Antimafia divisa: non bastano 17 clan di ndrangheta? Perché la bagarre leghista a Brescello? Due ceffi messi alla porta: chi erano?

1/12. Non basta a far fronte comune la presenza nel reggiano di 17 gruppi di ‘ndrangheta, 4 di Cosa nostra e 3 di camorra. Non basta essere a Brescello, nel paese in cui dominano i Grande Aracri. No, non basta tutto questo. Ieri sera la presentazione a Brescello del nuovo rapporto della fondazione Caponnetto della mafia in Emilia, organizzato dalla Camera di commercio col patrocinio del Comune, è finito in bagarre, con una rumorosa contestazione da parte dei militanti della Lega Nord, presenti in forze nella sala Prampolini, alcuni arrivati anche da fuori provincia. Difficile dire se la contestazione fosse preordinata. Fatto è che la segretaria della Lega di Brescello, Catia Silva, più volte bersaglio in passato per il suo impegno contro la ‘ndrangheta che spadroneggia in paese, ha protestato contro il sindaco Vezzani perché non le aveva dato la parola. Si così scatenata la bagarre, con urla e liti a muso duro. Sembra che Catia Silva avesse concordato un intervento: avrebbe di certo parlato della sua esperienza, delle minacce ricevute anche in pubblico dal giro dei Grande Aracri (anni fa fu accolta come un’eroina a un convegno antimafia  della Lega Nord, voluto dall’allora ministro Maroni) e di certo non avrebbe lesinato critiche all’amministrazione comunale. Non altrettanto certo è cos’ha indotto al cambio di programma che ha innescato la bagarre. Forse il fatto che al seguito di Catia Silva si è presentato Fabio Ferrari, leghista estromesso pochi giorni fa dalla fondazione Caponnetto (di cui era il referente in emilia) insieme a più di venti militanti con fazzoletti verdi e con delle bandiere. Non è piaciuto il tentativo di trasformare l’iniziativa in una manifestazione di partito.

Un precedente incontro con la Fondazione Caponnetto (Ferrari è il secondo da destra)

Un precedente incontro con la Fondazione Caponnetto (il 2° da destra è leghista)

Anche perchè ad alcuni è sembrato evidente il vero obiettivo della contestazione fossero i dirigenti della fondazione Caponnetto, presenti al dibattito, proprio per lo scontro con Fabio Ferrari (di cui non sarebbero piaciuti atteggiamenti e commenti postati su Facebook). E’ stato Enrico Bini, nel tentativo di riportare la calma, a rivolgersi direttamente a Ferrari, indicandolo come organizzatore della contestazione: «Volete strumentalizzare la mafia per la politica, ma la lotta alla mafia si fa insieme, da tutte le parti», ha urlato. Su Facebook, Ferrari ha replicato respingendo l’accusa: “Partecipare ad una iniziativa contro le mafie e percepire che alcuni la buttano in politica, forse per deviare l’argomento…. penso che sia un modo vergognoso per non voler parlare seriamente dell’argomento!”.  Come dire, a voler interpretare bene le parole, che il modo di parlarne della fondazione Caponnetto sarebbe poco serio, o almeno insoddisfacente (del resto lo scrive qui sotto il consigliere provinciale della Lega, Paolo Roggero). A conferma di una ruggine che evidentemente ha influito sulla contestazione. Last but not least, circola voce che due personaggi siano stati allontanati dalla manifestazione. Forse anche i clan non volevano perdersi una parola e soprattutto mettere bene a fuoco presenze ed oratori.

(Pierluigi Ghiggini)

PAOLO ROGGERO: UNA VERGOGNA NON AVER FATTO PARLARE CATIA SILVA

“La Lega Nord, da sempre in prima linea nella guerra contro le mafie era presente con numerosi suoi esponenti all’ incontro di venerdì sera a Brescello. Peccato che senza di noi la sala sarebbe stata semivuota. Peccato che gli organizzatori dell’ evento, il presidente della Camera di Commercio Bini  il sindaco di Brescello Vezzani si siano comportati in modo biasimevole. Il quotidiano Libero, ha dato una piena pagina all’ evento, citando Fabio Ferrari, referente per l’ Emilia Romagna della fondazione Capponetto e, soprattutto Catia Silva, cittadina di Brescello, che da anni combatte e denuncia i mafiosi e per questo motivo fatta oggetto di insulti, minacce, tentativi di aggressione. Abbiamo ascoltato una serie di interventi che è un complimento definire banali, e che servono solo a cercare meriti da parte dei relatori. Poi, gli organizzatori hanno dichiarato chiuso il convegno, senza fare intervenire l’ unica persona presente in sala, Catia Silva, che si è opposta fieramente a comportamenti mafiosi e malavitosi, mettendoci la sua faccia ed il suo coraggio e subendo da anni minacce e persecuzioni. Ne è scaturita una protesta dei partecipanti che, più dei soliti discorsi inutili, volevano ascoltare la testimonianza di Catia. Sindaco Vezzani, ma con quale dignità lei non ha permesso di intervenire ad una sua concittadina che è andata lo stesso giorno sulla stampa nazionale come simbolo di chi ha il coraggio di opporsi alle mafie ? Sindaco Vezzani, noi crediamo che lei non sia all’ altezza di ricoprire il mandato che le è stato conferito. L’ unica colpa della Catia Siva è di essere militante nel movimento politico “ sbagliato “. Se fosse stata del PD verrebbe portata da un luogo all’ altro ed esibita ai cittadini come una icona della lotta alla mafia”

Paolo Roggero, consigliere provinciale Lega Nord

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