Mega-stagionatura, “non si può rinunciare”. Anche la Cgil dice sì

Infuria la polemica dopo il no definitivo della Provincia alla mega-stagionatura da 650 mila forme a San Martino in Rio, progettato dalla Nuova Castelli (sessanta milioni di investimenti che rischiano di prendere la strada di un’altra provincia).

Anche la Cgil, con un documento firmato da Matteo Alberini e Renzo Giannoccolo si pronuncia a favore del progetto: «Non si può rinunciare a cuor leggero a questo investimento e alle positive ricadute, economiche ed occupazionali che esso comporta – scrive la Cgil – Siamo anche noi convinti che l’immagine del “re dei formaggi” vada tutelata in quanto eccellenza del territorio, ma senza operatori moderni in grado di promuovere il prodotto verso nuovi mercati e nuovi segmenti di consumatori, la filiera rischia di avere sbocchi solo sul mercato locale ovvero di rimanere prigioniera di un rapporto impari con la grande distribuzione organizzata».

Tuttavia la Cgil pone delle condizioni: in particolare un Accordo di programma con l’imprenditore per un progetto di valore ambientale e architettonico, e che soprattutto non diventi il cavallo di Troia per la lavorazione dei simil-grana (il riferimento, evidente, è alle attività in Ungheria della Nuova Castelli).

IL TESTO INTEGRALE DELLA NOTA DELLA CGIL

Stiamo seguendo da alcuni mesi la vicenda della realizzazione a San Martino in Rio di una importante struttura per lo stoccaggio e la commercializzazione del Parmigiano-Reggiano. Abbiamo raccolto, confrontandoci con diversi attori del settore agricolo e con le istituzioni locali coinvolte, le ragioni pro o contro questo intervento, per capire se prevalgano i rischi o le opportunità per il sistema economico locale. 

Da una parte, abbiamo i vantaggi di un grosso investimento in un momento non certo favorevole dell’economia, in un comune pesantemente colpito dalla perdita di posti di lavoro. L’intervento avverrebbe in un’area già edificata, consentendo di bonificare le attuali strutture, fortemente degradate, ed avrebbe accesso diretto alla grande viabilità, limitando al minimo le ricadute sul traffico locale della logistica del prodotto.

La soluzione urbanistica suggerita dall’assessorato provinciale alla pianificazione territoriale ed assunta dal Comune di San Martino in Rio, consistente nella riduzione dell’area della futura zona industriale di Prato di una superfice corrispondente a quella oggetto dell’intervento, ha anche il pregio di conservare alla destinazione agricola una porzione di terreno che sarebbe stata destinata alla cementificazione.

Dall’altra parte, vi sono le ragioni di chi teme la progressiva “industrializzazione” del Parmigiano-Reggiano, che ha la sua forza nell’immagine di genuinità e naturalità. Vi sono soprattutto idee diverse su quale sia il modo migliore di distinguerlo dai tanti tentativi di imitazione che lo insidiano sui mercati, così come vi sono perplessità circa l’opportunità di concentrarne  in poche mani la stagionatura e la commercializzazione.

Dopo una attenta valutazione, e senza entrare nei dettagli di ogni singolo aspetto, ci sentiamo di affermare che non si può rinunciare a cuor leggero a questo investimento e alle positive ricadute, economiche ed occupazionali che esso comporta. Siamo anche noi convinti che l’immagine del “re dei formaggi” vada tutelata in quanto eccellenza del territorio, ma senza operatori moderni in grado di promuovere il prodotto verso nuovi mercati e nuovi segmenti di consumatori, la filiera rischia di avere sbocchi solo sul mercato locale ovvero di rimanere prigioniera di un rapporto impari con la grande distribuzione organizzata.

Compito degli amministratori locali è di favorire la ricerca di soluzioni che sappiano comporre i vari interessi di parte, avendo a cura il bene della collettività nel suo complesso. Proponiamo quindi che si proceda rapidamente alla convocazione della Conferenza dei Servizi, per avviare l’iter urbanistico e, contemporaneamente, chiediamo all’Amministrazione provinciale di farsi promotrice di un vero e proprio “Accordo di Programma” tra tutti i soggetti interessati, per  assicurare che i possibili vantaggi dell’investimento ricadano sulla comunità locale, impedendo al contempo che si concretizzino i potenziali svantaggi.

In questo Accordo di Programma si dovrebbero formalizzare impegni precisi da parte dell’investitore su alcuni punti dirimenti e vincolanti per la conclusione dell’iter autorizzativo:

progettare una struttura col minimo impatto ambientale e la massima qualità architettonica, costruita secondo le più avanzate tecniche di sostenibilità degli edifici e realizzando in parte dell’area interventi di mitigazione / compensazione ambientale;

utilizzare al più possibile il lavoro locale, sia per la costruzione della struttura che per il successivo svolgimento delle attività, definendo preventivamente una cornice di regole sulle condizioni normative e di impiego del personale e per le relazioni industriali nel sito;

collaborare con le associazioni agricole ed il Consorzio di Tutela per garantire che la struttura non si presti in alcun modo a lavorare prodotti che si possano confondere con quello che è il vero ed unico Parmigiano-Reggiano DOP.

Crediamo fermamente che, in questo modo, si possano tenere insieme gli interessi locali coniugando tradizione ed innovazione, così come crediamo che gli investimenti che generano lavoro e sviluppo, se rispettano le leggi, i beni ambientali, la salute delle persone e la qualità del lavoro, debbano essere i benvenuti e vadano valorizzati.

Matteo Alberini  (Camera del lavoro territoriale – CGIL di Reggio Emilia) 

Renzo Giannoccolo  (CdL zona Correggio)

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