Piccolo Paese in prosa, “la profezia di Celestini” al Boiardo

7/1/14. “I racconti – IL PICCOLO PAESE
MERCOLEDI’ 8 GENNAIO, Teatro Boiardo di Scandiano (ore 21)
Di e con Ascanio Celestini (suono: Andrea Pesce – Fabbrica Srl)

Il primo appuntamento del nuovo anno del Boiardo di Scandiano è con il grande teatro d’autore, sarà infatti Ascanio Celestini ad aprire la programmazione del 2014 con il suo spettacolo dal titolo “I racconti. Il piccolo paese”, una produzione Fabbrica.

celestini

Il Piccolo paese che Celestini mette in scena è grottesco, surreale, metaforico. Le sue sono “fiabe” moderne che raccontano un posto che somiglia molto a quello in cui viviamo, un luogo fatto di paradossi. C’è un maestro che dà lezioni di razzismo in classe e c’è un piccolo governo che cerca di affrontare l’emergenza come una grande epidemia, è la metafora non solo del nostro paese, l’Italia, ma di un intero modo di vivere tipicamente occidentale.

Le storie che l’attore romano racconterà al Boiardo fanno parte di un progetto più vasto, la maggior parte di esse sono state mandate in onda anche per la trasmissione televisiva di Serena Dandini dal titolo “Parla con me”. Qualcuna proviene dalla tradizione popolare, ma tutte hanno in comune l’improvvisazione. “Salgo in scena senza copione e scaletta”, dice Ascanio Celestini, e prosegue:  “Tra l’ascolto e il racconto ci sta la scrittura che spesso scivola un po’ da una parte e dall’altra. Certe storie diventano libri e spettacoli pieni di personaggi dove la storia del passato ha spesso un ruolo importante. Altre restano minime e hanno un corpo che le fa assomigliare alla canzonetta”.

“C’è un solo personaggio, al massimo un paio. C’è un meccanismo semplice che si ripete come un ritornello in mezzo alle strofe. A volte c’è un piccolo paese governato dal partito dei corrotti e dal partito dei mafiosi, una volta in quel paese scoppia un’epidemia e vengono interpellati i presidenti della congregazione dei cittadini contro le minoranze razziali, sessuali e ideologiche. In quel piccolo paese il re si mette la corona per nascondere la testa pelata, la multinazionale del chiodo si allea con la multinazionale della fede e a scuola si danno lezioni di fila indiana”.

Ascanio Celestini è una delle voci più note e meritevoli del teatro di narrazione in Italia. La sua scrittura nasce sempre da un profondo lavoro di indagine condotto attraverso interviste e laboratori dove lui stesso è il primo a mettersi in gioco e a confronto con chi gli sta dinnanzi. L’attore è quindi sempre anche autore e fa da filtro, con il suo racconto, fra gli spettatori e i protagonisti dello spettacolo. L’attore in scena rappresenta se stesso, anche quando parla in prima persona, è qualcuno che racconta una storia. Questo spettacolo come molti altri di Celestini è caratterizzato da un’economia di mezzi attoriali e scenografici, i movimenti dell’attore sulla scena sono ridotti al minimo e la comunicazione si svolge attraverso le sue grandissime capacità di affabulazione. Il ritmo vocale è rapido e quasi senza pause, la scenografia elementare. La Storia con la ‘S’ maiuscola si mescola sempre con micro-storie e vicende personali, mentre l’irruzione del fantastico connota il suo lavoro come marcatamente popolare.

Il teatro di narrazione nasce in Italia intorno alla metà degli anni ’80 del XX secolo per poi fiorire e diffondersi nell’ultimo decennio. Ispirandosi da un lato alle grandi esperienze del monologo teatrale a cominciare dal Mistero buffo di Dario Fo e dall’altro elaborando le innovazioni provenienti dal resto d’ Europa (Peter Brook, Thierry Salmon), alcuni attori-autori iniziano a presentarsi sulla scena senza lo schermo del personaggio ma anzi con la propria identità non sostituita per raccontare storie, senza rappresentarle. Marco Baliani, Marco Paolini, Laura Curino, Lucilla Giagnoni, Gabriele Vacis sono tra i primi ad avventurarsi in un territorio che subito rivela le sue grandi possibilità di ricostruzione di un rapporto significativo tra palcoscenico e spettatori, soprattutto per l’ambizione di questi giovani artisti di raccontare la storia sulle assi del palcoscenico ricostruendo alcune delle tragedie che hanno insanguinato l’Italia nei decenni del dopoguerra (Ustica, Vajont, omicidio Moro). Ecco poi avanzare la seconda generazione del teatro di narrazione che vede Ascanio Celestini, Davide Enia, Mario Perrotta, Giulio Cavalli e tanti altri affermarsi sulla scena nazionale. Ben presto il teatro di narrazione sviluppa le sue potenzialità e diventa anche teatro civile vedendo sulla scena tematiche di particolare attualità politica e sociale.

“Adesso vado e butto la bomba. Vado al parlamento e butto la bomba. Monto in macchina con la bomba, vado al parlamento e la butto” , così parla uno dei personaggi nei racconti di Ascanio, uno che pensa al folle gesto e s’accorge che nel palazzo del potere c’è già un sacco di gente in fila per buttare la bomba. C’è il cittadino che aspetta da sei mesi e l’anarchico che sta lì dal ’48, gli operai delle barricate del ’48 e del ’68, i contadini sporchi di terra, i braccianti che puzzano di cipolla, gli studenti del ’77 e i precari del 2000, le maestre coraggiose e le madri coraggio, le associazioni dei caduti, i partigiani con le bandiere, i militi noti, i militi ignoti, i militi ignobili, i militesenti, i parenti delle vittime, i dirimpettai dei perseguitati, gli officianti dei sacrificati, i terremotati, gli allagati, gli inondati, gli esondati, gli scampati, i trascurati, i dimenticati gli indignati, gli arrabbiati, gli oppressi e gli offesi. C’è la barba dei rivoluzionari che nell’attesa della rivoluzione cresce e intanto evapora la benzina delle molotov.

Continua il personaggio del racconto: “… e guardo l’anarchico fermo in fondo alla sala. Il primo della fila anche se una fila vera e propria non c’è. Quello più vicino alla porta della presidenza. Neanche lui ha ancora lanciato la bomba, ma questo non significa che abbia rinunciato, che ha appeso i cerini al chiodo. Se qualcuno avesse la possibilità di buttarla sarebbe certamente il primo. Anche io la lancerei, ma non mi permetto di passargli avanti. Sono un rivoluzionario, mica un maleducato eppure anche io ho qualcosa in comune con lui e con loro. Abbiamo qualcosa in comune. Non so se è l’ideale o se abbiamo fatto tutti lo stesso sbaglio. Fatto sta che siamo immobili ognuno nel suo buco. In un milione di anni nemmeno la mosca ha imparato a salvarsi dal ragno”.

BIGLIETTI
Intero € 18,  Ridotto € 16
Ridotto riservato a: persone fino ai 29 anni e oltre i 60 anni –  abbonati alla rassegna cinema d’Essai – I soci Coop – I soci cooperativa Azzurra

Prevendita biglietti
–  nelle serate di programmazione di cinema
– il giorno dello spettacolo dalle 16 alle 18 e dalle 20 a inizio spettacolo

Tel. 0522/854355
mail. [email protected]

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