E con 10 euro hai una poltrona (non in cda)
Slurp! Panem et circenses olè: in tempi di crunch (credit) il teatro Valli offre (per 20 euro) il brunch domenicale

(Satirella politico-culturale)

Non solo libagioni. L'ultima "geniale" campagna, criticata da molti (forse perché nn capita, forse perché capita troppo), è sul biglietto d'ingresso a prezzo fisso calmierato   per i giovani che non se lo possono permettere. Tuttavia, primum vivere, deinde "poltronari"...

Non solo buffet. L’ultima geniale campagna culturale anti-crisi pensata dalla Provincia ha destato alcune perplessità (forse perché non capita, forse perché capita troppo). Un ‘bigliettao meravigliao’ a prezzo fisso, scontato, per chi non se lo può  permettere. Con 10 euro entri e ti metti in poltrona. Se invece vuoi mangiare devi sborsarne 20. Tuttavia: “primum vivere, deinde philophari”.

Ogni maledetta domenica. Eh sì, ci salverà il buffet.

Da ieri, giorno del patrono, il teatro Valli è in grado di offrire a chi ha fame di cultura e sete di verità anche un servizio di “pasto veloce” e di digestione lenta, laddove “brunch” è la crasi delle parole breakfast (colazione) e lunch (pranzo).

Ai consueti servizi di caffetteria e bookshop, infatti, il tempietto reggiano dell’arte offre la possibilità, in via sperimentale, non solo mentale (anzi: in forma assolutamente materiale: in fondo, filosoficamente parlando,  siamo ciò che mangiamo – e anche i radical chic prima o poi “evacuano”), di consumare alcune pietanze al termine degli incontri della domenica.

Quelli della rassegna “Finalmente domenica”, subito ribattezzata “Finalmente si mangia“. Già: il Valli, solitamente abituato alle vacche grasse, ha deciso di rimpinguare le sempre più magre casse dedicandosi a un menu all together now, povero di zuccheri e di sale (in zucca?).

Da qui la nuovissima formula: dal teatro-canzone di Gaber al teatro-“calzone” di Vacis, ossia al teatro-tinello, buono per tutte le Quattro Stagioni (nel senso di pizza) di Vivaldi.

Vai a vedere l’opera lirica? Ti meriti un bel piatto di pasta di incoraggiamento, perché per sorbirti una maratona così servono molti carboidrati e  a fine sessione pure un sorbetto, così magari hai l’alibi di lasciarti andare pure a un bel ruttino dal loggione, che comunque è sempre meglio che gridare “buuu” o, ci tempi che corrono, lanciare verdura.

Se poi in programma c’è Verdi, di cui ricorre il bicentenario, ecco le “maschere” (aiutate dagli chef dell’ufficio comunicazione, che essendo ben “nutrito” in periodi di calma lavorativa qualcosa di extra dovrà pure inventarsi, no?) pronte a servirvi un bel menu tricolore, con tanto di salumi prodotti a Busseto e marcia trionfale dell’Aida a far da sottofondo eno-gastronomico.

Vai a vedere il balletto classico, la danza moderna? Beh, qui ci sta un bel menu vegano, così non ingrassi e anzi ti restano nervi e muscoli in bella mostra, bell’e pronti per lo yoga, sani e belli senza doparsi di carne e molluschi.

Vai a sentire la prosa? Anche qui il catering (chiamiamolo banqueting, fa più fico) è personalizzato: se il musical è da due soldi bastano Quattro Salti In Padella della Findus, se invece si va ad assistere a L’opera da tre soldi di Brecht è bene che si assumano proteine, e dunque un bel filetto al pepe andrà benissimo.

Per il mozartiano Le “cozze” di Figaro, invece, il menu sarà a base di pesce. E via trangugiando sulle note de L’oro del Righi (quello dell’erbazzone), nostrano riadattamento dell’opera wagneriana, a metà tra L’oro del Reno e la tetralogia di Mario Vighi (pan, parsòt, uova e lambròsc). Per chi ama i dolci, invece, c’è la specialità della casa si basa sulla ricetta inedita e oggi recuperata del grande Armando Gentilucci, ossia il PlumCage, delizioso tortino atonale per “forno preparato” (questa è da antologia – ndr).

La Fondazione I Teatri, con I love My Kitchen e Macchine Celibi, “offre quindi un buffet (al prezzo di 20 euro) con un’ampia scelta dal dolce al salato, dalle verdure alla frutta, dall’acqua al vino”, dalle ostriche al caviale.

E poi pancake, uova e bacon (ovviamente indicato per gli appassionati di Francis Bacon), ma soprattutto le prelibatezze della nostra tradizione, specie se si ha un debole per il Guglielmo “Tortell” di Rossini, tra l’altro meno calorico del cocktail Bellini.

Insomma, il Valli della culinaria (parola da leggersi tutta attaccata, mi raccomando) s’è lanciato, il “dado” (Knorr) è tratto. Come dire: “piatti” chiari e amicizia lunga – prenotate, prenotate, qualcosa resterà…

(c.a.p.)

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