Affari mafiosi nel cratere del terremoto

di Pierluigi Ghiggini

16/13 – Dopo la serata “calda” di Brescello (paese ad elevato rischio di ndrangheta per la presenza del clan Grande Aracri e di altri) dove la presentazione del nuovo rapporto della fondazione Caponnetto si era conclusa con una contestazione da parte dei militanti della Lega Nord, questa sera nuovo incontro antimafia: questa volta a Reggiolo sempre su iniziativa dalla Camera di commercio in collaborazione con la fondazione Antonino Caponnetto, con il contributo della Regione e il patrocinio del Comune. La serata è dedicata al rischio delle inioltrazioni criminali nella ricostruzione post terremoto.

E’ annunciata la partecipazione di alcuni studenti dell’Istituto dell’Istituto Tecnico Statale “Luigi Einaudi” di Correggio impegnati nei campi di volontariato di Libera sui terreni confiscati alla mafie (quest’estate a Isola Capo Rizzato) .

L’appuntamento, lunedì 16, è alle 21 nella sala del Centro di comunità di Reggiolo, in via Marconi 27.

Intervengono il sindaco di Reggiolo Barbara Bernardelli, Dario Meini dell’Ufficio di presidenza della Fondazione Caponnetto, l’on. Federico Gelli – deputato e componente della Commissione permanente agli affari sociali e Lorenzo Diana, Presidente di Rete Per La Legalità e del Centro agroalimentare di Napoli.

Partecipano inoltre il presidente della fondazione Salvatore Calleri, il presidente della Camera di Commercio Enrico Bini e, come detto, una rappresentanza degli studenti dell’Istituto Tecnico Statale “Luigi Einaudi” di Correggio.

La scelta di Reggiolo ancora una volta sottolinea l’esigenza di moltiplicare gli sforzi per la legalità nella Bassa, non solo a tutela dell’economia e dell’ordine pubblico, ma anche dalle amministrazioni locali. Oltre ad essere duramente colpito dal sisma del maggio 2012, oltretutto dopo il rovinoso crac della cooperativa Cmr, nell’economia locale non sono poche le realtà a rischio infiltrazione: ad esempio le società del costruttore  Giuseppe Nocera – attivissimo a Fabbrico, dove aveva venduto anche una villa all’ex sindaco ed ex segretario provinciale del Pd – sotto inchiesta per  legami col boss camorristico Michele Zagaria (clan dei Casalesi), e altre imprese edilizie raggiunte da interdittiva antimafia.

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