Omicidio di Titti Olivieri, Ivan Forte condannato a 20 anni. E per ora resta in libertà

Il giudice di Reggio Emilia Angela Baraldi ha condannato  a 20 anni di carcere Ivan Forte, il 27enne che nell’aprile 2012 a Fontana di Rubiera  soffocò la convivente Tiziana Olivieri e poi appiccò il fuoco alla casa per inscenare una morte accidentale.

La sentenza è arrivata in serata verso le 17.30, dopo ore e ore si attesa davanti alla porta dell’aula dove il processo, a rito abbreviato, si è svolto a porte chiuse. Dentro, oltre ai familiari della vittima, c’erano anche i genitori dell’imputato, oltre a un notevole schieramento di uomini delle forze dell’ordine, molti in borghese, per evitare eventuali contrasti.

Il giudice non ha disposto la carcerazione (come si ricorderà la sua liberazione per decorrenza dei termini, nel maggio scorso, aveva suscitato molte polemiche) e questo ha provocato duri commenti da parte della madre della vittima ( “Questa non è giustizia”) e del numeroso gruppo degli amici di Tiziana, che anche oggi hanno voluto essere presenti in tribunale. Ivan Forte, attualmente, ha l’obbligo di residenza nel suo comune di origine, Castrovillari, dove è controllato e soggetto a firme periodiche in caserma.

Il giudice Angela Baraldi si era ritirata in camera di consiglio verso le 15.30. Nella mattinata aveva ascoltato la richiesta del pm Valentina Salvi, che al termine della sua requisitoria aveva proposto l’ergastolo per l’imputato, le parti civili, rappresentate dagli avvocati Barbara Tassi e Alessandra Pellegrini, e la lunga arringa di Fabio Lombardo, il legale che, assieme all’avvocatessa Patrizia Pacia, difende l’imputato.

Il difensore , che ha parlato per più di 3 ore, aveva concluso chiedendo il minimo della pena. La sua richiesta si è basata sostanzialmente sulla parziale incapacità di intendere e di volere che avrebbe caratterizzato l’imputato al momento del delitto.

Ricordiamo, al proposito, che in una precedente udienza il giudice aveva respinto la richiesta di una perizia psichiatrica, ma l’avvocato Lombardi aveva comunque depositato una consulenza di due esperti, il professore Giuseppe Sartori, psicologo dell’Università di Padova, e Pietro Pietrini, dell’università di Pisa.

Il difensore si è richiamato a questa consulenza, che rilevava anche una “debolezza” congenita nell’imputato: nel suo patrimonio cromosomico è stata riscontrata la presenza di due alleli (sono variazioni di un gene) che, quando contemporaneamente presenti, secondo la letteratura scientifica riduce la capacità di autocontrollo. Un substrato genetico, quindi, teoricamente favorevole al raptus omicida.

(p.l.g.)

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