Negazionismo e Shoah Carrattieri (Istoreco): “All’Odifreddi reggiano rispondiamo con Iannis Roder” (stesso giorno, stesso posto). Il matematico su Escher, lo storico su Ester

L’istituto reggiano “bacchetta” il matematico “impeninente”, molto presente nella nostra città (Giornate della Laicità e Palazzo Magnani)

“La morte di Priebke e l’anniversario della “razzia” degli ebrei romani – scrive il presidente di Istoreco Mirco Carrattieri in una lunga nota – hanno riattivato l’attenzione dell’opinione pubblica italiana sul tema della Shoah. Ciò si è concretizzato tra l’altro nella riproposizione in Parlamento di disegni di legge contro il negazionismo (quello Amati, attualmente in discussione in Senato, quello Santerini alla Camera)”.

“A questo proposito – continua – vale la pena esplicitare due nodi critici, che la comunità degli storici, al di là delle sue molteplici divisioni,  ha più volte manifestato nei confronti di queste tendenze di una classe politica magari benintenzionata, ma spesso  frettolosa e superficiale. Da un lato occorre stigmatizzare il fatto che in Italia si tenda a concentrare l’attenzione sui temi della memoria solo in reazione alle contingenza della cronaca o alle necessità immediate del dibattito politico, aumentando così a dismisura il rischio di provvedimenti del tutto improvvisati e  fortemente strumentali; laddove, proprio per la loro delicatezza, temi come questi richiederebbero una discussione pacata e approfondita e una trattazione articolata e organica”.

“Dall’altro va ribadito come, anche al di là delle buone intenzioni, l’idea che si possano imporre per legge (o in un’aula di tribunale) le verità storiche è tutt’altro che assodata, come dimostrano sia un ampio dibattito metodologico, sia le esperienze tutt’altro che felici dei paesi nei quali sono stati introdotti provvedimenti del genere. Concreto è infatti il rischio che norme antinegazioniste limitino a priori la libertà di pensiero e di ricerca; che siano di dubbia interpretazione e inefficace applicazione, facendo riferimento a concetti come “genocidio” o “crimine di guerra” tutt’altro che consolidati anche a livello teorico; che legittimino come interlocutori – e addirittura valorizzino come paladini della libertà di espressione – i sostenitori, del tutto minoritari e privi di autorevolezza scientifica, di tesi militanti e deliranti”.

E ancora: “Altra cosa è ovviamente sostenere l’opportunità di leggi adeguate non contro l’opinione negazionista, ma contro l’apologia della violenza o l’istigazione al crimine che ne derivano. Così pure negare l’opportunità di una legge sul negazionismo non significa affatto disconoscere la necessità di una lotta senza quartiere contro i razzismi e le discriminazioni, bensì evidenziare come il terreno educativo ben più di quello repressivo sia lo strumento adeguato e efficace per affrontarli; e come invece l’approvazione (frettolosa) di una legge (parziale) corra concretamente il rischio di alimentare la convinzione che il problema sia già risolto e che quindi debba essere accantonato  dall’azione politica quotidiana”.

“Nel caso specifico – puntualizza Carrattieri – la discussione è certamente resa più complessa dal fatto che la Shoah sia un elemento centrale dell’identità europea e che il negazionismo sia una componente strutturale della Shoah stessa e non una sua mera rappresentazione. E anche da alcuni fattori di contesto, come  alcune ambigue prese di posizione dell’Unione Europea o l’obiettivo proliferare di tesi negazioniste, veicolate soprattutto da Internet”.

“Ma personalmente continuo a ritenere che la via maestra da seguire, come sostenuto dal documento ufficiale della Sissco (Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea), sia costituita “dall’insegnamento, dall’educazione e dalla mobilitazione civile a sostegno delle vittime di ieri e di oggi”; cioè la via dell’azione culturale e della censura morale, non quella della sanzione penale”.

“In questo scenario generale vorrei collocare anche un elemento locale, cercando di cogliere l’opportunità offerta da una singolare coincidenza. Nelle scorse settimane infatti il dibattito sul negazionismo ha coinvolto tra gli altri il matematico Piergiorgio Odifreddi, accusato, per alcuni frasi pubblicate sul suo blog, di una eccessiva disinvoltura nell’affrontare il tema delle camere a gas”.

“Al di là dei meccanismi autoreferenziali e banalizzanti della rete, delle logiche di protagonismo dell’industria culturale, dei limiti epistemologici della conoscenza storica, del terreno strettamente logico delle argomentazioni, della vocazione al paradosso propria del personaggio (tutti argomenti legittimi da lui richiamati a propria discolpa), resta a mio parere la necessità di stigmatizzare la superficialità e l’inopportunità delle parole di Odifreddi, che ha sostanzialmente relegato al campo delle opinioni l’esistenza delle camere a gas, dimostrando di non conoscere né la consolidata tradizione di ricerca in merito, né le considerazioni più avvertite di quella teoria della storiografia che pure dovrebbero interessargli in quanto filosofo della scienza”.

“Come è noto il matematico è di casa a Reggio Emilia, come collaboratore fisso delle Giornate della Laicità e membro del comitato scientifico della Fondazione Palazzo Magnani. Come tale è annunciato a Reggio l’8 novembre alle ore 17.30 presso l’Aula Magna dell’Università di Reggio per una lezione su Escher a margine della bella mostra organizzata a Palazzo Magnani.

“Dopo le sue incaute esternazioni – rivela Carrattieri diversi cittadini reggiani ci hanno comunicato o hanno espresso pubblicamente la richiesta di prendere posizione critica contro Odifreddi . Il caso vuole che la migliore risposta sia già in calendario: infatti lo stesso 8 novembre, sempre nel palazzo universitario e qualche ora prima di Odifreddi (alle ore 15 in aula II) è prevista una lezione di Iannis Roder, consigliere pedagogico e responsabile della formazione docenti presso il Mémorial de la Shoah di Parigi”.

“Roder, presentato da Laura Fontana, referente italiana del Mémorial,  parlerà nello specifico dell’Aktion Reinhardt, l’azione sistematica di sterminio della popolazione ebraica polacca realizzata dai nazisti tra il 1942 e il 1943; e di seguito presenterà presso la sala riunioni di Istoreco una proiezione in esclusiva del film-documentario Belzec di Guillaume Moscovitz, già evento speciale alla XX settimana internazionale della critica di Venezia 2005″.

“Si tratta di una iniziativa – spiega – organizzata in collaborazione con l’Università e l’Istituto storico di Modena; che dimostra il rapporto consolidato da Istoreco con le massime istituzioni mondiali nel campo della storia della Shoah (oltre al Mémorial, anche lo Yad Vashem di Gerusalemme e lo Juedisches Museum di Berlino)”.

“Il nostro Istituto ha del resto nello studio della cultura ebraica e della persecuzione antiebraica durante il fascismo e la guerra uno dei suoi principali settori di attività: basti pensare ai Viaggi della Memoria nei campi di concentramento e di sterminio; alle visite guidate alla Reggio ebraica; e al recente Progetto Ester, il sito tematico messo in rete nel 2013 in occasione dei 600 anni della presenza documentata degli ebrei a Reggio”.

“Lavorando quotidianamente su questi temi come base della costruzione di una cittadinanza europea, ne conosciamo bene la complessità e la delicatezza; e auspichiamo quindi  che vengano trattati con estrema cura e senza velleitarismi”.

“Nella convinzione – conclude lo storico, riferendosi anche al “matematico imperttinente ” – che proprio la ricerca rigorosa, la divulgazione seria e la didattica interculturale siano le armi più efficaci contro ogni negazionismo, ci permettiamo di invitare il professor Odifreddi ad ascoltare personalmente Roder. Auspichiamo inoltre che anche la cittadinanza intervenga numerosa: Reggio Emilia ha infatti l’occasione di dimostrare una volta di più la sua attenzione per le tematiche della memoria e di ribadire la sua ferma volontà di essere in prima fila contro ogni forma di fascismo e di razzismo. Dall’8 settembre 2013 e fino al 25 aprile 2015 celebriamo il 70° anniversario della Resistenza italiana: è in queste azioni quotidiane, prima ancora che nelle celebrazioni ufficiali, che occorre tenere alta la bandiera della democrazia antifascista”.

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