Rivelazioni Il vescovo Camisasca agente segreto del Papa
In missione per conto di Dio (e di Giussani) nell’est comunista

Altro che i romanzi di Le Carrè…

Il vescovo di Reggio Massimo Camisasca fu per anni un “agente segreto” di Papa Wojtyla nei paesi dell’est comunista. Non aveva neanche trent’anni quando il giovane sacerdote, già all’epoca uno dei più stretti collaboratori di don Giussani in Comunione e Liberazione, varcava le frontiere di Cecoslovacchia e Ungheria per tenere in contatti con i cattolici in clandestinità, con preti, vescovi, teologi, intellettuali. Portava libri, documenti nascosti anche in barattoli di marmellata, probabilmente  denaro, e soprattutto conforto. Il suo compito era sostenere le donne e gli uomini della “Chiesa del silenzio”, fargli sentire che non erano soli. Ma “andavamo per confortarli,  ed eravamo noi ad essere confortati” dalla loro fede.

Lo ha rivelato lo stesso Camisasca al giornalista Lorenzo Fazzini, che ha collaborato con il regista Pupi Avati alla realizzazione di un monumentale serial televisivo sulla chiesa perseguitata nell’est comunista. La prima puntata andrà in onda questa sera, venerdì, su Tv2000.

Fazzini ne ha parlato a sua volta con Andrea Zambrano, che pubblica le sue dichiarazioni oggi su Prima Pagina.

L’intervista a Camisasca sul suo passato da 007 del Vaticano è  in una delle puntate di quello che alla fine risulterà un docu-film della durata di 28 ore. Rivelano un aspetto avventuroso quanto inedito della vita del vescovo di Reggio, fondatore della comunità Sacerdotale San Carlo Borromeo, scrittore e saggista, teologo di punta di Cl.

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