Non passa lo straniero: parte da Reggio la rivolta contadina per difendere il made in Italy

4/12 Città semiparalizzata questa mattina per una manifestazione come non se ne vedevano da molto tempo. Due cortei di trattori, più di cento mezzi, hanno raggiunto questa mattina il centro storico di Reggio: uno è partito dal centro fiera di Mancasale e l’altro da Rivaltella. Con loro circa diecimila allevatori e agricoltori arrivati da sei regioni sotto le insegne della Coldiretti.

Mentre in contemporanea era in corso la protesta alla frontiera del Brennero (dove migliaia di allevatori hanno bloccato il traffico tra Italia e Austria), Reggio è stata protagonista di una manifestazione nazionale gemella, veramente in grande stile per la difesa del Made in Italy, in piena sintonia con l’economia della nostra terra. Che è stata scelta per la manifestazione proprio come capitale del maiale, il famoso suino pesante, indispensabile per fare il “vero” prosciutto di Parma.

Coldiretti ha voluto dare un segnale forte contro le importazioni che distruggono le filiere dei prodotti italiani d’eccellenza, e per chiedere chiarezza sull’etichettatura e sulla “carta d’identità” dei suini.

La manifestazione conclusiva, dopo una sosta sotto la Prefettura in viale Garibaldi, si è svolta in tarda mattinata in piazza San Prospero. Sul palco dal lato del Duomo (con un maxischermo a sinistra) hanno parlato rappresentanti dei consumatori, dei consorzi di tutela e delle istituzioni. Sono intervenuti anche il prosindaco Ferrari e l’assessore regionale Tiberio Rabboni.

Il Comune di Reggio Emilia ha emanato un’ordinanza che autorizza a occupare piazza Gioberti sino alle 15 di oggi oltre al tratto di corso Garibaldi fino a via Franchi con collocazione di alcuni mezzi agricoli, gazebo, attività di animazione, preparazione e vendita di prodotti agricoli e agroalimentari. Dovrà rimanere libero il tratto del corso antistante la prefettura. Inevitabili e ampiamente previsti i disagi alla viabilità, con gli ingorghi in circonvallazione e nelle vie limitrofe, e le deviazioni delle linee bus.

VALICO DEL BRENNERO BLOCCATO PER DIFENDERE PROSCIUTTO E SUINO PESANTE REGGIANO

BOLZANO-  Migliaia di agricoltori e allevatori dalle prime ore della mattina, sfidando il freddo intenso, hanno invaso la frontiera del Brennero tra Italia e Austria per la mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” promossa da Coldiretti per difendere l’agroalimentare italiano dalle importazioni di bassa qualità. In particolare per difendere il prosciutto italiano, in particolare la produzione più insidiata: il Parma e la produzione a monte del suino pesante reggiano.

Nell’area di parcheggio “Brennero” al km 1 dell’autostrada del Brennero – direzione sud (Austria-Italia) scelta come campo base della protesta, con tanto di megatenda per preparare pasti e bevande calde, ci sono trattori e decine di pullman che nella notte hanno portato al valico gli imprenditori agricoli provenienti da tutta Italia. Gli allevatori si sono schierati attorno al tracciato stradale e hanno iniziato a fermare i camion per sapere quale merce arriva e dove va a finire, mentre sono sollevati cartelli, indirizzati agli automobilisti in transito, per chiedere di sostenere la proposta di etichettatura obbligatoria per tutti i prodotti alimentari.

Gli striscioni sono piuttosto espliciti: “615mila maiali in meno in Italia grazie alle importazioni alla diossina dalla Germania”, “1 mozzarella su 4 è senza latte”, “Il falso prosciutto italiano ha fatto perdere il 10% dei posti di lavoro”, “Fuori i nomi di chi fa i formaggi con caseine e cagliate”.

Contiene materie prime straniere circa un terzo (33 per cento) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, con i consumatori che peraltro sono all’oscuro di tutto ciò. E’ quanto emerge dal dossier presentato dalla Coldiretti nell’ambito della mobilitazione che l’organizzazione agricola sta svolgendo al valico del Brennero contro le importazioni di bassa qualità spacciate come italiane. “Gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali – denuncia il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo – riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani ma fatti con maiali allevati all’estero. Inoltre tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in etichetta; oltre un terzo della pasta è ottenuta da grano non coltivato in Italia e la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere”.

“La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia – spiega Coldiretti – è dovuta alla ricerca del rifornimento a basso costo e senza preoccupazioni per le conseguenze sulla salute: perciò finisce nel piatto dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese. Solo nell’ultimo anno – cita tra i vari esempi l’organizzazione agricola – sono scomparsi in Italia 615mila maiali per lasciare spazio alle importazioni di carne do bassa qualità dall’estero”.

Moncalvo ha chiesto trasparenza  e tracciabilità dei flussi commerciali, il blocco di ogni finanziamento pubblico alle aziende che non valorizzano il vero Made in Italy dal campo alla tavola e l’attuazione della legge che vieta pratiche di commercio sleale.

De Girolamo, made in Italy grande occasione anticrisi – “Il made in Italy è la grande occasione per il nostro Paese per uscire dalla crisi”. Lo ha detto il ministro delle politiche agricole Nunzia De Girolamo. Intervenuto alla manifestazione di Coldiretti al Brennero, De Girolamo ha aggiunto che “nonostante la crisi il settore ha sostanzialmente retto”.

“Occorre insistere – ha aggiunto – specialmente per quanto riguarda la tracciabilità in modo tale da consentire agli agricoltori italiani di essere protetti”. “Soprattutto – ha concluso il ministro – dobbiamo tutelare i consumatori finali che devono sapere da dove arrivano i prodotti e che cosa mangiano”.

Chiuse 140mila aziende – Con la crisi sono state chiuse in Italia 140mila (136.351) stalle ed aziende anche a causa della concorrenza sleale dei prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come Made in Italy. E’ quanto emerge da un’ analisi Coldiretti su dati Unioncamere relativi ai primi nove mesi 2013 rispetto all’inizio della crisi nel 2007.

«Solo nell’ultimo anno – sottolinea la Coldiretti – sono scomparse 32.500 stalle ed aziende agricole e persi 36mila occupati nelle campagne». Oggi l’Italia, anche a causa delle importazioni di minor qualità  produce appena il 70 per cento dei prodotti alimentari che consuma ed importa il 40 per cento del latte e carne, il 50 per cento del grano tenero destinato al pane, il 40 per cento del grano duro destinato alla pasta, il 20 per cento del mais e l’80 per cento della soia. Dall’inizio della crisi ad oggi le importazioni di prodotti agroalimentari dall’estero sono aumentate in valore del 22 per cento, secondo un’analisi di Coldiretti relativa al commercio estero nei primi otto mesi del 2013. Gli arrivi di carne di maiale sono cresciuti del 16 per cento, mentre le importazioni di cereali, “pronti a diventare pasta e riso spacciati per italiani”, hanno segnato un boom (+45 per cento), con un +24 per cento per il grano e un +49 per cento per il riso. Aumenta anche l’import di latte, +26 per cento, “anch’esso destinato a diventare magicamente made in Italy”. Netta pure la crescita delle importazioni di frutta e verdura, +33 per cento, con il pomodoro fresco che sovrasta tutti (+59 per cento).

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