Un canale per l’export, revisione del modello iper (che ha il fiatone), meno margini alle grandi case. La cura di Pedroni per Coop Italia

9/12 – Un canale per l’export del made in Italy. La revisione del modello ipercoop. E soprattutto convincere le grandi marche a spendere meno per la pubblicità ma puntando sul lungo periodo attraverso il contenimento dei prezzi. E’ la nuova strategia di Coop Italia secondo il nuovo presidente Marco Pedroni, reggiano-montecchiese sino a pochi mesi fa alla guida di Coop Nord Est.

Strategia che evidentemente piace, se l’ultimo numero del Corriere Economia gli ha dedicato pagina 3 con tanto di foto. Nessuna domanda imbarazzante sul prestito sociale delle nove grandi sorelle del consumo (e nemmeno sulle disavventure finanziarie di Nord Est del 2007-2008, riassorbite con l’esternalizzazione e la rivalutazione del patrimonio), tuttavia le novità non mancano.

Pedroni ha spiegato a Roberta Scagliarini che con tre miliardi di fatturato solo dei prodotti a marchio Coop «siamo tra le prime industrie alimentari del Paese». Perché allora non sfruttare il mito mondiale del food italiano? Da qui l’idea di «aprire un canale di export stipulando accordi con grandi distributori. Potremmo essere un buon aggregatore – aggiunge Pedroni – per le imprese di medie dimensioni che da sole non riescono a vendere fuori dai confini».

Intanto Coop Italia ha aperto le trattative per il rinnovo dei contratti con le grandi imprese alimentari, circa 500 che rappresenta l’80% delle vendite grocery. Partendo dalla considerazione che l’industria di marca è in sofferenza da anni, e la sua quota di mercato si è ridotta dal 30 al 25%, Pedroni vuole convincere i partner a “eliminare l’architettura commerciale barocca di ora per passare a un modello più semplice, simile a quello del Nord Europa, dove non c’è un utilizzo estemo della promozionalità ma una strategia di convenienza di lunga durata”. In altri termini, abbassare i prezzi a favore dei consumatori tagliando le spese promozionali e di pubblicità.

Infine, la “revisione del modello iper”: partirà una sperimentazione in quattro dei cento ipercoop in cui all’offerta alimentare si affiancherebbero servizi per la casa, il benessere, la salute e il giardino. Il tutto spinto da una strategie di prezzi “molto aggressiva”.

Infine, l’espansione al Sud: dopo le ultime acquisizioni, si va verso la concentrazione di tutte le attività di Coop Adriatica e Coop Nord Est. Ma non sono gli stessi soci che hanno investito molti milioncini per l’apertura degli iper formato Trinacria?

(p.l.g)

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