Gli scrittori italiani si ammirano l’ombelico e parlano solo
di se stessi

di Brux   (da Libertates)

10/1/2014 – Non solo i quotidiani, anche la critica letteraria e la letteratura muoiono per eccesso di autoreferenzialità. Nell’età delle lobby e del marketing, ovvero della marketta, la letteratura non è più un’elaborazione mitopoietica del reale, un’esperienza di riflessione animata dal desiderio di sentirsi “co-appartenenti” al mondo (Sartre, “Che cos’è la letteratura”) ma un prodotto intrattenitivo imposto al mercate in ragione dell’appartenenza dell’autore a particolari lobby di appartenenza (anche una semplice parentopoli).

Una ricaduta piuttosto particolare di questa tragedia della letteratura diventata “merce spettacolarizzata” sta nel fatto che la letteratura stessa è diventata un’esperienza di autoreferenzialità, ovvero l’argomento del romanzo o della narrazione è il mondo letterario stesso. Un mondo piccolo, asfittico che diventa protagonista della narrazione, con autofiction o letteralfiction che hanno al centro dello storytelling (quello che si chiamava un tempo plot ma prima ancora trama, in italiano) personaggi autentici del piccolo mondo letterario italiano: altri autori, editor, traduttori, giornalisti…

Del resto, come ha scritto Alessandro Baricco in “I barbari”, i lettori di oggi prediligono libri che sono un prolungamento dell’esperienza dell’autore (la pornostar che racconta performances, il calciatore ecc…), deprezzando lo sforzo dell’elaborazione mitopietica. E a questa regola, nel 2014, si sono particolarmente attenuti scrittori, giornalisti, editor, bibliotecari, professori ecc. ecc. che si sono messi come protagonisti dei romanzi .

Nel 2014 libri di diversa qualità sono stati uniti da un tema comune: l’autoreferenzialità, l’essere ambientati nel piccolissimo mondo dell’editoria. Alcuni, con eleganza, hanno preso spunto la storia dell’editoria. E’ il caso di “Del denaro o della gloria” dell’editor Laura Lepri (Mondadori) che racconta il mondo degli editori e stampatori veneziani del Cinquecento. Più spesso i romanzi con protagonisti tratti dal mondo editoriale o universitario sono ambientati nel presente.

Come se niente fosse” di Letizia Muratori (Adelphi) è la storia di una scrittrice che tiene un programma radiofonico e viene invitata dagli amici a tenere un corso di lettura creativa. E’ una sorta di auto-fiction dove compaiono personaggi del mondo editoriale, come Renata Colorni, passata alla storia per aver trasformato il titolo della “Montagna incantata” in “Montagna Magica” e da tutti i conformisti citata così. Un tipico esempio di captatio benevolentiae. “La fine di un’infanzia felice” di Gian Mario Villalata (Mondadori ), direttore di Pordenonelegge, è un vero e proprio meta romanzo dove il racconto, a un certo punto, raggiunge la realtà. Il protagonista è Guido, che lavora come editor che riceve un manoscritto di un vecchio amico, Sergio…

“Promettimi di non morire” (nottetempo) di Maria Pace Ottieri e Carol Gaiser è la struggente ricostruzione narrativa dell’amicizia tra la madre dell’autrice, la mitica Silva Ottieri (scuola librai, parente di Bompiani e mille altre cose) e la “poetessa” americana Gaiser, iniziata nella Roma di Pasolini e Moravia degli anni Cinquanta. Si può continuare con un sacco di romanzi e romanzetti con protagonisti autori, sceneggiatori, amori tra filosofi (Heidegger e Hannah Arendt), dottori di ricerca e ricercatori (Paola Mastrocola, Veronica Raimo o “scrittrici” sospese tra esperienza letteraria e trascrizione delle performance sessuali). Tra i protagonisti si va da Platone a Bruno Vespa.

In buona sostanza, tra autore del testo, autori nel testo e autori e critici citati nei ringraziamenti (esempio un “romanzo” antiberlusconiano del “critico” Paolo di Paolo di alcuni anni fa) in ogni romanzo è racchiuso il piccolo universo letterario italiano in un infinito gioco degli specchi e di captatio benevolentiae.

Brux – (Da Libertates, sito dei Comitati per la libertà)

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