Gagliano, il serial killer evaso a Genova, era fuggito tre volte dall’Opg di Reggio

19/12 – Era evaso ben tre volte  dall’Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia il serial killer Bartolomeo Gagliano,  scomparso durante un permesso premio concesso dal penitenziario genovese di Marassi.
Anche nel 1990 l’assassino fuggì dall’Opg reggiano durante un permesso premio: era la sua quinta evasione. In quell’occasione il giudice che lo doveva interrogare per un tentato omicidio risalente all’anno precedente, Dino Di Mattei, rimase molto stupito: “Non capisco il perché del permesso. Era giudicato totalmente infermo di mente e molto pericoloso”. Un testimone aggiunse: “Durante un permesso gli fu concesso di andare in discoteca. Lì conobbe una ragazza, ci si fidanzò e le sparò in faccia, a Firenze”. La ragazza non morì e, addirittura, lo difese. Lui a quel punto fece ritorno all’Opg reggiano, dal quale fuggì altre due volte nel 1991 e nel 1994, quando fu accusato del ferimento di un metronotte a Pietra Ligure. Nel 2002 tornò in libertà perché giudicato guarito.

CACCIA ALL’UOMO

E’ caccia all’uomo dopo la fuga di Bartolomeo Gagliano dal carcere di Genova. L’uomo accusato di tre omicidi non ha fatto ritorno al penitenziario dopo un permesso premio. E’ ricercato in tutta Italia, in quanto considerato molto pericoloso. Il direttore del carcere di Marassi ha commentato: “Non sapevamo di quei precedenti penali. Per noi era un rapinatore. Abbiamo valutato Gagliano in base al fascicolo di reato per cui era detenuto, che risale al 2006 e lo indica come rapinatore”. E’ proprio il caso di dire che la realtà supera la fantasia.
Gagliano era uscito in permesso premio domenica scorsa. Il fratello, come l’ultima volta, era andato a prenderlo. Lunedì mattina a mezzogiorno si è presentato al dipartimento di salute mentale di Savona come programmato per una seduta terapeutica, ma ieri mattina non è rientrato in carcere e si è dato alla fuga. Martedì mattina Gagliano ha sequestrato un panettiere e gli ha intimato, minacciandolo con una pistola, di farsi accompagnare da Savona a Genova. Una volta giunto nel capoluogo ligure, però, ha fatto scendere dall’auto il proprietario e si è dileguato.
“Mi ha raccontato la sua vita, mi ha detto che doveva entrare in carcere e che dovevo accompagnarlo a Genova – ha spiegato l’uomo -. Una volta a Genova mi ha detto che aveva cambiato idea e che aveva fatto troppo carcere. Così mi ha fatto andare via, dicendomi anche che non dovevo chiamare la polizia subito, così avrebbe avuto il tempo di fuggire”. L’uomo invece ha immediatamente avvertito le forze dell’ordine, ma le ricerche sono state finora vane.

IL KILLER DI SAN VALENTINO

Gagliano è soprannominato il killer di San Valentino. Il suo primo delitto, infatti, risale al 14 febbraio del 1981 quando uccise a Savona, sfondandole il cranio con una pietra, Paolina Fedi, una prostituta di 29 anni. Venne condannato a otto anni di manicomio criminale a Montelupo Fiorentino da dove evase nel 1989, assassinando poco dopo a colpi di pistola un transessuale uruguaiano e un travestito e poi ferendo gravemente una prostituta. Azioni condotte insieme a un complice, Francesco Sedda. Gagliano aggiungeva la “firma” ad ogni omicidio: un colpo di pistola in bocca.
Nell’aprile del 1990, questa volta a Firenze, Gagliano fu accusato di aver sparato alla fidanzata e poi essere fuggito. La ragazza, che aveva 23 anni, venne trovata dalla polizia nel suo appartamento, distesa nuda sul letto, con un foro di proiettile nel mento e un paio di slip sulla gola a tamponare l’emorragia. Dopo un giorno e due notti passati a girovagare per la città e a telefonare alla polizia e agli ospedali, Gagliano si presentò spontaneamente ai medici dell’ospedale psichiatrico di Regio Emilia, da cui era evaso il mese prima.
Le ricerche dell’uomo erano iniziate poco dopo lo sparo alla ragazza: fu lo stesso Gagliano ad avvertire il 113.

Non è la prima volta che Gagliano tenta la fuga: in passato era evaso da ospedali psichiatrici e oltre agli omicidi la sua fedina penale riporta ogni tipo di reato: rapine, detenzione di armi, possesso di sostanze stupefacenti, aggressioni, estorsioni. Era stato giudicato totalmente infermo di mente.

LE CONDANNE
Risalgono agli anni Ottanta le condanne per omicidio. L’uomo le aveva scontate, in parte all’Opg. Nel dicembre 2005 era stato condannato per rapina ed era stato scarcerato per effetto dell’indulto nell’agosto 2006. Una settimana dopo era tornato in carcere per estorsione, accusa per cui era tuttora detenuto. Sarebbe dovuto uscire per fine pena nell’aprile 2015.

CANCELLIERI: EPISODIO GRAVISSIMO
“Si tratta di un episodio gravissimo che richiede un accertamento molto rigoroso. Inutile negare che questo rischia di essere un duro colpo a quanto stiamo facendo per rendere il carcere un luogo più civile e in grado di assolvere alla propria funzione rieducativa” ha detto il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri. “Faremo chiarezza – assicura il ministro – e individueremo eventuali responsabilità. Fatti di questo genere non possono e non devono accadere”.

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