Verso le elezioni. “Reggio città aperta” vuole sbaraccare tutto: “Questa Giunta ha fallito, a casa le solite facce

15/12 Un “gruppo d’acquisto politico”. Così si definisce l’associazione Reggio città aperta che, dopo una decina di incontri pubblici cominciati in maggio, si è presentata in pubblico sabato mattina nel corso di una conferenza-dibattito nella saletta della Gabella, in fondo a via Roma.

reggio città

 

A tenere le fila dell’incontro Francesco Fantuzzi, portavoce del gruppo piccoli azionisti Iren, Ramona Ferrarini ed Emilio Levati. Reggio città aperta “non è una lista” ma – ha detto Fantuzzi – “non escludiamo di presentarci alle prossime elezioni comunali”. Tutto dipende dai programmi con cui i partiti scenderanno in campo. Di certo ha l’ambizione di coagulare movimenti di base e comitati per dare un progetto unico a tante schegge della protesta e dei problemi settoriali.

Un “laboratorio” (un dejà vu…) , un’agorà permanente. «Il messaggio è: basta delegare, i cittadini vogliono partecipare attivamente, creare assieme un progetto per la città, senza preoccuparsi ora delle alleanze tanto care alla politica tradizionale. Un cantiere di elaborazione aperto a chiunque voglia mettersi in gioco, alle tante associazioni oggi presenti».

Le priorità sono «partecipazione, economia locale e solidale, centro storico, i beni comuni e il rapporto con Iren» che per Reggio città aperta è e sarà un cavallo di battaglia: il movimento intercetta l’esasperazione popolare esplosa nell’estate dei maxi conguagli.

Per far sentire che le sue non sono soltanto chiacchiere Reggio città aperta ha lanciato tre campagne, tanto per un assaggio: centro storico da far rivivere, l’adesione allo Slot Mob contro il dilagare delle slot machine negli esercizi pubblici, una “rete solidale” tra consumatori, commercianti e produttori per privilegiare negli acquisti “le realtà produttive a noi vicine, i piccoli artigiani, le attività commerciali di vicinato”.

Dal punto di vista politico le idee sono semplici e chiare: “Questa giunta ha fallito e deve andare a casa non solo per ciò che ha sbagliato o non ha fatto, ma perché è stata arrogante e ha rifiutato il confronto con chi le paga lo stipendio: mai più Piazze della Vittoria”.

«Occorrono nuovi strumenti, come il dibattito pubblico, occorre una consistente riduzione dei compensi a Sindaco,  assessori e amministratori di partecipate. I cittadini sono stanchi di essere sudditi e di non essere coinvolti e ascoltati». L’idea, tanto per capirci, è che «i partiti non possono più riprensentare le solite facce, nessuna esclusa». Affermazioni perentorie, che sembrano fatte apposta per diventare slogan elettorali.

Per il centro storico «occorre una nuova politica della residenza basata sulle riqualificazioni: basta cemento, no a nuove urbanizzazioni, no ad altri centri commerciali e, inoltre, si a locali senza slot machines».

Infine un giudizio stroncatorio sulla multiutility Iren, di cui il comune di Reggio è socio di prima fila. L’attacco all’ex sindaco Delrio, oggi ministro e longa manu di Matteo Renzi nel governo Letta, è frontale: «E’ stata una scelta politica a discapito dell’interesse dei cittadini: ben tre analisi (di cui una del 2004) sconfessano la teoria che economie di scala ed efficienza tecnica crescano con l’aumento delle dimensioni d’impresa, mentre ora vengono richiesti 100 milioni di euro per ricomprare beni che ci appartenevano ai tempi di Agac: Delrio, che ha sponsorizzato la fusione, ne è dunque responsabile, come dell’altra imbarazzante vicenda della raccomandazione di una persona del suo staff».

«Una responsabilità politica che riguarda anche le tariffe, la scarsa trasparenza, la torchiatura degli utenti: «Le bollette, sempre meno trasparenti, diventano quindi il bancomat con cui far pagare ai cittadini una scelta insensata. E intanto l’esito referendario non è stato ancora applicato. Reggio città aperta aderisce pertanto alla campagna di autoriduzione delle bollette dell’acqua: chi, tra i partiti, avrà il coraggio di fare altrettanto?». (p.l.g)

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