Veni Vidi Vacis Teatri: gaffe del direttore, Rsu in rivolta. Lui nega: “Non c’entra l’amico Abbado”

Cultura nella bufera: il nuovo direttore artistico Gabriele Vacis (in carica da meno di un anno), nel corso di una serata al Valli organizzata per celebrare il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, si è lasciato andare a una dichiarazione – riportata dai giornali – che ai lavoratori è sembrata un abito di sartoria culturale cucito su misura per il suo predecessore, il regista teatrale Daniele Abbado, figlio del neo-nominato senatore a vita Claudio. Un riferimento frainteso? Una dichiarazione di carattere generale “dal sen fuggita”?

I dipendenti, che hanno occhi per leggere e soprattutto mano ferma per digitare, hanno risposto a stretto giro di posta elettronica vergando una severa lettera (magari titolata “Quo Vacis?”) indirizzata proprio al direttore artistico.

Dicono: “Affermare che non è ‘giusto che il direttore artistico faccia delle regìe nel teatro dove già lavora’ è una convinzione legittima e nessuno impedirà a Gabriele Vacis di applicarla al proprio operato – scrivono i rivoltosi firmandosi Rsu della Fondazione I Teatri -; farne però discendere che in tal modo il teatro sarebbe ‘trasformato di fatto in un’agenzia interna per la promozione del proprio lavoro artistico’ è una deduzione nella migliore delle ipotesi incauta, ma soprattutto non corrispondente al vero”.

“Il riferimento a Daniele Abbado è implicito ed egli non ha bisogno di avvocati difensori. Sappiamo tuttavia questo: egli con regìe proprie e altrui, una rete di relazioni di alto livello e a vasto raggio, ha dato prestigio alla città portando un metodo di lavoro che ha arricchito professionalmente tutti noi e, perciò stesso, l’efficienza e la qualità delle attività. La sua presenza, sostegno e stimolo sono stati costanti, quand’anche si sia trovato dall’altra parte del mondo (i mezzi telematici per questo non mancano)”.

E ancora: “L’idea che si sia stati per dieci anni al servizio di ‘un’agenzia interna’ intesa a promuovere il suo direttore offende profondamente tutti coloro che lavorano alla Fondazione I Teatri, i quali sanno bene che in questi anni è avvenuto esattamente il contrario: apertura di orizzonti, alta qualità, alte sfide, autonomia di lavoro, spirito di condivisione, riscontro di pubblico”, prosegue la nota della Rsu.

“Questo non lo diciamo solo noi: al cambio di direzione artistica, lo scorso gennaio, l’allora presidente della Fondazione I Teatri, Graziano Delrio, ringraziò Abbado per il lavoro portato avanti negli anni, lavoro condiviso dalla direzione generale e dal consiglio di amministrazione, invitando la nuova direzione a ‘proseguire sulla scia della continuità’. Chiediamo a Gabriele Vacis quali sono i progetti e le nuove sfide nel futuro prossimo. I lavoratori chiedono il rispetto dovuto, vale a dire che le linee di lavoro vengano discusse nelle opportune sedi e nella condivisione professionale”.

Insomma: “Premesso che esprimere opinioni e definire una direzione artistica secondo linee proprie sono non solo diritti, ma anche doveri, teniamo a rilevare che alcune parti delle dichiarazioni virgolettate rilasciate da Gabriele Vacis non corrispondono alla realtà e che pertanto non sono condivise dai lavoratori della Fondazione I Teatri”.

IL CHIARIMENTO DEL DIRETTORE ARTISTICO

La risposta del direttore artistico è arrivata altrettanto puntuale, laddove prova a chiarire il senso originario di una esternazione risultata ai più indigesta e – se voluta – ingiusta.”Mi spiace se con le mie affermazioni durante la Serata Verdi al Teatro Valli –  scrive Vacis – ho dato l’impressione di alludere a situazioni locali. Credevo evidentissimo che le mie affermazioni si riferissero a una situazione generalizzata di malcostume italiano che non riguardava in nessun modo I Teatri di Reggio”.

“Perché dico che era evidentissimo, anzi: fuori discussione? Perché esistono fatti che dimostrano il mio giudizio su I Teatri e sulla direzione di Daniele Abbado. Uno per tutti: nella nuova stagione c’è una sua regia di Tosca. Inutile poi ricordare tutte le volte che ho parlato in termini elogiativi della struttura e di come il teatro sia stato gestito negli ultimi dieci anni”.”Dall’articolo – insiste il nuovo direttore artistico – è chiaro inoltre che il riferimento alla passata direzione è una liberissima quanto legittima interpretazione del giornalista. Che, per altro giustamente, stacca il “virgolettato” prima di tirare in ballo I Teatri e Abbado: che tira in ballo lui e tra parentesi”.

“La mia posizione quindi è senza possibilità di fraintendimenti: io penso che ci siano ancora direttori artistici che fanno troppe regie nei propri teatri. Questo non mi piace e io non ho intenzione di fare così. Non penso che Abbado sia stato uno di questi direttori artistici, non l’ho mai detto e non l’ho mai insinuato. Se lo pensassi non avrei messo in cartellone un suo spettacolo e non avrei detto le cose che ho detto in questi mesi. Di conseguenza non penso che I Teatri siano mai stati una agenzia di produzione degli spettacoli del proprio direttore artistico”.

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