Ritorno a Forza Italia: la scissione c’è, ma non a Reggio. Qui tutti col Cav.

La frittata è fatta, ma non a Reggio. A Reggio è un uovo sodo. Nessun dirigente del Pdl locale ha dato ascolto alle sirene di Alfano: tutti lealisti al fianco di Berlusconi, tutti a Roma al consiglio nazionale, tutti ad alzare il badge al momento di approvare il documento Brunetta che ha sancito la ri-nascita di Forza Italia dalle ceneri del Pdl.

Il gruppo delle colombe governative Alfano-Formigoni-Giovanardi, che ha imboccato una strada diversa e ha dato vita al Nuovo Centrodestra, ha evitato la conta – anche per non invelenire rapporti che nonostante la scissione e i malumori alla base rimangono discreti – e ha disertato il Consiglio Nazionale. Perciò un’assenza avrebbe significato passare dall’altra sponda.

I sei delegati reggiani Roberta Rigon, Max Camurani, Giuseppe Pagliani, Fabio Filippi, Emerenzio Barbieri e Gian Franco Carugo c’erano tutti, e anche il loro voto è andato nel calderone bulgaro del 100% (scissionisti assenti) che ha votato il documento Brunetta, senza nemmeno un’astensione.

Questo significa che Reggio Emilia è compatta a fianco del Cav. , senza defezioni. Men che meno, sembra di capire, defezioni da una base insofferente più che altrove alle larghe intese intorno a Enrico Letta e all’alleanza sia pure per necessità col Pd, mentre a Reggio a sono sempre botte da orbi.

Prima del voto il Cav. ha parlato in modo torrenziale per due ore, mescolando l’analisi economica e gli scenari politici ai sentimenti personali drammaticamente vissuti di fronte alla scissione. Una fatica non da poco per un quasi ottantenne, al  punto che sul finire ha avuto una crisi di stanchezza.

Giuseppe Pagliani, come del resto gli altri delegati, è andato in visibilio: “Berlusconi ha fatto una lezione di politica economica, e come sempre controcorrente. Ha detto ciò che tutte le persone di buon senso pensano, ma conferendogli nobiltà teorica e politica. La Bce deve essere messa in condizioni di stampare più moneta, come fanno tutti i Paesi per sostenere la ripresa, tenendo sotto controllo il rischio inflazione e debito, ma creando le condizioni per un’autentica ripresa. E’ tornato ad attaccare la politica della Merkel e l’egoismo della Germania, che continua a guadagnare sulle nostre disgrazie”. E sul governo? “Forza Italia continuerà a sostenerlo, naturalmente se farà ciò che deve fare”.

Quanti sono quelli che se ne vanno? “Mah, i delegati presenti e che hanno votato all’unanimità erano quasi l’80%. Ciò significa significa che il 20% dei dirigenti sono con Alfano e Formigoni, forse meno. Certamente sono molti ma molti di meno alla base. A Reggio siamo tutti compatti e remiamo nella stessa direzione”. A differenza di Modena dove Carlo Giovanardi ha fatto il salto con Alfano. Ma con lui non c’è nemmeno il vecchio, grande amico Emerenzio: entrambi incrollabilmente democristiani, usciti insieme dall’Udc per approdare al Pdl, un tempo erano inseparabili.

(p.l.g.)

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