Ivan Forte resterà libero per 5-6 mesi. Tribunale e Procura spiegano perchè

Ivan Forte, condannato a vent’anni di carcere dal giudice Angela Baraldi per l’omicidio della convivente Tiziana Olivieri, resterà libero ancora per 5-6 mesi, sia pure sotto stretta sorveglianza nella sua città d’origine, Castrovillari. E’ quanto si appreso dal presidente del tribunale di Reggio, Caruso, dal procuratore della Repubblica Grandinetti e dal pm Valentina Salvi dopo le proteste della famiglia di Titti Olivieri, l’altro ieri, alla lettura della sentenza. Di fatto, è stato spiegato, tenendo conto che il processo si è svolto col rito abbreviato che comporta la riduzione di un terzo della pena, vent’anni di carcere corrispondono al massimo della pena (senza l’aggravante dei futili motivi).

Quanto al fatto che il pm Valentina Salvi non abbia chiesto ieri la carcerazione del condannato, la risposta è disarmante: non si chiedono gli arresti per una persona che, udito ciò, avrebbe poi tutto il tempo per fuggire. Per lo stesso motivo, di conseguenza, non si può chiedere adesso alla Salvi se sia o meno sua intenzione chiedere questi arresti. E trattandosi di rito abbreviato, la Procura non può ricorrere in appello: può solo impugnarla in Cassazione, ma solo nel caso (assai remoto) di violazione della legge o in presenza di errori ed illogicità nella motivazione, che sarà depositata entro 90 giorni. Per questo Ivan Forte continuerà, per circa 5 – 6 mesi, ad essere “confinato ” nel suo paese calabrese, Castrovillari: potrà varcare il protone del carcere solo dopo che la sentenza sarà passata in giudicato.

Il processo si era  aperto in un clima di polemiche per la scarcerazione di Ivan Forte, nel maggio scorso, per decorrenza dei termini, a causa – ha spiegato Caruso –  di “una carta infrattata”, il quale ha aggiunto che la carcerazione era stata “verosimilmente eccessiva”. “Il nostro è un sistema di civiltà giuridica da paese civile”, ha sottolineato, e ha ribadito che “il giudizio è tecnico, freddo, oggettivo, deve resistere alle pressioni esterne. La sentenza tiene conto delle due parti in causa, e il giudice la spiega, motivandola. Per cui, cerchiamo di evitare un clima da Colosseo”. Il procuratore Grandinetti, con a fianco la pm Valentina Salvi, ha detto: “Non siamo sacerdoti che devono fare giustizia, ha sottolineato, il nostro compito è quello di applicare le leggi”.

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