Medaglia d’onore ad Arrigo Gandolfi, morto per la deportazione in Germania. Quando tornò era 38 chili

28/1/2014 – Ieri pomeriggio la Vice Prefetto di Reggio Emilia ha consegnato alla famiglia di Arrigo Gandolfi la medaglia d’onore, conferita dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, riservata ai cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra.

La famiglia, insieme al Vice Sindaco di Novellara Barbara Cantarelli, sono stati partecipi di un momento carico d’emozione e significato, proprio perché Arrigo, probabilmente per il duro periodo di prigionia, morì pochi anni dopo, quando il figlio Giuliano e la sorella gemella avevano solo 13 anni.

Gandolfi, classe 1910, contadino originario di Casoni di Luzzara, venne richiamato alle armi tra il 1939 ed il 1940 e come Caporale Maggiore del 4° reggimento d’artiglieria pesante si trovò a combattere in Albania, dove venne catturato dai militari tedeschi che lo deportarono nel campo di Dortmund, dove lavorò come minatore per 17 mesi, fino alla liberazione da parte delle truppe americane il 10 aprile 1945.

Rimpatriò con tradotta militare e, quando arrivò di notte a casa, la moglie ed i figli non lo riconobbero. Come spesso succede a chi ha vissuto forti vicende di guerra, anche Arrigo non parlò mai dei maltrattamenti, violenze, soprusi e fatiche che dovette subire durante il suo lungo periodo di prigionia. Basti solo pensare che quando partì per la guerra pesava 85 Kg., mentre al suo rientro pesava solamente 38 Kg.

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