C’era una volta Bettino Craxi. “Orgogliosi della nostra storia, ricordiamolo a Reggio”

di Mario Guidetti

16/1/2014 – Il 19 gennaio saranno trascorsi ormai quattordici anni dalla morte di Bettino Craxi e molta acqua è passata sotto i ponti. Ormai tutti (o quasi) lo giudicano uno statista italiano e un uomo politico di prim’ordine e che invece quattordici anni fa era valutato un corrotto che si era sottratto alla giustizia italiana.

craxi

Ogni epoca ha il suo tribunale. Quello dello storia finirà definitivamente per porre Bettino Craxi tra gli uomini politici italiani e i presidenti del Consiglio migliori, non esente da difetti e anche da colpe, come tutti. Ma sottoposto a indagini e a condanne per un finanziamento illecito che riguardava tutti i partiti della cosiddetta Prima Repubblica. Lui, “non poteva non sapere” mentre altri che comunque avevano incamerato finanziamenti illeciti sono usciti indenni perché ”potevano non sapere”!

mario guidettiMentre oggi i partiti che avevano il compito di fondare un nuovo ordine politico stanno affondando nel mare del carrierismo e dell’opportunismo tra guerre di potere e di clan, noi siamo invece orgogliosi di appartenere ad una storia. Oggi i partiti si vantano di non averne alcuna. Come se fosse possibile essere completamente nuovi e non invece ognuno figlio del proprio passato. Eravamo e siamo orgogliosi di appartenere alla luminosa storia del socialismo riformista e liberale italiano. Di quello che partendo da Turati e Prampolini, (sì Prampolini che era socialista e che nessuno può espropriare alla storia del socialismo reggiano), e arriva fino a Nenni e a Saragat e a Craxi appunto.

Noi abbiamo avuto netta la sensazione nel biennio 1992-94 che ci si dovesse vergognare di aver avuto ragione nella storia. Di avere combattuto la versione autoritaria del socialismo che era appunto il comunismo e di avere proposto l’unica sua versione tuttora viva e vegeta che è quella democratica occidentale.

Noi chiediamo oggi di valutare ancora la proposta di dare a Craxi un segno di ricordo  a Reggio Emilia. Non pensiamo di dovere discutere il Craxi uomo, che avrà commesso i suoi errori. Ma Crispi e Giolitti che oggi sono ricordati a Reggio Emilia con importanti intestazioni di vie del centro, sono stati inquisiti e condannati dalle magistrature del loro tempo. E Crispi anche dalla storia dopo le stragi in Africa e le repressioni in Italia. Restano però uomini politici di primo piano al di là delle loro posizioni, delle loro responsabilità ed errori. E che dire di Palmiro Togliatti, la cui certa responsabilità nella eliminazione fisica dell’intero gruppo dirigente del partito operaio polacco è stata certificata da Bocca nel suo vecchio libro.

Craxi era molto amato dalle donne

Craxi era amatissimo dalle donne

L’aver avuto problemi con la magistratura non cambia il giudizio sull’uomo politico, e l’aver avuto gravi responsabilità nelle vicende più delicate del Novecento non è stata ragione sufficiente per impedire a uomini politici italiani di ottenere quel che oggi è invece negato a Craxi.

E’ quello che alcuni fanno finta di non capire. Anzi alcuni lo capiscono benissimo. Forse ancora in alcuni c’è la condanna non del Craxi uomo, ma del Craxi politico. Proprio di quell’esponente che invece noi riteniamo fu essenziale per la democrazia e la sinistra italiane. Craxi ha anticipato Blair e ha capito per primo in Europa che la vecchia idea socialista se non è contigua coi valori del liberalismo è spenta. E ha capito per primo che una politica economica senza un patto sociale (ricordate il referendum sulla scala mobile) è monca e iniqua. E che una politica estera contro Israele o contro i palestinesi è folle. Soprattutto per l’Italia. Che Craxi intendeva come una potenza occidentale alleata ma autonoma dagli Stati Uniti, come l’episodio di Sigonella e la condanna dei bombardamenti di Tripoli e Bengasi del 1986 testimoniano.

Moana Pozzi (Ph. Gianfranco Salis, "Casta Diva")

Moana Pozzi (Ph. Gianfranco Salis, “Casta Diva”)

E’ questo Craxi che vogliamo ricordare oggi. L’amico di tutti i popoli oppressi dalle dittature, di tutti i popoli che cercano la loro autonomia. La sua venerazione per Garibaldi non era certamente casuale. Amico di Peres ma anche di Arafat, amico di Felipe Gonzales quando il leader socialista spagnolo era in Italia negli anni del franchismo, amico di Mario Soares quando il socialista portoghese era alle prese col salazarismo. Amico e protettore di Jiri Pelikan e dei dissidenti cecoslovacchi, di Solidarnosc  e della resistenza polacca al comunismo. Come degli eredi di Allende e quando si recò in Cile per primo tra i socialisti europei, subito dopo il colpo di stato del settembre del 1973, ebbe accenti di forte commozione.

Vorremmo ricordare questo straordinario uomo politico, senza enfasi e senza dimenticare che come tutti anche lui commise errori e sottovalutò situazioni e però pagò il prezzo più alto. Anzi fu il solo che pagò un prezzo Molti vogliono invece dimenticare e risponderanno a questo nostro scritto affermando che Craxi era un corrotto, un latitante”. Per loro poco importa la sentenza postuma della Corte di Strasburgo che condannò la giustizia italiana per aver violato ripetutamente norme, quelle del Giusto Processo, scolpite nel nostro ordinamento legislativo.  Un morto non ha più diritto alla revisione processuale che avrebbe consentito di ristabilire la verità vera su Bettino Craxi. Oramai solo la politica e la storia potranno scrivere pagine di giustizia. E la storia renderà onore e merito ad un uomo che giace in una tomba, nella nuda terra, nel cimitero cristiano di Hammamet rivolto verso l’amata Italia; sulla tomba la scritta “La mia libertà equivale alla mia vita”.

Be Sociable, Share!

Una risposta a 1

  1. Ivaldo Rispondi

    17/01/2014 alle 18:21

    Molto bene Guidetti, manca un cenno alla lettera datata 5 agosto 1992 (un mese dopo il famoso discorso di Craxi in Parlamento) del Segretario del PDS, Achille Occhetto, indirizzata a Bettino Craxi nella Sua qualità di Vicepresidente dell’Internazionale Socialista e Segretario del PSI, affinché sostenesse l’adesione del PDS nell’Internazionale. In seguito, Craxi aiutò il PDS (che entrò nell’Internazionale), poi vi furono le “monetine” come ringraziamento e l’esilio ad Hammamet.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *