Tizian Quali rapporti tra cooperative, zona grigia e ‘ndrangheta? Cade un tabù in Sala del Tricolore

reggio contro le mafie

di Pierluigi Ghiggini

24/11 – L’accostamento ‘ndrangheta-cooperative è risuonato in Sala del Tricolore per la prima volta venerdì sera, in occasione di un dibattito organizzato dal giornale studentesco CortoCircuito (clicca) con Giovanni Tizian, giovane cronista sotto scorta da due anni e icona dell’antimafia in Emilia, Enrico Bini (presidente della Camera di commercio, anche lui sotto tiro per il suo impegno antimafia), Matteo Iori (direttore della comunità di don Artoni ed esponente di primo piano della nella battaglia contro l’invasione delle slot machine) e l’assessore Franco Corradini.

La cover del ficcante libro-inchiesta di Tizian, "Gotica"

Cover del ficcante libro di Tizian, “Gotica”

E’ un fatto quasi di portata storica che il coop-tabù sia stato infranto proprio nella storica sala del consiglio comunale, tempio del potere democratico e di sinistra reggiano, per l’occasione affollatissima di giovani e meno giovani: il pubblico occupava anche la fila più alta del loggiato, cosa che avviene assai di rado.  Se Reggio (clicca) ha sempre convissuto con la ‘ndrangheta, illudendosi di cavalcare la tigre grazie ai famosi “anticorpi(clicca) e uscendone invece rovinata a causa della bolla edilizia, dal clima di endemica illegalità, dall’usura e dall’infezione del denaro sporco, dalle guerre fra i clan che oggi assumono la forma di una sequela di incendi e attentati (è la “Reggio dei fuochi”), le generazioni di oggi sono unite, giovani del Nord e del Sud, nel considerare le mafie un pericolo mortale per il loro futuro.

Dunque, a rompere il tabù è stato proprio Giovanni Tizian, sollecitato da una domanda sulle “cooperative rosse”. Ha parlato del caso di Buccinasco e dei rapporti ventennali tra Unieco e Giuseppe Luraghi, imprenditore assolto in sede giudiziaria ma i cui rapporti con alcuni personaggi chiacchierati “sono lì, sono un fatto”. Ombre che si allungano su diverse imprese di matrice coop, e che hanno le loro radici tra gli anni Settanta e Ottanta, specialmente negli affari in Sicilia.

La copertina di un volume che qualche anno fa fece molto discutere (anche a Reggio)

La copertina di un volume-inchiesta che qualche anno fa fece molto discutere (anche a Reggio E.)

Nulla di penale – ha detto – ma grande rammarico, questo sì, perché dalle cooperative ti aspetteresti altro”. E ha aggiunto: “La politica deve avere la capacità di intervenire prima della magistratura”. Ma com’è possibile quando persino un ex segretario politico del Pd ha comprato una villa da un indagato per camorra, e la politica non ha fatto una grazia di fronte ai viaggi a Cutro dei candidati alle elezioni? Tizian ha accennato anche a questo argomento scottante per sala del Tricolore (a Cutro scesero parecchi politici, a cominciare dall’ex sindaco e oggi ministro Graziano Delrio). “Magari, senza saperlo, hanno stretto mani che grondano sangue”.

In definitiva l’assemblea, convocata sul tema del gioco d’azzardo, è finita per diventare una riflessione sulla responsabilità collettiva di fronte alle mafie. Su come contrastarle, ma soprattutto sulla sottovalutazione e il clima di omertà penetrato a fondo in città e nel mondo economico.

Ne ha parlato in modo diretto Enrico Bini (clicca), portando l’esempio della “terra dei fuochi”. “Non possiamo dimenticare che quei rifiuti spesso tossici che hanno devastato la Campania, e per i quali migliaia di persone muoiono di cancro, sono partiti dal Nord e in parte dal reggiano. Quei traffici erano gestiti dai clan mafiosi e  le aziende hanno chiuso gli occhi di fronte all’illegalità”.

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Il tema si ripropone con il lavori per l’Expo 2015, con l’emigrazione di ditte sospette dall’Emilia a Milano.

Ma Bini ha puntato il dito anche sul silenzio della città quando un personaggio cutrese disse in tv che “la mafia a Reggio sono la Prefettura e la Camera di commercio”. “Ci siamo sentiti soli, isolati, e oggi vedo come lavorano in solitudine le forze dell’ordine”. Per questo ha insistito sulle zone grigie, sugli “uomini cerniera” che assicurano i collegamenti tra l’economia legale e i clan dell’economia illegale.

Un’altra iniziativa dal forte significato simbolico è in programma nel fine settimana: venerdì sera a Brescello (dove le cosche spadroneggiano all’ombra di Peppone e don Camillo) viene presentato il rapporto sulle mafie in Emilia della Fondazione Caponnetto. Appuntamento alle 21 alla sala Prampolini. L’iniziativa, ancora una volta, è promossa dalla Camera di commercio, insieme al Comune e col contributo della Regione.

Da sinistra: Enrico Bini, Graziano Delrio, Franco Corradini e Antonella De Miro

Da sinistra: Enrico Bini, Graziano Delrio, Franco Corradini e Antonella De Miro

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Una risposta a 1

  1. Asteroide 423 Rispondi

    25/11/2013 alle 10:14

    Più che di ‘cerniera’ parlerei di abito sartoriale con bottoni di platino.
    Molto fashion…of course.

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