Il personaggio. Cattivi Maestri? No, buoni
Il giovane costituzionalista Gabriele (30 anni, della Bassa)
fa lo sciopero della fame contro
il Porcellum. W la “satyagraha”!

Maestri e Roberto Giacchetti impugnano il "Mattarellum"

Maestri e Roberto Giachetti (Pd) impugnano il “Mattarellum”

Non solo Giachetti. Da oggi c’è anche un reggiano a combattere contro questa legge elettorale, il famigerato e iniquo Porcellum. Qui sotto l’annuncio della clamorosa iniziativa civile (per ora solo di 24 ore) intrapresa dallo studioso, accademico e giornalista esperto di partiti Gabriele Maestri, 30 anni, di Guastalla, diffuso dallo stesso digiunante oggi con un intervento scritto che ha fatto il giro del web, ripreso da tanti supporter e comuni navigatori un po’ in tutta Italia. Grande stima e appoggio da parte di molti, del Pd e non.

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La cucina del Porcellum avvelena la democrazia, meglio digiunare

«E così tu sarai / uno in più con noi». Era il ritornello di una canzone che Lucio Battisti e Mogol nel 1969 avevano affidato a Riki Maiocchi. Dava l’idea di una voce che si ingrossa a mano a mano che le persone si uniscono e, così, è più difficile da soffocare. Un’unica grande voce, che però non fa perdere a ciascun elemento del coro la sua identità.

Quando Roberto Giachetti, il 7 ottobre, ha iniziato lo sciopero della fame per ottenere dalla politica la rimozione chiara e definitiva dell’attuale legge elettorale, ha offerto la prima voce. Proprio come aveva fatto a luglio dell’anno scorso. Allora furono in molti a seguirlo, parlamentari compresi, anche se alla fine la legge è rimasta la stessa e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. In questo nuovo gesto non-violento, centinaia di persone hanno scelto in piena libertà di condividere, almeno per un giorno, la battaglia di Roberto, arrivando a un totale di circa mille giornate di digiuno.

Ciascuna di loro ha fatto crescere il coro, ma non si è omologata: ha portato nel rifiuto del cibo un pezzo del suo mondo, del suo pensiero. Ha unito la propria tessera a un mosaico potenzialmente enorme, che nel dire «Mai più Porcellum» acquista le sembianze di quelli che hanno alzato la voce e di coloro che, pur non digiunando, condividono quell’obiettivo.

Oggi, nel cinquantesimo giorno di sciopero della fame di Roberto, tra quelle voci ho voluto che ci fosse anche la mia. E sulla mia tessera del mosaico cosa c’è? Cosa porto con me? Porto la mia testimonianza di costituzionalista. Di chi ha scelto di studiare le regole di un gioco grande come un Paese, di una partita che si vive in un ruolo particolare: quello di spettatori che contribuiscono a scegliere le squadre in campo (senza poterle allenare) e provano sulla loro pelle gli effetti di quella partita, senza averli decisi direttamente.

E perché mai anche un costituzionalista dovrebbe mettersi a digiunare? Il motivo c’è e sta – per dirla con Filippo Ceccarelli – nello stomaco della Repubblica. La democrazia, a ben guardare, è fatta di voti, del consenso di ogni persona. Si può dire che la democrazia si nutre di voti, come noi ci nutriamo di cibo. Se però il cibo è cucinato male, bene che vada il sapore non è buono; male che vada, ci si può lasciare le penne. Per la democrazia è la stessa cosa: una legge elettorale sbagliata può “cucinare” così male i voti da trasformarli in veleno. La cucina del ristorante Porcellum, inaugurato nel 2005 al numero 270, è un posto malsano, che scodella pessimi piatti: chi studia le regole del gioco dello Stato lo sa.

Sa che il voto non è davvero libero, perché le “liste bloccate” riempiono le Camere di “nominati” e non di eletti, con il povero votante che può solo scegliere in blocco una lista lunga così, con le posizioni stabilite dai partiti (e con le candidature in più circoscrizioni che impediscono ancora di più ai cittadini di sapere prima chi potrebbe entrare in Parlamento e chi resterebbe fuori). Sa che il premio di maggioranza, per come è fatto, può consegnare la maggioranza assoluta dei seggi a una coalizione che magari non ha nemmeno il 30%. Sa, tra le altre cose, che i cittadini della Valle d’Aosta sono trattati come elettori di serie B, perché alla Camera i loro voti non contano per raggiungere il premio di maggioranza.

Più di qualche cittadino, in realtà, ha capito come stanno le cose: a febbraio uno su quattro non è andato a votare. Non vuole intossicare la democrazia e, possibilmente, non vuole finire avvelenato. Ma un costituzionalista sa che, finché rimane questa legge elettorale, la democrazia mangerà veleno: i cibi sarebbero buoni, ma la cucina e il ristorante (che persino il primo titolare ha abbandonato) sono disastrosi. Dovevano essere chiusi da anni e invece sono ancora qui.

La democrazia non può più permettersi di mangiare pietanze avariate: a quelle condizioni, meglio digiunare. E se chi studia le regole del gioco può farlo capire rifiutando simbolicamente il cibo (sicuramente molto più genuino), ben venga. Per questo #iostocongiachetti: la nostra democrazia merita di essere di sana e robusta Costituzione, non di essere avvelenata.

Gabriele Maestri, 25 novembre

maestri

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Una risposta a 1

  1. Angela Rispondi

    06/10/2017 alle 08:56

    Digiunare ti ha mandato in pappa il cervello a quanto pare…

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