Band espressione del movimento, certo, ma anche capace di sfottere il suo stesso pubblico, come avvenne durante uno storico concerto al palasport di Bologna nel ’79, quando gli Skiantos anziché suonare si misero a cuocere gli spaghetti sul palco, sotto una pioggia di ortaggi lanciati dalla platea. «Fate largo all’avanguardia/ siete un pubblico di merda/ tu gli dai la stessa storia/ tanto lui non ci ha memoria», urlava Freak al microfono cavalcando l’onda situazionista di quel periodo.

Amicone di Andrea Pazienza e di tutta la scena artistico-fumettara di Bologna, con cui ha condiviso anche la passione per le sostanze stupefacenti, ha attraversato la scena discografica lungo “35 anni di grandi insuccessi”, firmando 14 album con gli Skiantos, che ha lasciato due anni fa per il progetto solista con la pianista e compagna di vita Alessandra Mostacci, oltre a nove libri e a collaborazioni con riviste come Frigidaire. Nelle sue tante vite d’artista si è anche trasformato in Astro Vitelli e Beppe Starnazza, suoi alter ego musicali, e ha pure bazzicato il cinema, con i cameo in “Paz!” e “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. Provocator gentile e di grande intelligenza, non sarà dimenticato facilmente.

(Franco Giubilei, “La Stampa”)

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freak antoni magliettaE’ morto stamattina a Bologna Roberto “Freak” Antoni, lo storico leader degli Skiantos. L’artista bolognese avrebbe compiuto sessant’anni il prossimo 16 aprile, dopo una lunga malattia. Nel 2012 Freak Antoni lasciò gli Skiantos dopo 35 anni assieme, per dedicarsi alla carriera da solista.

“Se non altro la malattia mi ha fatto smettere con la droga”, scherzava un anno fa Freak Antoni. L’eccesso, l’eroina, la provocazione, sono stati la cifra stilistica di una vita sempre vissuta di corsa, ma anche sempre con grande auto-consapevolezza e ironia. Del resto, è stato il primo vero punk italiano. Quando nel 1977 nacquero gli Skiantos, furono qualcosa a cui il pubblico nostrano non era preparato, troppo semplicistico derubricarli a band demenziale.

Nel ’79, in un concerto al PalaDozza rimasto nella storia, salirono sul palco senza suonare, e si misero a cucinare spaghetti. Mentre gli spettatori, infuriati, gli lanciavano di tutto, Freak Antoni rispondeva con l’ormai celebre frase: “Questa è avanguardia, pubblico di merda”.

roberto freak antoni skiantosGli Skiantos erano quelli che lanciavano ortaggi sulla platea, che confessavano il proprio amore per le “sbarbine” prima che tutto ciò venisse sdoganato dalle alte cariche del governo, ma anche quelli che già 20 anni fa dicevano fosse inutile pretendere qualcosa “da un paese che ha la forma di una scarpa” o che gridavano “Brucia le banche, bruciane tante”.

E Freak Antoni ne era il bardo e cantore, un simbolo del rock italiano, ma che ha sempre conservato la convinzione di meritare di più di quel che poi il mercato discografico ha riservato a questi “35 anni di grandi insuccessi”, come li definiva lui. “Di questi anni ricordo grande sbattimento, la voglia di pretendere più considerazione da pubblico e critica, e una grande fatica per nuotare controcorrente”, confidava dopo il suo ultimo concerto con la band, a maggio 2012 a Bologna. Da quel giorno Freak aveva iniziato una nuova sfida musicale, un progetto solista assieme alla pianista Alessandra Mostacci.

In curriculum anche nove libri, come il suo manifesto “Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti”; e la partecipazione a film, come “Paz!” e “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. Sulla sua vita hanno scritto anche un fumetto, “Freak”. Di lui, nella storia di Bologna e del rock italiano, resterà un ricordo indelebile, di una delle ultime rockstar di casa nostra capaci nello stesso tempo di fare ridere, riflettere e cantare.

(Luca Bortolotti e Luigi Spezia, “La Repubblica”)

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“Non c’è gusto in Italia a a essere intelligenti (seguirà il dibattito)”: Roberto “Freak” Antoni lo aveva intitolato così, il suo libro del 1991, e quelle pagine erano un’autentica miniera di aforismi nei quali il fondatore degli Skiantos rivelava il suo universo grottesco, che mescolava l’umorismo nero ad una sorta di via parallela al senso della vita, il “suo” senso della vita, verso su verso, battuta su battuta, senza ipocrisie, senza volgarità gratuite. Con quel volume, Antoni inaugurava una nuova fase della propria carriera di scrittore, che aveva avviato dieci anni prima, come saggista, in “Stagioni del Rock Demenziale. Archeologia fantastica di modelli rock” (tra l’altro, Antoni si era laureato con una tesi sui Beatles, e la sua cultura musicale era immensa).

Sulla “poetica” dei suoi Skiantos, “Freak” spiegava: “Nelle nostre canzoni abbiamo sempre mescolato due livelli, quello alto, escatologico, di impegno politico, e quello basso, scatologico, gergale… Ma la poesia ci insegna che non ci sono parole proibite, è solo la retorica che le divide in auliche o di basso livello. Ed è proprio la retorica, intesa come atteggiamento di supponenza ed ipocrisia, che rende volgari le cose”.

Ecco una piccola antologia di aforismi e battute che hanno reso celebre Roberto Freak Antoni, cantattore, musicista, agitatore culturale bolognese. Battute passate alla storia e spesso citate, ancora oggi, senza ricordarne la fonte. E magari pure storpiate. E allora, restituiamo a “Freak” Antoni quello che è di “Freak” Antoni. Anche perché, al di là dell’attitudine “demenziale” di quella filosofia, c’era ben altro spessore nelle sue massime. E tanta, insopprimibile, autoironia.

La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo.
Il sesso è peccato… farlo male.
Si dice che una volta toccato il fondo non puoi che risalire. A me capita di cominciare a scavare.
Toccatevi, perché l’amore è cieco. 
A volte il fumo è molto meglio dell’arrosto.
Dio c’è ma ci odia!
Se uno si impegna, può stare male ovunque.
Fai bene a lasciarmi, anch’io fossi in me mi lascerei.
Nella vita è importante che gli altri ti vengano incontro, così sai da che parte spostarti.
Se sei muto ridi con gli occhi, se sei cieco ridi con la bocca. Se sei muto e cieco c’è ben poco da ridere.
Mangiate merda: miliardi di mosche non possono avere torto!
Se c’è una cosa che non sopporto è la presunzione di chi crede di essere
migliore di me.

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Il ribelle se n’è andato. È arrivata questa mattina la notizia della scomparsa di Roberto ‘Freak’ Antoni, leader e storico fondatore degli Skiantos, il leggendario gruppo demenziale che fu l’interprete musicale del ’77 bolognese, che ne incarnò più di ogni altra cosa lo spirito irriverente, iconoclasta e punk. Era ricoverato nell’ospedale di Bentivoglio, in provincia di Bologna. L’ultima volta che si è esibito in concerto è stato il 29 dicembre scorso all’American Soul di Offida, in provincia di Ascoli Piceno.

La notizia lascia sgomento ed amaro in bocca, nonostante da tempo si fosse a conoscenza della sua malattia: il suo amore così tenace per la vita lo aveva spinto a continuare a salire sul palco a dispetto dei numerosi interventi che lo avevano fiaccato. Nel corpo, ma non nell’anima. Tanto che tutti attendevano con ansia una futura reunion del gruppo, dopo le dichiarazioni del chitarrista degli SkiantosFabio Dandy Bestia Testoni, rilasciate qualche settimana fa al Fatto. Era pace fatta ormai tra Roberto e i suoi compagni di sempre, dopo la separazione il 12 aprile 2012 e la nuova strada musicale che Freak aveva intrapreso come solista e a fianco della compagna, la pianistaAlessandra Mostacci.

I messaggi di cordoglio affollano in queste ore il web. Roberto Antoni avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 16 aprile: con lui Bologna perde un pezzo della sua storia, quella più bella, più viva e insieme tragica, quella del ’77, della contestazione studentesca, delle radio libere e della fantasia al potere. I concerti degli Skiantos ne diventarono fin da subito il rituale dionisiaco e liberatorio, tra lanci di verdura e spaghetti cucinati sul palco. Il loro stile ironico e surreale li fece immediatamente diventare un gruppo di culto: la sottile intelligenza di Freak e la sua ironia sempre sul filo della malinconia lo avevano portato a diventare amico di altri grandi bolognesi dell’epoca, da Gianni Celati col quale si era laureato al Dams nel 1978 con una tesi sui Beatles, ad Andrea Pazienza.

Nel 2001 aveva partecipato a Paz!, il film di De Maria dedicato al grande fumettista. Nel 2012 dopo 35 anni lo scioglimento burrascoso all’apparenza, con il gruppo, anche se il legame con i suoi compagni di avventura non si era mai realmente spezzato. Nel 2013 aveva partecipato alla festa delFatto Quotidiano: con la consueta ironia aveva rivendicato il suo orgoglio per i 35 anni di ininterrotto insuccesso degli Skiantos, “per preparare i ragazzi” aveva detto “al fatto che la vita è una grande fregatura”.

Negli ultimi tempi si era avvicinato alle pratiche spirituali e alla lettura di Osho, di cui aveva proposto alcuni brani durante i suoi spettacoli. Ne apprezzava il sentimento di lievità verso la morte: “La vita è spesso superficiale e bellissima, noiosa, tragica”, aveva detto in un’intervista qualche tempo fa. “Ne siamo dipendenti, succubi. La ricerca di un senso alla nostra esistenza trova compimento solo di fronte alla morte: Osho ci insegna ad entrare in essa danzando, perché la morte, alla fine, non esiste”.

(Luciana Apicella, Il Fatto Quotidiano)

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