Troppo potere ai sindaci, minoranze spazzate via. Mal di pancia Pdl sul ddl “svuota Province”

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Ma questo decreto svuota Province non sarà, come dicono in Veneto, “pèso il tacon del buso”? Il rattoppo non sarà peggiore dello strappo? Il dubbio è serpeggiato questa mattina nel corso del convegno del Pdl reggiano, all’hotel Europa, dedicato al decreto di riforma degli enti locali (province, unione dei Comuni e città metropolitane) con l’onorevole Elena Centemero, relatrice del ddl alla Camera, e l’on Massimo Palmizio di Bologna.

Incontro in “partibus Delrio”, cioè nella terra del ministro dell’autonomie regionali e prima sindaco della città, che è anche il più “spinto” in direzione dell’abolizione delle province. Infatti al centro dell’iniziativa – presieduta  dal  capogruppo Pdl in provincia Giuseppe Pagliani e della coordinatrice provinciale Roberta Rigon – c’era proprio il testo consegnato alla Camera dal Delrio (ma firmato anche da Quagliarello, Saccomanni ed Elia). Testo che diversi problemi, tanto che la platea ha rumoreggiato, quando si è capito che la riforma ponte esclude di fatto le minoranze dalla gestioni delle funzioni residue della provincia. –

Sul fatto che si debba evitare di far votare di nuovo per le Province, in primavera, sono tutti d’accordo. Ma il Pdl sta lavorando a una serie di emendamenti che saranno presentati giovedì almeno per limare le parti più controverse. Perché – ha detto l’on. Centemero – questo è un progetto di renziana memoria, quello che io definisco il decreto del “sindaco d’italia”.

La relatrice ha spiegato che il decreto si rende indispensabile, appunto, per evitare il rinnovo del consigli e dei presidenti con elezioni di primavera. Dopo che la corte Costituzione ha cassato l’articolo 17 della legge Monti sulla spendig rewiew, è in moto un complesso meccanismo di riforma che dovrà portare alla cancellazione della parola “province” dalla Costituzione.

Si pone perciò il problema di una riforma-ponte da realizzare molto rapidamente.

In sostanza – ha riferito Centemero – il testo in discussione trasforma le province in Enti di secondo grado, con il trasferimento del personale e di gran parte delle competenze ad altri enti, regioni o comuni. La mappa delle province non sarà cambiata, ma il presidente sarà un sindaco eletto dall’assemblea dei sindaci, dove ciascun primo cittadino peserà in relazione agli abitanti del proprio comuni. E’ facile arguire che il presidente della Provincia sarà anche il sindaco del capoluogo. Se per ipotesi, il presidente venisse nominato oggi, molto probabilmente sarebbe il prosindaco di Reggio Ugo Ferrari.

Peraltro l’assemblea dei sindaci avrà funzioni limitate: oltre alla nomina del presidente, voterà i bilanci e adotterà lo statuto dell’ente. Il potere vero, peraltro residuo, sarà demandato a un consiglio provinciale non più eletto, come si diceva, ma composto dai sindaci dei comuni con più di 15 mila abitanti e dai presidenti delle Unioni dei comuni superiori ai diecimila abitanti. Di fatto i comuni piccoli saranno completamente tagliati fuori, e non è un problema da poco, perché – anche se la provincia viene svuotata da molte funzioni – il consiglio dei “sindaci maggiori” manterrà ancora compiti di indirizzo e di gestione: la pianificazione del territorio (funzione strategica anche per i grandi affari economici), gestione ambientale e dello smaltimento rifiuti, gestione della mobilità, viabilità sovracomunale, gestione della rete scolastica, ma con l’esclusione dell’edilizia.

L’on Centemero ha sottolineato i risparmi derivanti dallo “svuota Province”: non più costi per le elezioni – 208 milioni di euro a tornata – né stipendi per presidenti, assessori e gestioni o indennità per i consiglieri. Il personale resterà tutto con il medesimo tipo di contratto, ma trasferito ad altri enti. I risparmi si vedranno solo nel tempo. “Ci saranno più efficienza, più risparmi e uno snellimento della burocrazia” ha detto la deputata del Pdl.

Nondimeno il Pdl ha il mal di pancia, soprattutto alla base: non solo per l’esclusione dei piccoli comuni (che comunque saranno obbligati a costituirsi in Unioni sino a 5.000 abitanti, che scendono a 3.000 in montagna), ma soprattutto perché tutto il potere ai sindaci significa né più né meno lasciare le minoranze fuori dalla porta. In un territorio come il nostro, dove i sindaci sono quasi tutti “compagni di banco” del Pd, il consiglio provinciale diventerebbe secondo un’opinione diffusa una specie di barzelletta, specialmente sulle questioni urbanistiche e di pianificazione.

E’ per questo che il Pdl si prepara a presentare alla Camera entro giovedì una serie di corposi emendamenti, e si prospetta una battaglia non facile.

“Il ministro Delrio insiste perché l’approvazione avvenga entro il 31 dicembre, proprio per evitare il voto di primavera – ha aggiunto Elena Centemero – Ma non credo che i tempi siano sufficienti. Ma il voto non ci sarà comunque, perché i commissariamenti sono prorogati per tutto il 2014”.

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8/11 – Il Ddl “svuota province” è al centro di un convegno organizzato dal Pdl-Forza Italia di Reggio, oggi sabato 9 novembre. Appuntamento nella sala conferenze dell’Hotel Europa di Reggio Emilia alle ore 11.

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All’incontro intervengono l’on. Elena Centemero, relatrice del disegno di legge sulla riforma di Province e Unioni dei comuni, e l’on. Massimo Palmizio.

Presiede Giuseppe Pagliani, capogruppo Pdl in consiglio provinciale.

In calendario interventi di Massimiliano Camurani (consigliere provinciale Pdl), di Cristina Fantinati (capogruppo nell’Unione dei comuni Bassa reggiana) e di Gian Franco Carugo (coordinatore comunale del partito).

Conclusioni di Roberta Rigon, coordinatrice provinciale del Pdl.

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