Reggio perde altri posti di lavoro: -1,7% a giugno, 10% in meno dal 2008. Ma c’è un mini-boom nell’informatica

20/12 – Si è ridotta dell’1,7%, nel primo semestre del 2013  l’occupazione delle imprese reggiane: a fronte di oltre 196.000 addetti del giugno 2012, si è scesi agli attuali 192.700. Alla stabilità delle “public utilities”, cioè energia elettrica, gas, acqua, gestione rifiuti e reti fognarie (-0,3%) e dei servizi (-0,8%), si contrappone l’andamento negativo dell’industria (-2,4%), dell’agricoltura (-2%) e delle costruzioni (-2,9%).
Secondo i dati aggiornati a giugno 2013 della banca dati SMAIL (Sistema di Monitoraggio Annuale sulle Imprese e il Lavoro)  resi noti dalla Camera di commercio in collaborazione  con Unioncamere Emilia-Romagna, permettono di valutare gli effetti sull’economia provinciale della lunga crisi che ancora perdura. Nel quinquennio giugno 2008-giugno 2013, l’occupazione industriale ha registrato un -10%, quella delle costruzioni il -12% e l’agricoltura ha perso il 5% dei propri addetti. In flessione anche le Public Utilities (-3%).
Tornando ai dati annuali, all’interno dell’industria le flessioni più elevate si registrano nel legno-mobili (-7,1%), nel tessile-abbigliamento-calzature (-6%), nel ceramico (-3,8%), nella carta-cartotecnica (-3,2%) e nel piccolo comparto delle “Altre industrie manifatturiere” (-8,3%). L’industria metalmeccanica, che con oltre 41.000 addetti occupa il 55% dell’industria nel suo complesso, mostra un calo dell’1,5%; il comparto gomma-plastica presenta una situazione di tendenziale stabilità (-0,9%), mentre l’industria alimentare perde l’1,7%.
Nei servizi mostrano variazioni positive l’informatica e le telecomunicazioni (+4%), la sanità e assistenza sociale (+2%), l’istruzione (+2,5%) e i servizi di alloggio (+1,1%). A differenza di quanto accadeva fino allo scorso anno, la ristorazione segna il passo, perdendo negli ultimi 12 mesi il 2,6% dei relativi addetti. Registrano un segno negativo anche il commercio (-1,3%) – influenzato anche dalla riduzione dei consumi – e i trasporti (-1%), mentre gli altri servizi risultano più orientati alla stabilità.

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