Prodi, addio (con rancore) al Pd: “Progetto fallito, me ne vado”.
Ma il Professore non andrà ai giardinetti

di Pierluigi Ghiggini

“Chi si leva dai piedi, si leva dai piedi”. Oggi i notisti accreditano l’idea di un addio definitivo di Romano Prodi non solo al Pd (che è rottura  senza appello) quanto alla politica. Il professore di Scandiano non ha ritirato la tessera nel suo circolo di Bologna, né intende farlo, e soprattutto non andrà a votare alle primarie, come ha dichiarato all’inaugurazione della nuova sede di Telereggio.

Ma le cose stanno proprio così? La decisione di Prodi, inevitabilmente, è anche la conseguenza  del tradimento dei 101 e più che lo hanno fucilato nelle votazioni per la presidenza della Repubblica. Tuttavia chi gli è vicino racconta della sua amarezza  per lo scandalo dei rimborsi ai gruppi politici dell’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna.

La sostanza è che la rottura col Pd è per Prodi la presa d’atto del fallimento di un progetto politico.

E il ragionamento lo ha affidato sul Corriere della Sera al vecchio amico (reggiano) Francesco Alberti. «Non era questo (cioè questo Pd, ndr.) il mio disegno politico, prendo atto che ciò per cui mi sono impegnato in tutti questi anni non è  riuscito. Ci sono state forze di ogni tipo, e non mi riferisco solo al centrosinistra, che mi hanno ostacolato in ogni modo e ancora oggi fanno sentire il loro agire. E siccome, come dicono i miei concittadini reggiani, “non si può stare in mezzo all’uscio”, ho deciso di dedicarmi ad altro…».

REGGIO TELEREGGIO

Resta da vedere cosa sarà questo “altro”. I nipotini? Le lezioni negli Usa e le consulenze in Cina? O magari il ruolo di padre nobile di un nuova forza politica? Ipotesi non del tutto peregrina, questa, in considerazione del processo accelerato di dissoluzione che investe sia il Pdl sia il Pd.

Ieri – assicura Pierangelo Sapegno sulla Stampa – Il professore e Matteo Renzi hanno avuto un fitto scambio di messaggini. Prodi si è avvicinato gradualmente al sindaco di Firenze, tanto che il l’ex sindaco di Reggio e oggi ministro Graziano Delrio potrebbe essere considerato il trait-d’union tra il vecchio saggio e il “giovane barbaro” che alla Leopolda non ha esposto le bandiere del Pd. Renzi a suon di sms non avrà certo cercato di convincerlo a ricucire almeno provvisoriamente lo strappo: sa bene che Prodi su certe cose non si lascia convincere da nessuno.

Diciamola tutta: la rottura segna la fine di una storia non per Prodi, ma per i democrat. La fine di fusione a freddo che  ha consumato l’ultima energia residua. Non a caso Prodi ha lanciato l’appello perché “una nuova leva di giovani” prenda le redini della politica, e vada a votare alle primarie. Un assist potente a Renzi, certamente, ma che va ben oltre l’orizzonte del Pd. Vedremo fra poco se Prodi si dedicherà ai nipotini a Bebbio, o diventerà segretario generale dell’Onu. O se ha in serbo un altro giro di pista nella politica italiana.  Ma, detto fra noi, chi glielo fa fare?

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2 risposte a Prodi, addio (con rancore) al Pd: “Progetto fallito, me ne vado”.
Ma il Professore non andrà ai giardinetti

  1. Colleoni Rispondi

    11/11/2013 alle 13:43

    Per associazione di idee…….che ne dite dell’operazione nuova sede di Telereggio,una geniale intuizione di Cattozzi…..oggi una Pravda..

  2. Asteroide 423 Rispondi

    13/11/2013 alle 09:01

    Io lo metterei dietro un tavolaccio a stringere cappelletti.
    Una forma di meditazione per averci fatto entrare precipitosamente nell’Euro senza vaselina.

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