I rifiuti radioattivi. Gli appalti. E poi i misteri di Iren. “Come facciamo a fidarci di certi amministratori?”

di Maria Petronio

13/1/2014 – “Di un fatto grave, che potrebbe persino somigliare ad una provocazione di stampo mafioso, avvenuto a Parma in pieno clima natalizio,  si è detto troppo poco. Tant’è che la gente comune forse non ha ancora neppure percepito ancora l’inquietante atmosfera che gravita attorno agli appalti Iren: il dubbio è che per le cosche rappresenti un’autentica gallina dalle uova d’oro.

comiche_03Si dà il caso che il 17 dicembre due camion con rifiuti radioattivi, raccolti dai cassonetti assieme ai rifiuti urbani, siano stati bloccati poco prima che fossero destinati all’incenerimento, nell’impianto del termovalorizzatore di Parma.

Uno dei camion apparteneva ad Iren, l’altro alla San Germano spa, l’impresa che ha vinto l’appalto Iren per la raccolta dei rifiuti dai cassonetti.

Per la San Germano spa non è certo un buon momento, visto che  – come riporta il quotidiano La Nuova Sardegna – alcuni dei suoi dirigenti,  assieme ad altri signori della Manutencoop, sono sotto processo nel sassarese per turbativa d’asta. Pare infatti che questi andassero personalmente a fare pressioni sui sindaci di vari comuni sardi al fine di ottenere gli appalti milionari dello smaltimento dei rifiuti.

La San Germano spa, pur avendo la sede  nel vercellese,  ha forti legami nel messinese con la Tirreno Ambiente, assai nota per le gravi vicende di mafia per il business della discarica di Mazzarrà, una delle più grosse della Sicilia, che hanno comportato l’arresto del presidente e di molte altre persone. La Tirreno Ambiente è collegata alla Gesenu di Perugia e a un’altra impresa di Manlio Cerroni, lo smaltitore ufficiale dei rifiuti di tutta la città di Roma, e tutte stranamente in lizza per gli appalti dei comuni etnei del catanese.

Un po’ come è chiacchieratissima anche la Caruter srl di Brolo (Messina) che ha recentemente vinto un’appalto Iren Ambiente, ma che le cronache siciliane descrivono come la ditta subentrata alla Aimeri per lo smaltimento rifiuti nei comuni etnei, e che vanta crediti milionari con gli amministratori locali, dopo aver vinto gli appalti persino al 53% del ribasso, non stipendiando i suoi dipendenti, e disattendendo spesso l’impegno preso.

A questo punto, dopo le vicende legate agli appalti ai Ciampà, quello alla Ramm di Rossato Fortunato, quello alla Tradeco, e alla Melandri Emanuele, appare veramente difficile dar credito a quegli amministratori Iren che non riescono mai a prendere informazioni in tempo utile,  sulle società a cui affidano i lavori.

O per  davvero dobbiamo credere che gli tocchi davvero aspettare che arrivi la soffiata dalle Prefetture, per decidersi a cadere dal pero?

Le commedie sono belle solo a teatro. La storia degli appalti di Iren assume contorni boccacceschi, così come i suoi enormi debiti, le sue abnormi bollette da pagare e le ambigue vicende delle sue partecipate calabresi e siciliane!

Grande perplessità anche per la recente notizia dell’avviso di garanzia della procura di Patti,  per due dirigenti reggiani di Enia che negli anni scorsi, assieme a Transcoop, combinarono affari con la Nebrodi Ambiente.

Nel contempo, visto che per Iren è sempre carnevale, la multiutility a Reggio se la suona e se la canta, infatti  in piazza della Vittoria, accanto all’ingresso della Camera di Commercio, una enorme scritta pubblicitaria informa spudoratamente i cittadini che “SIETE AL CENTRO DEL NOSTRO IMPEGNO. DA SEMPRE.”

Viste le premesse, così ormai scandalosamente palesi, ma perché mai dovremmo continuare devotamente a fidarci di  Iren?

Dovremmo davvero credere, tutti buoni, calmi e fiduciosi che Iren si prenda davvero carico per i prossimi trent’anni della discarica di Poiatica? O che la discarica sia davvero immune da frane e danni sismici? O che con altrettanto scrupolo abbia controllato il traffico dei rifiuti che vi sono stati conferiti fino ad oggi? O che davvero ci informi per tempo debito dell’evolversi dell’amletico dubbio sul sesto lotto-sì, sesto lotto-no?

Molto più probabile, invece, che ci facciano cadere dall’alto una decisione improrogabile, decisa anticipatamente nelle segrete stanze del palazzo della Regione, dove i signori Atersir – risultato del  proficuo matrimonio tra Pd ed Arpa –  cosicché i loro beneamati portavoce locali continuano ad esibirsi con un’intonsa aureola di santità, quanto basta per riacchiappare voti alla prossima tornata elettorale.

Le anime belle del partito, che con Iren da sempre campano a tarallucci e vino, si candideranno ancora, proclamando che non potevano sapere, che non ne avevano le competenze,  e che non hanno mai avuto alcuna colpa. Ma, la colpa ce l’hanno eccome! Ogni utile cretino ha la sua colpa! Resta, infine, un inquietante interrogativo: chi sono quei bei soggetti che nascondono rifiuti radioattivi nei cassonetti urbani? Da dove provengono quei rifiuti, e quante altre volte mescolati ai rifiuti urbani, possono essere stati destinati  in discarica?

I quotidiani a Parma hanno scritto che tutto l’allarme è scattato solo a causa di un fazzolettino intriso di isotopi radioattivi, probabilmente gettato da un paziente in cura per un tumore alla tiroide. Tuttavia, non credo affatto alla storia del fazzolettino. Volete farmi credere che un fazzolettino è stato casualmente diviso in due parti e finito in due camion diversi? Una cosa è certa: non si vuole creare allarmismo.

La verità deve essere un’altra. Non credo infatti che in tutta Parma ci sia solo un malato alla tiroide, sottoposto a cure radioattive! Pensateci bene, di solito in un anno sia all’ospedale Maggiore di Parma, che al S. Maria di Reggio ci sono minimo un centinaio di persone in cura per tumori alla tiroide. In teoria i fazzoletti, o altri effetti personali contaminati, dovrebbero essere molti di più! Buon anno!”.

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