Il popolo fa il vuoto intorno ai politici: la casta ha distrutto il Primo Tricolore. Quella festa va mandata in soffitta

di Pierluigi Ghiggini

8/1/2014 – E’ stato persino imbarazzante lo spettacolo offerto da Reggio Emilia ieri, nel corso delle celebrazioni della festa della Festa del Primo Tricolore. I ministri Dario Franceschini e Graziano Delrio (che pure è stato sindaco per nove anni) e il presidente della Consulta Gaetano Silvestri – quarta autorità dello Stato – sono stati accolti dall’indifferenza di massa. 

Aula magna dell'ateneo: ieri pomeriggio tutti a lezione dal direttore del Cern Sergio Bertolucci

Ateneo: ieri pomeriggio tutti a lezione dal direttore del Cern Sergio Bertolucci

Un rito stanco si è celebrato prima in piazza Prampolini dove – tolte scolaresche e precettati – i cittadini presenti per propria scelta erano poche decine, e poi in un teatro Ariosto diventato di colpo più grande del solito a causa dei posti vuoti. Di certo in giro c’erano più poliziotti che popolo festante (o pacificamente urlante come la cinquantina di indignados di piazza San Prospero). Lo spettacolo dello spreco di denaro e di uomini è apparso per la prima volta fastidioso e da non ripetere più.

Aula magna affollata per il convegno dedicato al fisico e scienziato Giovanni Battista Venturi

Aula magna affollata per il convegno sul fisico Giovanni Battista Venturi

Da ieri i politicanti che non hanno molto da fare almanaccano sulle ragioni del flop, facendo finta di non vedere che l’assenza dei cittadini equivale a  una resistenza passiva, un modo per sottolineare distanze ormai incolmabili fra società civile e casta. Senza dubbio il canovaccio ripetitivo delle manifestazioni ha contribuito a tenere lontani i reggiani dalle piazze, senza dubbio l’acutezza della crisi ha prodotto dosi massicce di scoramento, quindi di indifferenza e qualunquismo.

Valeria Braglia prende appunti alla giornata di studi organizzata dal Rotary Club

Valeria Braglia prende appunti alla giornata di studi organizzata dal Rotary

Ma la vistosa differenza tra il gelo dell’Ariosto e il caldo successo della lectio del direttore del Cern Sergio Bertolucci all’aula magna dell’università – dove è andata in scena l’Italia della scienza, della cultura, dei talenti e della volontà di rinascita – non lascia dubbi: i reggiani hanno voluto lasciare i politici da soli. Se n’è accorta anche la stampa nazionale: per Il Fatto Quotidiano il vuoto di popolo è essenzialmente un insuccesso di Delrio, longa mano di Renzi in questo governo, che evidentemente non è più profeta in patria. Sia come sia, solo i politici da palcoscenico ieri non hanno capito come stanno le cose: il loro tempo è scaduto anche a Reggio, la città più incrollabilmente fedele alla linea d’Italia. Il ministro Franceschini ha tenuto un discorso bolso e di basso profilo il cui spessore si è evidenziato in una serie di litanie inutilmente necessarie: “anno di svolta”, “agenda di governo”, “riforma elettorale” e “sistema bicamerale”. Un volo pindarico, da autentico statista.

Platea in ascolto di Galletti, Marturano, Andrisano, Gasparini e Saccardi

Platea in ascolto: speech di Galletti, Marturano, Andrisano, Gasparini e Saccardi

Ben altro spessore ha mostrato il presidente della Corte costituzionale Gaetano Silvestri: nella sua prolusione – che sembrava dettata all’impronta – ha ammonito a non sottovalutare «la disaffezione di massa verso le istituzioni della democrazia rappresentativa. Nel primo quarantennio del ‘900 milioni di persone si sentirono più rappresentate dai dittatori che da parlamentari e politici in giacchetta, lenti, rissosi e spesso corrotti». Per poi concludere, citando Eugenio Montale, che “la serietà dovrebbe essere costume di tutti, magistrati e titolari di cariche istituzionali”. Chissà se saranno fischiate le orecchie a tanti, o a pochi. Di certo i reggiani hanno emesso il loro verdetto: di certe parate, con questi politici, non ne vogliamo più sapere. E’ bene pensare a un nuovo corso del Primo Tricolore perché torni ad essere veramente una festa di popolo per il popolo, capace di infondere orgoglio, amor di patria e soprattutto speranza. La condizione è che la casta la smetta di autocelebrarsi a spese dei cittadini, e si accomodi negli ultimi posti.

LINK: A REGGIO SONO NATA, A ROMA SONO MORTA. INDIGNADOS IN PIAZZA SAN PROSPERO

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“LA FESTA E’ FINITA: PIU’ BADILI E MENO DIVI”

Le famiglie e le imprese italiane sono allo stremo a causa di una tassazione esorbitante cui non fa riscontro un drastico taglio alla spesa pubblica statale.  Il rigore imposto dall’Europa a trazione tedesca sta impoverendo le famiglie e facendo fallire le imprese italiane senza la garanzia che lo stato italiano abbia la speranza di salvarsi.  Per contro ogni 7 gennaio dobbiamo assistere ad una festa, quella per la nascita del primo tricolore, in cui anno dopo anno la partecipazione popolare è inversamente proporzionale alla parata di rappresentanti istituzionali che ripropongono una retorica ormai al limite della sopportabilità stante la distanza siderale dai problemi reali del Paese.  Ci sono solo i pensionati che hanno la possibilità così di riempire una vuota mattina invernale con la parata dei picchetti militari d’ordinanza o le scolaresche che hanno la possibilità di aggiungere un giorno di vacanza all’epifania.  I valori che fecero nascere in questa città il simbolo laico di uno stato, quello Cispadano, nato repubblicano, federalista e progressista sono smarriti, trasformando questa manifestazione in un inutile orpello autoreferenziale che nega persino il dissenso e la protesta di quei cittadini che stanno vivendo le enormi difficoltà di continuare a sperare in una vita serena in questo Paese. Una passerella per il ministro di turno, come Delrio, che pensa di risolvere i problemi della spesa pubblica abolendo gli organi politici delle Province ed è risultato incapace di dare risposte concrete ai Comuni che ha abbandonato a se stessi. Avesse voluto dare un segnale forte al Governo di cui fa parte, in quella che era la sua città lo avrebbe potuto fare, ma ovviamente come sempre ha evitato di sporcarsi le mani.  Allora se questa celebrazione deve essere solo commemorazione vale davvero la pena abolirla nella sua forma attuale, tra l’altro risparmiando significative spese, per ridurla ad una sobria cerimonia nella sala consiliare della città, perché da oggi passata la “festa e gabbato lo santo”, partiti i ministri di turno noi siamo chiamati a fare i conti con bilancio che temo riserverà sorprese nuovamente amare per i contribuenti reggiani. La festa è finita (da tempo): più badili e meno divi”. 

Giacomo Giovannini, Progetto Reggio

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PIAZZA SQUALLIDA E TRANSENNE INUTILI

Si è svolta lunedì 7 gennaio la celebrazione del Tricolore. Non ho partecipato alla kermesse e, così come in passato, ho declinato gli inviti pervenutimi dalla pubblica amministrazione, ma ho comunque fatto una passeggiata per il centro per vedere come i miei concittadini hanno dimostrato la loro condivisione all’evento. La tristezza della manifestazione di piazza è stata solo parzialmente evidenziata dai servizi fotografici. Il gruppetto sparuto delle “autorità“ costituito dai soli Franceschini, Delrio, Ferrari e Saccardi, è sfilato senza alcun pubblico, in uno scenario di squallore. Le transenne, assolutamente inutili erano ovunque, forse gli organizzatori si aspettavano un bagno di folla, ma in realtà le forze dell’ ordine, la polizia municipale e i teatranti in costume da cispadani erano in numero ben superiore ai cittadini presenti. Un po’ di vivacità avrebbero potuto portarla i rappresentanti del “movimento dei forconi“ che sono stati tenuti in piazza San Prospero, a debita distanza. Perché non è stato permesso a questi cittadini di avvicinarsi al percorso dei politici? Il regime non  accetta espressioni di dissenso? Quando una classe politica teme il confronto coi cittadini che amministra deve semplicemente tornarsene a casa. Cancelliamo definitivamente questa celebrazione che è solo una passerella autoreferenziale di personaggi che i cittadini preferiscono non vedere. La celebrazione di cui avremmo bisogno è un’ altra Dovremmo prendere in prestito anche questa dai nostri cugini di oltralpe. È il 14 luglio del 1789, la presa della Bastiglia. Sono convinto che i partecipanti sarebbero molti di più, a cominciare dagli amici dei forconi”.

Paolo Roggero, consigliere provinciale Lega Nord

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LA FESTA DELLE TRANSENNE, CHIARO MESSAGGIO ALL’EX SINDACO DELRIO

“Non era arduo prevederlo: la festa del 7 gennaio è stata la festa delle transenne divisorie e non del Tricolore, triste autocelebrazione di una politica sempre più distante dai comuni cittadini reggiani, assenti dalla piazza perchè sempre più sfiduciati e in affanno per la crisi. Quanto accaduto è anche un chiaro messaggio all’ex Sindaco Delrio e all’attuale amministrazione locale, che si sono dimostrati inadeguati al proprio compito, sordi e supponenti. Reggio Città Aperta rilancia pertanto la propria proposta: da ora in poi gli amministratori reggiani rinuncino a ogni privilegio derivante dal loro ruolo e ai posti riservati in qualsiasi manifestazione. Basta posti in prima fila, basta parate di un potere sempre più arrogante e lontano dai cittadini”.

Francesco Fantuzzi, Reggio Città Aperta 

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Una risposta a 1

  1. Asteroide 423 Rispondi

    08/01/2014 alle 12:46

    A Reggio sono nata e me ne sono andata!

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