Vivisezione, l’Italia rischia maximulta da 150 mila euro al giorno. Motti difende cani e gatti in Europa

22/1/2014 L’Italia non ha ancora recepito, a più di un anno dalla scadenza dei termini, la Direttiva europea vincolante sulla protezione degli animali nella sperimentazione clinica, e per questo rischia dall’Unione europea una multa di 150 mila euro al giorno.

La Direttiva impone limiti drastici alla vivisezione e alla sperimentazione sugli animali a tutti i Paesi della Ue, che tuttavia non sono state eliminate definitivamente come chiedono gli animalisti di tutti i continenti. La legge delega di recepimento è passata alla Camera, ma si è arenata al Senato per il braccio di ferro tra chi ritiene che le norme sino ancora insufficienti e coloro che – col sostegno della case farmaceutiche, degli allevatori e anche di una parte del mondo scientifico – ritengono che l’uso degli animali sia ancora indispensabile alla ricerca.

La legge delega renderebbe ancora più stringenti in vincoli nel nostro Paese, con il divieto di utilizzare primati (scimmie). Tuttavia tale divieto verrebbe aggirato nel caso di ricerca a favore della salute umana. Inoltre il governo dovrà imporre l’anestesia o terapie antidolore per gli animali sottoposti a sperimentazione, e dovrà vietare gli allevamenti specializzati.

Ora  il provvedimento è arenato in commissione al Senato, e ciò ha provocato la messa in mora dell’Italia. Bruxelles potrebbe aprire nei prossimi giorni la procedura d’infrazione e, come detto, comminare allo Stato una maxi multa di 150 mila euro per ogni ulteriore giorno di ritardo. Secondo l’Enpa e altre organizzazioni animaliste, questa situazione torna a vantaggio della lobby della vivisezione, che userebbe la procedura d’infrazione per imporre l’approvazione di una legge delega edulcorata.

L’europarlamentare reggiano Tiziano Motti, animalista convinto e uno dei pochi che a Strasburgo ha votato contro la Direttiva ritenendola troppo morbida: «Io sono un sostenitore della ricerca scientifica – ha dichiarato – ma non posso credere che non esistano altri metodi di ricerca che non coinvolgano gli animali. So bene che esistono, ma forse fanno lievitare i costi. Non posso accettare che animali domestici come cani e gatti randagi vengano inseriti nello scopo della Direttiva quali cavie ai fini della sperimentazione scientifica»

 

Punta il dito sulle lobbies della vivisezione anche Maria Vittoria Brambilla, deputato di Forza Italia famosa per le sue battaglie animaliste: «Se l’Italia rischia una multa di ben 150 mila euro al giorno ha dichiarato – è soltanto perché da oltre un anno e mezzo la lobby dei vivisettori e di chi li tutela sta bloccando con ogni strumento il recepimento della direttiva europea 2010/63 sulla cosiddetta “protezione” degli animali utilizzati a scopi scientifici, al solo scopo di impedire l’entrata in vigore delle norme che ho scritto, che la Camera -con un testo poco diverso- aveva già approvato nella scorsa legislatura, il 2 febbraio 2012, e che il Parlamento ha approvato definitivamente in questa, il 31 luglio 2013, con l’art. 13 della legge di delegazione europea. Norme che prevedono maggiori tutele per gli animali utilizzati nei test e che sono frutto di una libera deliberazione delle Camere, una volta tanto in piena sintonia con l’orientamento prevalente nella pubblica opinione. Norme di civiltà, osteggiate da chi vuole altri allevamenti stile “Green Hill” nel nostro Paese, da chi intende ancora affondare il bisturi nella carne di animali vivi e coscienti, senza neanche praticare l’anestesia».

«Il governo – ha concluso l’ex ministro del Turismo – non si renda complice della prepotenza di chi vorrebbe ignorare la volontà popolare espressa attraverso il voto del Parlamento e riveda il testo del decreto applicativo per adeguarlo ai dettami della legge di delegazione. L’interesse pubblico deve prevalere sugli interessi di parte».

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