“I fratelli Cervi furono traditi? Loro pensavano di sì”

di Luca Tadolini*

Dopo che “L’ultima notte dei fratelli Cervi” ha vinto il prestigioso Premio Acqui Storia, sul tema sono intervenuti Zambonelli dell’Anpi e l’On. Morini per cercare di tamponare la “falla” nella nave di marmo della storiografia resistenziale. Di tono diverso le considerazioni pacate e problematiche dell’ex archivista del Pci Antonio Rangoni: segno che un confronto serio è fortunatamente possibile.

Conferenza. Tadolini è il primo a destra

Conferenza. Tadolini è il primo a destra

La replica di Pierluigi Ghiggini, che ha condotto profonde indagini storiche,  ha chiarito che non si può rispondere all’avanzare della ricerca storica ripetendo luoghi comuni creati a tavolino ormai quattro decenni or sono.

Vediamo ora di cosa si discute: i Cervi furono traditi? Il Pci utilizzò il Capitano Riccardo Cocconi, futuro comandante partigiano, allora infiltrato comunista nell’apparato fascista per eliminare lo scomodo gruppo Cervi?

La storia crea situazioni difficili da accettare. Si pensi: sono due giornalisti, fascisti dichiarati, come i fratelli Giorgio e Paolo Pisanò a scoprire chi tradì i Fratelli Cervi che erano stati vittima della più criminale fucilazione fascista. Sono i Pisanò a fornire una testimonianza che rivela che il Capitano Riccardo Cocconi, braccio destro del comunista Eros Didimo Ferrari, ed infiltrato tra i fascisti, partecipava alla ristrettissima riunione dove si prepara la cattura del gruppo Cervi.

Anche lei si chiama Tadolini, anche lei è reggiana: ma è una fotomodella, non uno storico

Anche lei si chiama Tadolini. E anche lei è reggiana: ma è una fotomodella, non uno storico

I  Fratelli Cervi traditi?

Partiamo dall’esistenza o meno del “tradimento”.

Se si leggono i verbali di interrogatorio dei Cervi [il “se”  è d’obbligo perché, a 10 anni dalla pubblicazione, a Reggio rimangono tabù e senza commento: clamoroso, vista l’esistenza di un Istituto dedicato alla causa…]  il “tradimento” emerge già dall’interrogatorio di Quarto Camurri, il 26 Novembre ’43, con la frase che possiamo leggere:

Rinchiusi che fummo nei locali della Caserma dei Servi, incominciarono le supposizioni da parte dei Cervi del come la Milizia fosse venuta a conoscenza della presenza in casa loro dei prigionieri di guerra.”  Quindi Sì! I fratelli Cervi sospettano un tradimento.

Chi? Seguono alcune righe dove si arriva a fare ipotesi. In particolare Camurri riferisce un dialogo tra Zelindo Cervi e Aldo Cervi dove, se è vero che non si arriva ad una conclusione, si citano però “Riccardo” e la “la casa a Campegine  di un capitano”. E legittimo chiedersi se già qui si parla del Capitano Riccardo Cocconi, poi Miro, di Campegine?

Come si vede l’ipotesi Pisanò è tutt’altro che infondata e ha basi documentali.

Secondo punto: Aldo Cervi, l’esponente politico del nucleo, di fronte all’interrogatorio chi difende?

Nel lungo verbale del 7 Dicembre, Aldo Cervi si dichiara “comunista” , ma riferisce molti nomi del Pci clandestino, in particolare di Eros, “il capo della cellula di Campegine è Didimo Ferrari” –dice-. Poi dichiara l’estraneità alla politica dei fratelli e della famiglia, e che il “comandante del gruppo era Dante” Castellucci, e che “l’intera responsabilità ricade su Dante”.

Quindi vi sono tre punti importanti:

1) I Cervi si ritengono responsabili solo per avere dato ospitalità ai prigionieri di guerra angloamericani, non rivendicano le azioni armate la cui responsabilità sarebbe dell’anarco-insurrezionalista Dante Castellucci.

2) i Cervi sono Comunisti ma non esitano a denunciare i nomi del Partito

3) I Cervi ritengono di essere stati traditi.

Cosa sta succedendo? Novembre 1943, 3 mesi dall’8 Settembre, non è nata nessuna guerriglia nazionale antifascista. Esiste solo il Pci che arruola gappisti e le bande anarcoinsurrezionaliste [scusate l’abuso del termine, ma aiuta la situazione del 1943]. Il Pci mette in atto due operazioni: 1)scatenare la guerra civile con omicidi politici che provochino crudeli rappresaglie fasciste, e 2) eliminare i gruppi  “anarco-insurrezionalisti” che minacciano l’egemonia sulla futura lotta di liberazione. Niente di nuovo: la Spagna, gli anarchici di Barcellona annichiliti dagli stalinisti, hanno già insegnato tutto.

A Reggio e Modena queste operazioni diversioniste –in gergo sovietico- hanno lo stesso soggetto chiave: a Reggio il Capitano Cocconi, organico alla Milizia fascista, indicato come idoneo a divenire responsabile fascista a Campegine, è inserito nella ristretta riunione a 3 per prendere i Cervi,  insieme al Capitano Pilati dell’Ufficio Politico e il Tenente Cagliari del Plotone Speciale. Si noti la coerenza militare dei partecipanti: il responsabile operazioni politiche, il comandante della squadra speciale, il responsabile della zona di operazioni, cioè Campegine. E il 25 Novembre il gruppo Cervi finisce in trappola.

Modena, 27 Novembre, primo fatto di sangue: Riccardo Cocconi, in divisa della Milizia riesce attirare in trappola, presso la villa dell’Ing. Marinelli, esponente antifascista, il segretario del fascio di Zocca Vincenzo Minelli, che diverrà il primo desaparecido.. La vicenda provocherà una spirale di violenza  e  sancirà l’inizio della guerra civile nel modenese.

Poi anche Reggio, ecco la spirale attentato\rappresaglia, utilizzando la mano gappista, che uccide il Seniore della Milizia Fagiani sparando in faccia anche alla figlia, poi l’inerme segretario comunale Onfiani a Bagnolo, poi  l’atroce rappresaglia dei Cervi, a Febbraio si uccide anche Ulisse Colla, responsabile del Fascio di Campegine: stretto conoscente di Cocconi. Aggiungiamo pure che in gennaio il comitato militare del Pci di Reggio ordina l’uccisione di Dante Castelluci, fuggito dal carcere di Parma. Ottavo Morgotti porta l’ordine a Otello Sarzi (in base alla più pura logica staliniana: Sarzi era amico di Castellucci), ma Sarzi si guardò bene dall’obbedire. Il freedom fighter Dante Castellucci, diventato in Lunigiana il comandante partigiano Facio, sarà fucilato dai dai suoi compagni comunisti dopo un processo farsa il 22 Luglio 1944. Veniva tolto di mezzo un testimone troppo scomodo.

La guerra civile è innescata, il Pci è egemone, gli anarchici eliminati.

Quando, nel 1992, Pisanò venne a Reggio a presentare “Il triangolo della morte” , accolto da una sassaiola in Piazza del Monte, disse, “i comunisti per eliminare i Cervi hanno usato un plotone di esecuzione fascista”. Da allora qualcuno sta continuando a studiare.

*Centro Studi Italia

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