Facciamo un giro al Tecnopolo. Visite guidate gratis! Che pacchia!

Dopo le giornate inaugurali dello scorso fine settimana, a cui hanno partecipato circa 3.000 persone, proseguono le prossime domeniche, al pomeriggio, le aperture a ingresso libero del Tecnopolo di Reggio Emilia (capannone 19 ex Reggiane, piazzale Europa 1), con la possibilità di visitare le mostre fotografiche e di oggetti dell’Archivio storico delle Officine Meccaniche Reggiane allestite nel riqualificato capannone 19 delle Officine, ora sede del Tecnopolo.

Domenica 3 novembre (e nelle successive domeniche 10, 17 e 24 novembre) l’apertura è dalle ore 16 alle 19.

Da domenica 3 novembre e nelle domeniche successive, dalle ore 16.30 alle 17.30, è possibile partecipare liberamente a una visita guidata alla mostra Archivio storico delle Officine Reggiane. Recupero, salvaguardia e valorizzazione, organizzata da Istoreco, l’Istituto per la storia della Resistenza e della Società contemporanea di Reggio Emilia.

E’ possibile inoltre visitare un’altra mostra, fotografica, che ha per titolo Officine Meccaniche Reggiane e presenta il lavoro di tre fotografi: Fabio Boni, Alessandra Calò, Fabrizio Cicconi. I tre autori riflettono, con sguardi diversi, su una parte di storia delle Reggiane mettendo al centro le persone, il lavoro e i suoi luoghi. Un pezzo importante della storia della città raccontato con sensibilità e concretezza volgendo lo sguardo sul futuro di questi luoghi e del lavoro stesso.

LA MOSTRA E LA STORIA DELLE REGGIANE

La mostra Archivio storico delle Officine Reggiane. Recupero, salvaguardia e valorizzazione – a cura di Comune di Reggio Emilia, Biblioteca Panizzi, Polo archivistico/Istoreco di Reggio Emilia, Spazio Gerra e Soprintendenza Beni archivistici dell’Emilia-Romagna – che propone progetti, documenti, strumenti di disegno e progettazione meccanica, oggetti che rievocano la vita nell’Officina, fotografie sul lavoro e la produzione, ricostruendo gli oltre 100 anni di vita delle Reggiane, fondate nel 1904 e divenute una delle più importanti industrie meccaniche d’Italia.

Quattro le stanze espositive:

1. L’archivio salvato: L’Archivio storico delle “Reggiane”, conservato nei sotterranei della Palazzina Direzione (già adibito a rifugio antiaereo), è giunto nella sua quasi interezza fino al termine dell’attività industriale dell’impresa nel 2011. Dopo le difficili operazioni di recupero dei materiali (compromessi a causa dell’umidità dei locali), di trasferimento presso il Polo archivistico e il lavoro di ordinamento, una piccola parte dei materiali documentali dell’Archivio delle Officine Reggiane è oggi esposto al pubblico, esemplare della grande mole di materiale salvato.

2. Un secolo di lavoro: La fabbrica iniziò la sua attività nel 1901 come Officine Righi, per diventare nel 1904 Officine Meccaniche Reggiane. La produzione è terminata nel 2008 con la proprietà Fantuzzi. La fabbrica ebbe una prima importante fase di espansione nel corso della I Guerra mondiale quando, impegnata nella produzione di proiettili, raggiunse i 5000 operai impiegati. Agli inizi degli anni quaranta le “Reggiane” occupavano il quarto posto in Italia dopo la Fiat, Ansaldo e Breda per importanza ed ecletticità di attività industriali, per numero di dipendenti e per volume di lavoro. Le OMI-Reggiane si specializzarono sin dall’inizio nella produzione di materiale ferroviario di ogni genere. Divennero rinomate sul finire degli anni trenta per le locomotive a vapore carenate del Gr. 683 per le Ferrovie dello Stato. La vastissima produzione ha spaziato dai locomotori elettrici a carri e carrozze di ogni genere, alle locomotive a vapore, agli impianti fissi quali piattaforme girevoli.

L’ultima locomotiva elettrica prodotta uscì dalle Reggiane nel 1990, dopodiché la produzione ferroviaria venne abbandonata. Il settore aeronautico delle OMI-Reggiane si sviluppò nella seconda metà degli anni ’30, dopo l’ingresso della società nel gruppo Caproni che pianificò la progettazione e produzione dei velivoli da caccia della serie “Duemila” (RE 2000-2005). L’attività aeronautica cessò nel 1944. In 107 anni di attività le “Reggiane” hanno costituito il nucleo dell’industria reggiana, producendo una vasta gamma di manufatti nel settore della meccanica agricola, alimentare, ferroviaria, aeronautica fino alla fase terminale con la costruzione di grandi impianti (gru) per porti in tutto il mondo.

3. Ali reggiane: nel 1935 le OMI passarono al gruppo “Caproni” ed avviarono la produzione aerea che consentirà il raggiungimento della massima espansione della fabbrica (oltre 11.000 occupati nel 1941). La capacità tecnologica, maturata con la produzione della serie “2000” dei caccia culminata con il RE2005, pose all’avanguardia la fabbrica nel settore aeronautico in campo internazionale. I caccia RE2000 (venduto anche in Ungheria e Svezia), 2001, 2002 e 2005 e i velivoli 2003 e 2006 (rimasti allo stadio di prototipi) rappresentarono il meglio della produzione italiana anche se non vennero prodotti nelle quantità necessarie allo sforzo bellico. Oltre ai propri aerei le OMI costruirono velivoli per la Siai Marchetti (SM79), la Piaggio (P32) e motori su licenza Piaggio e Fiat. Complessivamente dal 1936 al 1944 furono costruiti dalle Reggiane 879 aerei su progetti originali della ditta, 405 S.M. 79 Sparviero (licenza Savoia-Marchetti) e 4074 motori per aviazione su licenza. La produzione aerea se rappresentò l’apogeo della capacità tecnologica della fabbrica ne decretò anche la distruzione. Dopo l’occupazione la produzione proseguì sotto il controllo tedesco (in particolare del RE2002). Per colpire questa attività strategica, la fabbrica fu colpita dagli alleati con gli attacchi aerei del 7-8 gennaio 1944 che ne danneggiarono gravemente gli impianti e provocarono oltre 260 vittime nella popolazione civile.

4. Una fabbrica, una città: Al termine del conflitto la necessità di ricostruire gli impianti si incrociò con il bisogno di diversificare la produzione dopo la parentesi bellica. La ripresa fu difficile ma il settore ferroviario, alimentare (mulini e pastifici) e portuale (silos) sia in Italia che all’estero consentirono una discreta ripresa delle attività, frenata però dal ritardo dell’erogazione dei risarcimenti per i danni di guerra, dalla esuberanza di manodopera e dalle perduranti difficoltà finanziarie dell’azienda. La difficile situazione arrivò al suo apogeo nell’ottobre 1950 quando, di fronte a un piano di licenziamenti di 2100 unità, la fabbrica venne occupata dalle maestranze. Durante l’occupazione (la più lunga nella storia industriale italiana) la produzione proseguì in alcuni settori: fu progettato e costruito il trattore cingolato R60, a dimostrazione delle potenzialità future dell’azienda. L’occupazione venne sostenuta da una straordinaria rete di solidarietà nella provincia di Reggio che consentì il proseguimento della protesta fino all’ottobre 1951 quando si procedette alla liquidazione coatta delle “Reggiane”. Nel 1952 presero avvio le “Nuove Reggiane” (sotto l’egida dell’Iri) con l’assunzione di soli 700 operai. Negli anni successivi la produzione si concentrò sulla realizzazione di locomotive, treni e impianti per zuccherifici. Il rilancio dell’azienda si concretizzò con la realizzazione di gru portuali e marine. Nel 1992 l’azienda fu rilevata dal Gruppo Fantuzzi diventando Fantuzzi Reggiane. Nel 2008 è stata acquistata dalla multinazionale americana Terex.

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