Rimborsi allegri ai consiglieri regionali:
tre vestiti a Fabio Filippi? La rabbia aumenta

L’onda montante dell’indignazione si avverte a pelle, e potrebbe travolgere l’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna. Le notizie sui rimborsi allegri ai consiglieri regionali, su cui indagano i pm di Bologna Morena Plazzi e Antonio Scandellari, crescono di giorno in giorno e appaiono sempre meno sopportabili agli occhi dell’opinione pubblica.

Si è cominciato con i cinquanta cent per entrare nei bagni della stazione rimborsati al Pd Thomas Casadei e si arrivati ai 500 mila euro per placare i morsi della fame di tutti i consiglieri in una ventina di mesi. E pure cene da veri signori da Rosetta e Alle Ostriche di Roma, o al quotatissimo Calandre di Sarmeola, provincia di Padova, dove un politico ha scrociato quasi 700 euro per tre persone, naturalmente a carico dei contribuenti.

Ogni giorno, dicevamo, una notizia: secondo il Corriere Bologna anche il consigliere del Pdl Fabio Filippi, reggiano di Casina, non avrebbe resistito alla tentazione: perché sarebbero saltati fuori tre scontrini fiscali per l’acquisto di vestiti, rimborsati dal gruppo Pdl. Al momento Filippi non risulta indagato.

E’ certo che nel registro degli indagati ci sono invece i nomi di tutti i nove capigruppo dell’Assemblea regionale (nessuna escluso), perché sono loro ad aver autorizzato i rimborsi. Ma si parla di un’ondata di consiglieri “semplici” sottoposti a indagini, o in procinto di esserlo.

La casistica che sta emergendo dall’indagine è stupefacente. Nel tunnel degli orrori, per fare qualche esempio, compaiono la cena di solidarietà con l’Associazione tumori che la consigliera Silvia Noè, cognata di Pierferdy Casini, ha messo in carico al gruppo Udc e ai gioielli acquistati; o ai colpi gobbi messi a segno da Luigi Giuseppe Villani, già capogruppo Pdl, alle Tre Ville di Parma (1.750 euro, cena per 50 persone) e persino da Tiffany nel 2010 per un piccolo gioiello da alcune centinaia di euro (ma potrebbe averlo acquistato un altro consigliere), tutte spese per elevare la qualità della politica saldate con una carta di credito a carico della Regione dalla quale uscì la quisquilia di 43 mila euro tra il giugno 2010 e il dicembre 2011.

Il capogruppo Pd Marco Monari non è stato da meno: nello stesso periodo ha speso 30 mila euro in pranzi e cene, e sempre in ristoranti di buona caratura. L’ipotesi, per tutti, è di peculato. La rabbia della gente aumenta a vista d’occhio.

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Una risposta a 1

  1. Asteroide 423 Rispondi

    03/11/2013 alle 10:50

    Restituzione con interessi di mora.
    Questa sarebbe giustizia, ma dato che siamo in Italia…
    Quella che s’è desta, ma poi si è girata dall’altra parte e ha ricominciato a dormire, per poi entrare in catalessi.
    Gli incubi sono degli italiani, quelli per modo di dire ‘gli aventi diritto’ al voto.
    Quale? ‘Vota Antonio La Trippa!’.

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