Sesso, nel Lazio il rapporto dura 2 minuti. Donne più insoddisfatte in Piemonte, Liguria e Puglia. Urologi e ufologi a convegno. E in Islanda c’è il Museo del Pene

28/1/14 – Lo rivela una ricerca dell’Associazione andrologi italiani, presentata a Roma nel corso del convegno ‘La medicina della sessualità come paradigma del benessere globale’. Tra i più frustrati per i rapporti troppo rapidi i genovesi

eiaculazione precoce

I più veloci a letto sono gli uomini nel Lazio. Amanti passionali, ma insoddisfatti perché troppo frettolosi. Basti pensare che una coppia su quattro non raggiunge il piacere, anche se ha in media 96 rapporti sessuali all’anno. Il motivo? Lui si accende di passione ma si spegne troppo presto. Un disturbo, quello dell’eiaculazione precoce, che colpisce il 20% della popolazione maschile dai 18 ai 60 anni. Ma in altre regioni le cose non vanno meglio.

Le donne più insoddisfatte, che non riescono a raggiungere l’orgasmo, a causa dei rapporti frettolosi sono le piemontesi, le pugliesi e le liguri. Lo rivela la ricerca dell’Associazione andrologi italiani, presentata oggi a Roma nel corso del convegno La medicina della sessualità come paradigma del benessere globale. Lo studio ha preso in esame 6 regioni italiane Liguria, Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia, Piemonte e un campione di 825 maschi e 402 donne.

Non pensare al problema. Un problema, quello dell’eiaculazione precoce che colpisce molte coppie in Italia. “L’eiaculazione precoce abbatte la sessualità – spiega Aldo Franco De Rose urologo e presidente dell’Associazione andrologi italiani – riduce l’autostima, fa diventare più insicuri e frustrati, nei casi estremi porta alla separazione, mentre più spesso si è portati a evadere viaggiando, come a voler dimenticare il problema. I più insoddisfatti risultano liguri, che però si  attestano tra coloro che viaggiano meno: 7%, 29% di laziali e 26% dei pugliesi. Mentre le donne più “arrabbiate” a causa di questo disturbo sessuale sono le piemontesi, le liguri e pugliesi con una media di insoddisfazione al 62% . Fra loro, solo una minoranza  manifesta un senso di colpa 22%”.

Lazio. I laziali sono poco soddisfatti della loro vita sessuale: circa il 75% non è contento di ciò che accade sotto le lenzuola, soprattutto gli adulti fra i 20 e i 50 anni. L’insoddisfazione sessuale è una mina vagante nei rapporti a due: il 62% dei laziali ammette difficoltà di coppia per colpa del suo problema e il Lazio risulta peraltro la regione dove il problema è più sentito dagli uomini. Il 68% si sente insicuro a letto e solo i piemontesi sono ancor meno a proprio agio fra le lenzuola (69%).

Problemi per la coppia. Il 46% degli uomini ammette che il disturbo nuoce alla coppia, che in un caso su due smette di frequentare gli amici o cerca di distrarsi con i viaggi. Finché molti addirittura si separano: succede al 9% dei laziali e in percentuali simili anche nelle altre regioni. “L’eiaculazione precoce è il disturbo sessuale maschile più comune e comporta molta frustrazione in entrambi i partner – spiega Vincenzo Gentile, direttore del Dipartimento di Ginecologia e Urologia dell’Università Sapienza di Roma – i disturbi di uno dei componenti della coppia inevitabilmente provocano ‘effetti collaterali’ sull’altro. Oggi, però, le donne più consapevoli e realizzate non si accontentano più e vorrebbero trovare soluzioni. Purtroppo il 90% di chi soffre di eiaculazione precoce, pur temendo il fallimento della coppia, non affronta o trascura il problema. Solo un uomo su dieci sa che esistono soluzioni efficaci”.

Genovesi fra i più frustratiFra gli uomini più consapevoli e quindi più frustrati per i rapporti sessuali da Speedy Gonzales ci sono i liguri con il 76% di casi, superando di gran lunga i laziali, pugliesi e siciliani che invece lamentano insoddisfazione nel 70 e 69%.  Il dato diventa più preoccupante quando si giudica la soddisfazione del rapporto sessuale: l’81% dei piemontesi e l’80% dei liguri si dichiara insoddisfatto rispetto al 76% e 75% di laziali e siciliani. Ma tra i liguri, i genovesi, con l’84%, non solo superano le altre 4 province liguri, ma superano di gran lunga le altre regioni italiane.

Specialisti poco preparati. Ma il medico non sembra preparato ad affrontare oggi il problema. Infatti il 68% delle persone intervistate nell’indagine si dichiarano insoddisfatte dopo aver parlato con uno specialista. Inoltre la maggior parte dei pazienti non segue la prescrizione specialistica che viene disattesa nel 62% dei casi, mentre solo nel 58% la terapia viene praticata non più di due volte. Nella maggior parte dei casi è probabile che a questo  contribuisca la confusione delle prescrizioni stesse da parte di medici non preparati.

Lo stress. Resta da capire come mai gli italiani risultano così stressati e veloci a letto. “E’ il tipo di disturbo a stressare di più la coppia più dell’impotenza, questo perché l’eiaculazione precoce  ha una origine non ben definita,  anche se predomina la componente emotiva. Ma, paradossalmente, molti non lo considerano nemmeno un disturbo vero e proprio ed egoisticamente, quando la donna non si ribella, continuano a vivere la propria sessualità con l’eiaculazione precoce, non richiedendo nemmeno l’unico farmaco oggi disponibile. E questo è talmente vero  che l’eiaculazione precoce, pur essendo il disturbo sessuale più frequente, 20% della popolazione maschile dai 18 ai 60 anni, viene curata solo da una piccola percentuale, meno del 10%”.

(“La Repubblica”, 21 gennaio)

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Il Museo del Pene in Islanda: la collezione più strana del mondo

Membri genitali maschili esposti al pubblico in un istituto museale dedicato: è questo l’Icelandic Phallological Museum, il museo fallologico di Reykjavík. Creato dall’islandese Sigurður Hjartarson, professore in pensione, attira oltre 11.000 visitatori l’anno. Il museo custodisce 280 peni di 90 animali islandesi. E non manca quello di un uomo.

Tra i musei più strani del mondo che mai vi possa venire in mente di visitare nella vostra vita, avreste mai pensato di trovarne uno dedicato al membro genitale maschile? Ebbene sì, il museo del pene esiste, e si trova a Reykjavík, in Islanda. E quelli che espone sono i membri di oltre 93 specie di animali presenti in Islanda, per un totale di 280 esemplari in tutto. Non ci credete? Eppure il Museo Fallologico, questo il suo nome, negli ultimi anni sta acquisendo sempre più popolarità tanto da essere visitato da almeno 11.000 persone all’anno. E, udite udite, la maggioranza dei visitatori è composta da donne. Niente maschilismi o perbenismi quindi: il museo è una vera e propria istituzione. E vale da solo un viaggio in Islanda.

L’Icelandic Phallological Museum è nato nel 1997, ma la sua storia risale a molto tempo prima. Il suo fondatore, il professore di storia in pensione Sigurður Hjartarson, ha perseguito tutta la sua vita come hobby quello di collezionare i membri di animali raccolti in tutto il paese. Tutto è nato quando da bambino gli viene regalato il pene di un toro come frusta da bestiame. Da allora l’interesse si è esteso, prima raccogliendo membri di balena grazie a conoscenze tra i cacciatori professionisti, e in seguito tramite numerose donazioni da tutto il paese. Anche quando la regolamentazione internazionale della caccia alle balene e alle foche ha posto un limite all’uccisione di tali animali, Hjartarson ha trovato sempre le sue vie per acquisire sempre nuovi esemplari. Fino al giorno della sua pensione in cui ha deciso che la sua collezione, ospitata fino a quel momento nel suo ufficio universitario, dovesse diventare un’esposizione pubblica.

La città di Reykjavík inizialmente diede sostegno finanziario alla sua idea, e il museo aprì nella capitale, attirando più di 5.000 visitatori l’anno, di cui oltre 4.000 turisti. Purtroppo Hjartarson non poteva sostenere le spese per il mantenimento del museo pubblico, e dovette chiuderlo. Decise quindi di spostarsi nel piccolo villaggio di pescatori di Húsavík, a nord dell’Islanda: il museo aprì di nuovo utilizzando i locali di un ex ristorante. Stranamente, proprio in quel posto di poco più di duemila anime, il museo trovò nuova vita attirando numerosi visitatori. Hjartarson ha ricevuto persino offerte di vendita esterni per spostarlo in Germania o in Inghilterra, ma ha sempre rifiutato, sostenendo che “il museo deve restare in Islanda”. E nel 2012 viene trasferito di nuovo dal paesino di Húsavík alla capitale islandese: dove ora può essere visitato al 116 di Laugavegur.

Il museo del fallo conserva peni di animali raccolti in Islanda. Il suo pezzo grosso, è proprio il caso di dirlo, è un enorme pene di balenottera azzurra. In realtà si tratta di una porzione, lunga 170 cm e pesante 70 kg: un membro intero sarebbe lungo 5 metri e pesante tra i 350 e i 450 kg. C’è anche l’esemplare più piccolo, quello di un criceto, lungo 2 mm e visibile solo con una lente di ingrandimento. I pezzi sono imbalsamati e appesi al muro, oppure tenuti sotto vetro in formaldeide: ma tutti sono curati perfettamente come una qualsiasi esposizione museale. Hjartarson sostiene infatti che la sua istituzione ha una valenza scientifica, con lo scopo di incoraggiare un serio studio della fallologia, una disciplina rimasta ai bordi di altre discipline, ma che merita un interesse pari a quello che si dà ad altri campi di scienza e arte. In effetti l’interesse che richiama questo tipo di museo è anche un’ottima chiave di lettura sociologica per il rapporto che una popolazione può avere con il sesso, al di là del semplice erotismo.

Tra le cose da vedere nel museo fallologico vi sono anche interessanti reperti ricavati proprio dai peni di animali. Pezzi di artigianato che includono un bastone da passeggio ricavato dal pene di un toro e lampade create con gli scroti dello stesso animale: e queste illuminano le esposizioni! Molte collezioni sono state anche donate, e l’unico acquisto effettuato dal museo è quello di un pene d’elefante lungo un metro. Inoltre vi è una collezione dedicata alla mitologia islandese: il museo dichiara infatti di possedere i genitali di creature fantasy come elfi e troll. Ma questi non possono essere visti, in quanto secondo le credenze popolari questi esseri sono invisibili all’uomo.

Ma i peni umani sono sicuramente i reperti più interessanti. Il museo ha ricevuto proposte di donazione da quattro persone nel mondo: un islandese, un tedesco, un americano e un inglese. Sembra una barzelletta, ma la realtà dei fatti è che nel 2011 finalmente ha acquisito il suo primo pene d’uomo alla morte del 95enne Pàll Arason: l’islandese, che si è dichiarato essere un dongiovanni in giovinezza, era entusiasta all’idea di vedere il suo pene conservato ed esposto a imperitura memoria nel museo, e aveva decretato l’immediata asportazione alla sua morte. Ora il pene d’uomo è visibile a tutti, ma Hjartarson spera sempre di trovarne uno più giovane e bello. Nel frattempo sono presenti i calchi in argento dei peni dei giocatori della squadra nazionale di pallamano (foto in copertina – ndr), che alle Olimpiadi di Pechino 2008 si è classificata seconda, vincendo la medaglia d’argento appunto. E lo stesso Hjartarson ha dichiarato di voler donare il suo stesso pene al museo, alla sua morte. Ma, ha aggiunto, questo dipende dalla moglie: “Se muore prima lei, il mio esemplare andrà alla collezione. Se muoio prima io, non saprei dire: lei potrebbe anche dire di no”.

(Travel.fanpage.it)

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Una risposta a 1

  1. Asteroide 423 Rispondi

    30/01/2014 alle 10:24

    Bene… ora attendiamo il Museo dell’Anima.
    Tanto per non fermarsi sempre lì.

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