Ivan Strozzi, re di Ama per sei giorni: “Voglio le scuse del sindaco di Roma. Ha scritto falsità”

17/1/2014 – “Alla fine Marino dovrà chiedermi scusa”. Lo dichiara Ivan Strozzi, il manager reggiano costretto dopo appena sei giorni alle dimissioni da amministratore di Ama, l’azienda rifiuti di Roma, per non aver detto al sindaco Marino di un’informazione di garanzia per la gestione rifiuti di Nebrodi Ambiente – in anni lontani fondata dalla municipalizzata reggiana Agac – in provincia di Messina.

bla-bla“In più di quarant’anni non mi era mai accaduta una cosa così: e dire che ho avuto a che fare con tanti sindaci”. Da Delrio a Chiamparino, “mittente di un sms affettuosissimo”, scrive Repubblica Roma in un’intervista pubblicata questa mattina.

“Non ho detto a Marino dell’informazione di garanzia – afferma Strozzi – perché stupidamente ritenevo che la mia posizione fosse stata archiviata. Sono arrabbiato innanzitutto con me stesso: ho commesso una leggerezza ed è giusto che paghi”.

20070824-manodonna2Ma di quell’inchiesta «non ho saputo più nulla: nessuno mi ha cercato per essere interrogato, né gli avvocati mi hanno comunicato l’esistenza di sviluppi. Sono totalmente estraneo ai fatti contestati e per questo ero convinto di essere stato scagionato. Come adesso sono certo che sarò assolto».

Le indagini, che coinvolgono una ventina di persone, fra cui  Strozzi e Italo Allodi rispettivamente ex a.d. ed ex presidente di Enia, riguardano la società consortile Nebrodi-Ambiente co- fondata dalla reggiana Agac nel 2005,  «quando era di moda chiedere ad aziende del Nord di andare al Sud per contrastare la penetrazione della mafia».

3Ma Strozzi arrivò a Enìa un anno dopo, nel 2006, proveniente da Torino. «Sono stato io a dismettere le partecipazioni in 22 società, e fra queste anche il 12% nella Nebrodi Ambiente. Questa è la verità».

Strozzi ce l’ha soprattutto con il modo con cui Marino gli ha dato il benservito: non lo dice, ma la considera una pugnalata alla schiena. «Certo, se avessi saputo che la mia posizione non era stata archiviata, forse non avrei neppure presentato il curriculum a Roma. In quarant’anni di lavoro da ingegnere e manager nel settore rifiuti non avevo mai avuto problemi con la giustizia».

«L’ho spiegato a Marino quando è stata pubblicata la notizia, gli ho detto della mia buona fede e che avevo deciso di non accettare l’incarico: non sarei mai entrato in Ama da indagato». Ha aggiunto a Repubblica: «Gli ho chiesto scusa per non averlo informato, ho ribadito la risibilità delle accuse e di voler fare un passo indietro. Lui non ha replicato. Ha detto solo che doveva andare dal ministro Orlando e che ci saremmo visti più tardi. Mi sarei aspettato un comunicato congiunto dove si spiegava che io non accettavo l’incarico e il sindaco ne prendeva atto, non certo un gesto unilaterale di Marino. Prima mi dice: “ci aggiorniamo” , e poi diffonde quella nota piena di falsità? Sono stato offeso come non mi era mai accaduto nella vita. Oltretutto sembra che lui mi abbia cacciato. Ma io, che ho cambiato azienda in media ogni 4 anni, mi sono sempre dimesso. Come stavolta. Anche se Marino ha voluto far credere il contrario».

Ivan Strozzi non esclude che tutto questo sia in relazione al “cambiamento epocale in atto a Roma nella gestione rifiuti”, dalla chiusura della discarica di Malagrotta all’arresto del re del rusco Cerroni. «Una situazione che potrebbe aver scatenato gli appetiti di qualcuno». Conclusione: «Ora Marino mi deve chiedere scusa. Non potrà farne a meno, quando tutto questo polverone sarà finito».

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Una risposta a 1

  1. Asteroide 423 Rispondi

    17/01/2014 alle 19:54

    Insomma …in conclusione Pigi : abbasso gli “strozzini”.

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