Debiti Sofiser e crac Fiere: scurdammoce ‘o passato.
O no?

di Pierluigi Ghiggini

28/1/2014 – Il crac di Reggio Emilia Fiere è stato provocato, ormai lo sanno tutti, dai debiti accumulati per almeno una ventina di milioni dalla vecchia immobiliare Sofiser (poi fusa con Siper nella nuova e per l’appunto già decotta Reggio Fiere) sotto l’occhio vigile degli amministratori targati Pci-Pds-Pd, delle banche e vadassè dei soci di controllo: Comune di Reggio, Provincia e Camera di commercio. Reggio Fiere è finita in concordato, Regione e Provincia hanno impedito le trattative con Fiera Milano e infine l’assemblea dei creditori ha approvato un piano di rientro dal debito da realizzare buttando nel pozzo del debito una dozzina di milioni bagnati del sudore della fronte dei cittadini reggiani.

E’ una delle pagine peggiori scritte dalla sinistra nostrana, ma a quanto pare nessuno intende fare luce su come si sia accumulato quel maledetto debito: fa eccezione la Limited due diligence disposta dal cd Fiere sotto la presidenza Ferrarini quando la frittata della fusione era già cotta e mangiata. Il documento redatto da professionisti indipendenti ha attestato fra l’altro la misteriosa scomparsa di mezzo milione di euro nel passaggio fra le scritture contabili e la redazione del bilancio 2010. Tuttavia nessuno viene chiamato a rispondere, non fosse altro per una legittima curiosità su come siano andate effettivamente le cose, o per distinguere le responsabilità degli uni e degli altri.

Di questo atteggiamento rassegnato, come se qualcuno avesse messo sulla vicenda un bel pietrone troppo pesante da smuovere, ha dato prova l’assessore ai Progetti speciali Mimmo Spadoni nella risposta data in Consiglio comunale a un’interpellanza del capogruppo di Progetto Reggio Giacomo Giovannini. Questi aveva puntato il dito sulla mancata due diligence prima della fusione, che avrebbe permesso di portare alla luce le effettive condizioni in cui versava la Sofiser, e ha chiesto conto delle irregolarità contabili messe in evidenza dagli accertamenti successivi. Inoltre aveva chiesto quali iniziative si intendevano predisporre nei confronti dei vecchi amministratori.

Nella seduta del Consiglio di lunedì, Mimmo Spadoni ha risposto che “allo stato attuale” non emergono elementi tali da giustificare l’adozione di azioni di responsabilità, da parte dei soci pubblici, nei confronti di precedenti amministratori di Fiere di Reggio. Inoltre, a proposito degli errori contabili, l’assessore ha sostenuto papale papale che essi “rappresentano poche centinaia di migliaia di euro rispetto a un patrimonio che, secondo la perizia del commissario giudiziale, si attesterebbe sui valori rilevati alla nascita della società Fiere”. Come se poche centinaia di migliaia di euro non costituiscano comunque uno sperpero inammissibile di soldi pubblici, pane levato di bocca ai contribuenti e ai poveri.

Per Giacomo Giovannini la risposta è «del tutto insoddisfacente: il Pd continua ad autoassolversi non volendo fare i conti con i disastri che ha prodotto». Perchè «se è vero che Spadoni, a nome della Giunta, ha confermato i fatti, nondimeno non ha voluto assumersene politicamente le responsabilità. Una vera e propria fuga rispetto alla mala gestio di Sofiser».

Per Giovannini le giustificazioni sugli errori contabili sono inammissibili: «In primo luogo perchè i professionisti che hanno redatto la Limited due diligence (per definizione circoscritta nei contenuti da analizzare, come in termini temporali) hanno chiarito di non potersi escludere il rilievo di altri “errori. E in secondo luogo se tra gli errori ve ne fossero tali da presupporre l’evasione fiscale, non si comprende l’atteggiamento del PD volto a coprire la gestione politica della società».

«In terzo luogo – aggiunge – non è concepibile che il PD dichiari che tutto sommato gli errori rilevati siano poca cosa (qualche centinaia di migliaia di euro rispetto al patrimonio): così facendo si giustifica lo sperpero del denaro pubblico, cosa inaccettabile specie se si pensa che per rimettere in sesto la società anche il Comune sarà chiamato ad un aumento di capitale di alcuni milioni di euro, che per altro non ha».

Infine la questione del valore del patrimonio: «Spadoni come detto il suo operato in sede di valutazione dello stesso in sede di fusione Siper-Sofiser, ma non ha fatto i conti con l’aspetto primario che ha portato al concordato, che è il debito accumulato.
La crisi di liquidità – accusa il capogruppo Pro.Re – è solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di responsabilità politiche che trovano anche nelle eccessive pretese del Comune di Cavriago un segno dell’uso politico che è stato fatto di Sofiser.

Per non tacere il clamoroso autogol dell’assessore Spadoni nel non considerare che, se il valore del patrimonio in sede di fusione era giudicato corretto, non poteva certo esserlo con la svalutazione effettuata con la chiusura del bilancio 2012 e la proposta di concordato liquidatorio che avrebbe posto le basi per la svendita dell’area fieristica. Il PD continua ad autoassolversi non volendo fare i conti con i disastri che ha prodotto».

Di certo il giallo Sofiser continua a inseguire come una maledizione le amministrazioni reggiane, e lo attesta lo scontro tra il comune di Cavriago e il Credem, che non intende far fronte alla fideiussione sui debiti lasciati da Sofiser e Reggio Fiere, che non sono riuscite a saldare una parte dell’astronomica somma di undici milioni di euro riconosciuta al paese del busto di Lenin, con un trattamento preferenziale da collettivizzazione forzata – le cui ragioni restano misteriose – a titolo di oneri aggiuntivi per la realizzazione dei lotti industriali di Corte Tegge. Ma c’è chi ha avuto e c’è chi ha dato: scurdammoce ‘o passato, evidentemente a molti conviene. E che i cittadini paghino.

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