Politica Buen retiro, la top 20 dei nostri “mantenuti” a vita
Gulp! Mensilità di 6.000 euro alla Montecchi. Seguono in classifica gli altri “fortunelli” Amadei, Bonferroni e Giovanelli (sopra i 5.000)

Pubblichiamo gli importi dei vitalizi (pensioni d’oro o comunque d’argento, derivanti da lavori non proprio “usuranti”) dei parlamentari reggiani a riposo, ossia non attualmente in carica né alla Camera né al Senato. Tutto legittimo, tutto lecito, tutto meritato: forse però anche un tantinello ingiusto visti i tempi che corrono, o no? Della serie “aspetta e spere(quazione)”, ovvero: largo ai giovani, alle nuove de-generazioni!

“Diritti acquisiti”, come si usa dire. Sarà. Le leggi d’altronde le fanno loro, mica noi, che comunque un po’ di coscienza critica e/o onestà intellettuale ce l’abbiamo ancora per capire che così non si può andare avanti. Sono tutti d’accordo, i politici, di destra e di sinistra, di sopra e di sotto, nel sostenere che l’attuale sistema di calcolo pensionistico andrebbe rivisto di brutto, perché c’è gente che, oltre a cumulare vitalizi su vitalizi (fino a incassare decine di migliaia di euro al mese: molti sono uomini delle istituzioni, personalità o manager pubblici… ma non si dovrebbe dare l’esempio? se si affonda si affonda tutti insieme, tutti per uno e uno per tutti, questa è l’unità nazionale, non la fuffa predicata e mai praticata) e magari dopo aver sudato poco o niente in vita – o senza lasciare particolari e duraturi benefici alla collettività – arriva ad incassare migliaia di euro sull’unghia, o meglio, sul conto corrente bancario. Tutti d’accordo nello scandalizzarsi a parole, cioè nei talk show, appunto: ma poi nulla si muove e tutto scorre immutato.

Massì, siamo i soliti populisti, demagoghi, qualunquisti. Può darsi. Tuttavia si tratta di importi che, di questi tempi, farebbero comodo a chiunque. Di più: che farebbero contenti anche 10 soggetti ogni santo mese. E dire che si discute da tempo di un reddito di cittadinanza da garantire a chicchessia, per una cifra di 600 euro a testa, che comunque resta al di sotto della soglia di povertà stabilità dal “Censis ufficio Caritas” (800 euro): cittadinanza semi-barbona, ok, ma tanto in Italia la meritocrazia è un miraggio, dunque tanto vale fare di necessità viltà. Con le bollette del gas o la benzina o il cibo che aumentano di continuo 600 euro verrebbero bruciati alla velocità della luce… ma è sempre meglio di niente, dunque accenderla ogni tanto invece di restare sempre al buio.

Non solo: si era provveduto a decurtare le pensioni più onerose per lo Stato e più immorali per l’opinione pubblica (prendi troppo, cioè centinaia di migliaia di euro all’anno? bene, ne darai una piccola parte a chi è stato meno fortunello o meno parac…adutato di te). Tanti annunci, tanta pubblicità progresso. E poi?

sanguisugheLo ha scritto due giorni fa su “Libero” il direttore Belpietro: “A distanza di un anno il Corriere ha scoperto che non solo si continua ad andare in pensione con gli stessi requisiti, ma che addirittura il fondo che distribuisce vitalizi agli ex consiglieri regionali spende un milione in più invece di un euro in meno”. E ancora: “A proposito di pensioni c’è un secondo esempio di diseguaglianza sociale: pochi giorni fa il governo ha varato con la legge di stabilità un contributo di solidarietà a carico delle cosiddette pensioni d’oro… Ebbene: il prelievo che va dal 6 al 18% della parte eccedente i 90mila euro lordi l’anno non colpisce gli onorevoli, i quali pur guadagnando cifre superiori sono esentati dal pagamento della tassa, perché la loro non è una pensione ma un vitalizio, artificio linguistico che li mette al riparo dalla ‘rapina’ che loro hanno votato alle spalle degli italiani”. Capito!?

Giustizia redistributiva? Solidarietà sociale? Etica della condivisione? Col piffero! Baby-pensionati e gerontocrazia al potere curiosamente uniti nella lotta contro gli “infelici molti” (come li chiamerebbe Elsa Morante). “Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato e guardiamo sereni al (nostro) domani”, per lorsignori un futuro fatto di stabilità e non di precarietà o elemosina o fame. Perché in Italia, purtroppo, funziona così: loro sono la casta e go no dell’oro di Roma, gli “ottimati beneficiati”, e noi non siamo un cavolo (nemmeno a merenda).

No, non è la solita frustrazione di decine di milioni di cittadini che una volta al mese hanno il “marchese”: piuttosto sono e siamo giovani (e meno giovani, e meno male) che si sono stancati di farsi prendere per il “cumulo” da tanti, troppi marchesi del Grillo (il romano Sordi al cinema, non il genovese Beppe) che si credono re a scapito di sudditi ormai rassegnati e/o consegnati all’oblìo. Politici italiani? Prrr!!!, verrebbe da dire, anzi, da onomatopeizzare se solo ci andasse di cedere al “sentimiento nuevo” dell’antipolitica militante e non certo mitigante. Ma noi siamo uomini, non caporali, gente che vuole dialogare e capire, magari convincere, non fracassoni da bar o da piazza o da “dissocial niet-work”…

Vabbè, “chettelodicoaffare”… Dopo una fugace rampogna, ecco la classifica (top 20, cui si aggiungeranno presto i parlamentari in carica e a cui vanno sommati i tanti ex parlamentari europei e consiglieri regionali pure loro percettori da anni di un consistente “reddito a vita”) degli ex parlamentari italiani reggiani – alcuni dei quali “fuori gioco” da diversi anni se non addirittura decenni, personalità della Repubblica messe indistintamente a carico (ci mancherebbe) delle casse pubbliche, e dunque mantenuti da noi, che manco arriviamo a fine mese e che accumuliamo debiti su debiti sacrificando inevitabilmente comuni abitudini e piccole consolazioni materiali che fino a qualche anno fa chiamavamo diritti o benessere.

Domanda: non basterebbe loro un vitalizio di 2.000 al mese, laddove milioni di italiani di pensione incassano sì e no 500 euro? Oppure: alziamo le retribuzioni minime e limiamo quelle sopra i 3.000 euro. La vogliamo far ripartire questa economia, questi benedetti consumi? Moral suasion e “coral television” provocatoria: sareste disposti, cari ex parlamentari reggiani, a destinare il 10% di quanto prendete e tuttora pretendete a un costituendo fondo economico a sostegno di chi non ce la fa? Una goccia nell’oceano, ce ne rendiamo conto. Ma da qualche parte bisogna pure partire, e a volte basta il (bel) gesto – mica si chiede la luna piena. E se domandare è lecito, rispondere nel merito sarebbe una gran bella cortesia resa a tanti concittadini contusi.

* I dati sono ricavati dall’elenco apparso sul  sito de L’Espresso e sono aggiornati al 2013

Elena Montecchi 5.927,83

Giuseppe Amadei 5.477,68

Fausto Giovanelli 5.114,98

Franco Bonferroni 5.114,98

Pierluigi Castagnetti 4.908,08

Albertina Soliani 3.975,04

Mauro Del Bue 3.832,20

Antonio Soda 3.832,20

Giorgio Degola 3.810,58

Emerenzio Barbieri 3.727,50

Danilo Morini 3.099,86

Alessandro Carri 3.093,36

Eletta Bertani 2.877,78

Adriano Vignali 2.868,73

Romano Prodi 2.864,94

Antonio Bernardi 2.488,57

Otello Montanari 2.000,59

All’elenco mancano gli ex parlamentari della Repubblica italiana Angelo Alessandri, Renzo Lusetti, e Claudio Grassi… ma solo perché non hanno ancora l’età per incassare (ma la pensione sugosa è lì che li aspetta…).

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Una risposta a 1

  1. Cap Rispondi

    02/12/2013 alle 15:30

    A NOI LE TASSE A LORO I MEGASTIPENDI – LA SPENDING REVIEW DEI DIRIGENTI SI FERMA SULLA SOGLIA DI PALAZZO CHIGI
    Il governo Monti tentò di tagliare il 20% dei dirigenti nei ministeri e partì dalla Presidenza del Consiglio ma “un intoppo informatico” (da un anno!) non consente di pubblicare i ruoli dirigenziali (stipendi da 188 mila euro) così non si può intervenire – E i mandarini di Stato la fanno franca… (Dagospia, oggi)
    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/a-noi-le-tasse-a-loro-i-megastipendi-la-spending-review-dei-dirigenti-si-67575.htm

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