Puianello, giallo al cromo: la Igr chiude, la perizia manca e sui risarcimenti sventola bandiera bianca

21/12 – Il rischio della prescrizione incombe sul caso dei pozzi al cromo di Puianello, un disastro ambientale come pochi nel reggiano. Lo denuncia il  Comitato dei cittadini per la difesa della salute. La prima fase della bonifica, costata alla Regione 150 mila euro e condotta dalla società Ecologia Soluzione Ambiente, “ha consentito di iniziare a ridurre l’inquinamento, senza tuttavia spiegarne le cause e senza indicare una soluzione definitiva”. I misteri restano.

“Tutto tace sul fronte della Magistratura, il cui perito non ha ancora depositato la relazione definitiva”. A fine anno chiuderà l’impianto di cromatura della Igr, “ma ci vorranno almeno due anni per lo smantellamento e la bonifica”. Intanto l’amministrazione ha autorizzato la Igr a costruire dei capannoni di deposito: “Sarà questo il risarcimento alla cittadinanza per una politica urbanistica dissennata che ha consentito di costruire un quartiere residenziale con oltre 1500 abitanti tutto intorno a un’attività industriale così pericolosa?”. (p.l.g.)

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CROMO ESAVALENTE A PUIANELLO: PERIZIA NON DEPOSITATA, RISCHIO DI PRESCRIZIONE  ?

“3 mesi fa, in occasione del terzo “anniversario” della scoperta a Puianello di Quattro Castella di uno dei più gravi episodi di inquinamento da cromo esavalente mai registrati in Italia, il Comitato dei cittadini per la difesa della salute scriveva quanto segue.

“A 3 anni di distanza da questo gravissimo episodio di inquinamento constatiamo con amarezza che sulla sua causa non è stata fatta chiarezza, non è stato individuato alcun responsabile, la giustizia ha mostrato tutti i suoi limiti, la bonifica non è ancora conclusa e i suoi risultati sono tutti da verificare e la chiusura dell’attività di cromatura è ancora sulla carta”.

La novità degli ultimi giorni è la presentazione ai cittadini della relazione tecnica sulla prima fase della bonifica, cominciata a  luglio 2012 e terminata a  aprile 2013. La bonifica è stata condotta dalla società Ecologia Soluzione Ambiente, è costata circa 150.000 euro (pagati dalla Regione) e ha consentito di iniziare a ridurre l’inquinamento, senza tuttavia spiegarne le cause e senza indicare una soluzione definitiva.

Secondo il Sindaco del Comune di Quattro Castella, che ha coordinato i lavori, “la prima fase di bonifica ha consentito di abbattere l’inquinamento dell’85%, riducendo in questa misura la concentrazione di cromo esavalente nell’acqua del pozzo inquinato”. In realtà, come emerge da un grafico della relazione, la concentrazione era già scesa spontaneamente, grazie ad un ambiente naturale favorevole (”riducente”) che pare favorisca la trasformazione del cromo esavalente in cromo tetravalente (non tossico), dai 5000 microgrammi per litro di fine 2010 ai 1000 circa di luglio 2012.  Il valore di 600 raggiunto dopo la bonifica, per valutarne l’efficacia, andrebbe quindi rapportato a 1000 e non a 5000.

Ciò che più conta, tuttavia, è che siamo ancora lontani dalla soluzione del problema e soprattutto la bonifica non è servita a dare spiegazioni sulle cause dell’inquinamento. I rilevamenti effettuati (carotaggi di terreno e prelievi d’acqua) sembrano indicare, a detta dei tecnici, che l’inquinamento è rimasto concentrato nel pozzo della famiglia Grassi e che la falda acquifera circostante, che fortunatamente è quasi immobile, è pulita. Per questo motivo si è consentito di riprendere l’utilizzo degli oltre 100 pozzi privati circostanti .  Una questione resta tuttavia senza risposta (“bella domanda” dicono i tecnici…): come mai l’inquinante si è potuto spostare, al crescere della pressione dell’acqua,  risalendo in linea verticale Iungo l’asta del pozzo Grassi, ma non si è spostato il linea orizzontale lungo la falda ? Inoltre, i piezometri di verifica collocati  intorno al pozzo Grassi però sono tutti rivolti verso Nord, mentre non sono state fatte verifiche a Sud, verso l’IGR. Secondo i tecnici per via del fatto che qui c’è la  casa dei Grassi. Si sarebbe potuto però scavare nel giardino, vista anche la totale disponibilità della famiglia interessata.

E’ assodato tuttavia che all’interno della proprietà IGR (l’azienda di cromatura adiacente alla casa dei Grassi) ci sono almeno 2 pozzi inquinati, ma il diverso valore dell’inquinamento (alcune centinaia di microgrammi per litro) e la diversa profondità, inducono i tecnici a pensare che la fonte di questo inquinamento sia diversa da quella del pozzo dei Grassi. La bonifica non sembra quindi aver apportato elementi interpretativi diversi rispetto alla conclusione sorprendente a cui era giunto il Tavolo Tecnico degli Enti pubblici di controllo (Arpa, provincia, comune, Usl…): nessun legame con l’attività industriale adiacente , ma episodio doloso, compiuto da ignoti, di sversamento di cromo esavalente nel pozzo in questione. Qualche dubbio tuttavia deve esserci su questa interpretazione, non solo nella testa dei cittadini, se il Sindaco di Quattro Castella ha tenuto a precisare che “non farò mai più ipotesi sulla causa dell’inquinamento”.

Per il momento non si sa bene nemmeno come continuare  la bonifica, che potrà dirsi conclusa solo quando i valori saranno riportati definitivamente nei limiti di legge (5 mg/lt). A maggior ragione non se ne conoscono tempi e costi.

Tutto tace nel frattempo sul fronte della Magistratura, il cui perito non ha ancora depositato alcuna relazione definitiva. Ma i tempi della prescrizione galoppano e la recente inchiesta di Report sull’ uso patologico di questo strumento nel nostro paese non ci induce all’ottimismo…

E’ confermata invece la chiusura a fine anno dell’attività di cromatura di IGR, ma ci vorranno almeno 2 anni per il suo smantellamento  e per la bonifica del sito. In cambio di questo impegno l’azienda ha ottenuto dal Comune il diritto di costruire nuovi capannoni per attività  di magazzino. Sarà questo il risarcimento alla cittadinanza per una politica urbanistica dissennata che ha consentito di costruire un quartiere residenziale con oltre 1500 abitanti tutto intorno a un’attività industriale così pericolosa?

Il Comitato per la difesa della salute dal cromo esavalente”

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Una risposta a 1

  1. Stefania Rispondi

    01/02/2018 alle 14:43

    Io vedevo schifezze giallo-verdognole nel fosso, percorrendo a piedi quel tratto della SS 63 al mattino, già tra il 75/80! Proprio strano che qualcuno andasse tutte le mattine a sversare lì.

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