Ecco il Tecnopolo in pompa magna. Servirà a qualcosa?
(Come si cambia per non morire: benvenuta Silicon Valley!)

Ferrari e Spadoni in brodo di giuggiole ieri

I “tecnopolisti” Ferrari e Spadoni in brodo di giuggiole. “W il Fab Lab!”

Sabato mattina alle 10,30 il ministro ed ex sindaco Graziano Delrio e il presidente di Iren Francesco Profumo tagliano il nastro del Tecnopolo dell’area ex-Reggiane. Il centro di innovazione e ricerca applicata sorge nel capannone 19 di quella che fu una delle più grandi fabbriche italiane, famosa nel mondo per le sue tecnologie (dagli aerei alle gru portuali). Capannone trasformato in un area luminosa da grandi vetrate, strutture in ferro e cubo-ambienti in legno per ospitare i laboratori. E’ il primo tecnopolo, e anche il più piccolo, della rete progettata dalla Regione che avrà sedi in tutte le province: Bologna farà la parte del leone  con un intervento da oltre 100 milioni all’ex Manifattura tabacchi.

Nel capannone Reggiane saranno concentrati nei prossimi mesi quattro centri già operativi in altre sedi  per il trasferimento tecnologico e la ricerca avanzata. Vi lavoreranno 88 ricercatori, metà dei quali nuovi assunti.

Per il restauro dell’ex fabbrica sono stati spesi oltre 5 milioni di euro, di cui 3,1 a carico del Comune e 2,4 a carico della Regione Emilia-Romagna; l’investimento per i programmi di ricerca è pari a 10,6 milioni di euro, di cui 5,3 da contributi europei; oltre 240 milioni di euro di investimento per la Rete dell’Alta Tecnologia in Emilia Romagna, di cui 72 in investimenti infrastrutturali, 48 in attrezzature scientifiche e 120 per contratti di ricerca per nuovi ricercatori.

Il Tecnopolo è stato presentto ieri in anteprima alla stampa, insieme al programma delle giornate inaugurali di sabato 26  e domenica 27 ottobre caratterizzati da dibattiti, performance e mostre a carattere storico, fino alle iniziative del Tecnomese (il mese di novembre dedicato alla ricerca e all’innovazione).

Alla conferenza stampa in pompa magna sono intervenuti Ugo Ferrari (vicesindaco di Reggio Emilia), Mimmo Spadoni  (assessore ai Progetti speciali), Andrea Oliva (progettista del Tecnopolo), Aimone Storchi  (presidente di Rei – Reggio Emilia Innovazione), Eugenio Dragoni (direttore del dipartimento Scienze e Metodi dell’ingegneria dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia), Giuseppe Veneri (presidente di Crpa), Stefano Vitali (soprintendente ai Beni archivistici Emilia-Romagna – Mibac),i dirigenti comunali  Giordano Gasparini e Massimo Magnani.

“A quattro mesi dall’apertura della stazione Mediopadana, l’area nord di Reggio Emilia integra un altro importante tassello – ha sciorinato il sindaco reggente Ugo Ferrari – Il Tecnopolo nasce per attrarre società hi-tech e per fare da incubatore di startup: qui lavoreranno 88 ricercatori, e oltre la metà di loro sono stati assunti con nuovi contratti. Grazie a questo spazio Reggio Emilia è più forte e meglio attrezzata per affrontare una delle fasi più difficili dal dopoguerra”.

“Le Reggiane erano un luogo di intelligenza, lavoro e dedizione, e il Tecnopolo rappresenta le stesse virtù”, ha fieramente aggiunto Mimmo Spadoni.

Dopo il weekend di “benvenuto” a questa simil-Silicon Valley reggiana – con una mostra sull’archivio storico delle Reggiane e la partecipazione del ministro ed ex sindaco di Reggio Graziano Delrio – seguirà un intenso mese di workshop, spettacoli e mostre.

26/27 ottobre – Weekend inaugurale (piazzale Europa)

Sabato 26 ottobre
ore 16

Apertura dell’esposizione “Archivio storico delle Officine Reggiane. Recupero, salvaguardia e valorizzazione”, a cura di Comune di Reggio Emilia, Biblioteca Panizzi, Polo archivistico/Istoreco, Spazio Gerra, Soprintendenza Beni Archivistici Emilia Romagna. Ingresso libero

Apertura della mostra fotografica “Officine Meccaniche Reggiane” di Fabio Boni, Alessandra Calò, Fabrizio Cicconi. Ingresso libero

Le due esposizioni saranno aperte al pubblico:
sabato 26 ottobre ore 16 – 21; domenica 27 ottobre ore 10 – 13 e 16 – 19
e le domeniche di novembre (3, 10, 17, 24 novembre) ore 16 – 19. Ingresso libero

ore 17.30
Visita guidata all’esposizione “Archivio storico delle Officine Reggiane. Recupero, salvaguardia e valorizzazione” a cura di biblioteca Panizzi e Istoreco
Ingresso libero

ore 18 (in replica alle 19, alle 19.30 e alle 20)
Performance di percussioni ‘Ubuntu – Industriale / Tribale’
Partitura per trenta percussionisti su fusti industriali.
Installazione artistica ideata da Spazio Gerra, a cura di Atelier BeeLive (Officina delle Arti) e Lorenzo Rotteglia – percussioni, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Studi Musicali Achille Peri e Professional Music Institute – PMI di Reggio Emilia. Ingresso libero

Domenica 27 ottobre
ore 10-13 e 16–19 
Apertura della mostra fotografica “Officine Meccaniche Reggiane” e dell’esposizione “Archivio storico delle Officine Reggiane. Recupero, salvaguardia e valorizzazione”. Ingresso libero

I contenuti
Nato per produrre e diffondere conoscenza, attrarre imprese hi-tech e ad alto valore aggiunto, fungere da incubatore di start up e spin-off, il Tecnopolo di Reggio Emilia ha come funzioni principali:
– mettere in contatto i laboratori di ricerca pubblici e privati con le imprese
– trasferire know-how
– diffondere informazioni tecnologiche sul territorio
– animare il network delle relazioni che stanno alla base della diffusione e della creazione della conoscenza.

Il Tecnopolo di Reggio Emilia riunisce quattro centri, ora attivati in sedi diverse, per la ricerca avanzata e il trasferimento tecnologico alle imprese. Tre centri fanno capo all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, il quarto a Crpa-Centro ricerche produzioni animali.
Intermech-Mectron è il centro per la ricerca applicata e i servizi nel settore della meccanica avanzata, della meccatronica e della motoristica, con sede a Reggio e Modena;
En&Tech è il centro per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico nel settore delle tecnologie integrate per la sostenibilità in edilizia, la conversione efficiente dell’energia, l’efficienza energetica degli edifici, l’illuminazione e la domotica;
Biogest Siteia è il centro di ricerca per il miglioramento e la valorizzazione delle risorse biologiche agro-alimentari;
Crpa Lab è il laboratorio dedicato alla ricerca industriale nei settori dell’agroalimentare e dell’ambiente ed energia.

Rei – Reggio Emilia Innovazione è la struttura che gestisce il punto di accesso al Tecnopolo, il Portale della Rete Alta Tecnologia, che ha il compito di favorire la visibilità e l’accessibilità del Tecnopolo stesso e della Rete nel suo insieme, affiancando alle attività di ricerca industriale e sviluppo tecnologico un’offerta integrata e coordinata di servizi per l’innovazione alle imprese.
Inoltre Rei è presente all’interno del Tecnopolo con il Fab Lab di Reggio Emilia, un laboratorio di fabbricazione digitale in piccola scala che, attraverso l’uso di stampanti in 3D, laser cutter di precisione, frese e plotter vinilico, offre servizi di prototipazione rapida e a basso costo, consentendo anche alle piccole imprese di entrare agilmente nel circuito della ricerca e dell’innovazione.
Il Fab Lab diventerà anche l’animatore della comunità del Tecnopolo, gestendo uno spazio di coworking, un luogo per la contaminazione delle idee in relazione privilegiata con i centri di ricerca e le imprese più innovative.

Il recupero dell’Archivio storico Reggiane: una grande operazione culturale

A partire dal gennaio 2011, con l’abbandono degli edifici che erano stati storicamente sede degli uffici delle Reggiane da parte degli impiegati e maestranze di Terex Corporation, la società americana che nel 2009 ne aveva rilevato l’attività, per l’archivio storico conservato negli scantinati della “ex palazzina direzionale” iniziava un periodo di rapidissimo degrado.  L’area non era più presidiata e soprattutto non era più funzionante l’impianto di pompe che impediva, in caso di piogge abbondanti, la tracimazione dell’acqua negli scantinati.

Particolarmente compromessi a causa dell’umidità risultavano i locali in cui era conservata la parte dell’archivio storico più antica, comprendente tutte le serie dei Libri sociali delle Reggiane OMI (1904-1951; 1956-1980) e Nuove Reggiane (1950-1959), l’Archivio di presidenza dal 1904 al 1951, gli atti del Commissario liquidatore e del Comitato di sorveglianza dal 1951 al 1959, parte degli atti della Direzione e segreteria dal 1918 al 1987, dell’Amministrazione (ufficio contabilità e ufficio personale) e dell’Ufficio tecnico-commerciale dagli anni ’20 in poi.

Alla fine di agosto 2011 sono iniziate con il contributo finanziario della Soprintendenza archivistica le difficili operazioni di recupero di questa parte più danneggiata, trasportata prima in altri locali arieggiati per favorire l’essiccazione naturale delle muffe, e poi definitivamente presso il Polo archivistico reggiano gestito dall’Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea in provincia di Reggio Emilia (Istoreco).

Nella sede di Istoreco, in via Dante Alighieri 11, è iniziato nella seconda metà del 2012 ed è in corso di ultimazione il lavoro di ordinamento archivistico di questa documentazione, condotto dagli archivisti della Coop Le Pagine di Ferrara con la direzione scientifica della Soprintendenza archivistica per l’Emilia-Romagna. Il risultato finale del lavoro sarà un inventario dettagliato di questa parte dell’archivio storico che, pur minoritaria rispetto all’intero complesso documentario è di grande interesse storico, e ne consentirà la consultazione presso lo stesso Istoreco.

Gran parte dei documenti sono stati recuperati con un’attenta operazione di pulizia dalle muffe superficiali, ma purtroppo una quantità, peraltro limitata da cui sono tratti gli esemplari qui esposti, è irrecuperabile oppure richiede onerosi interventi di restauro.

Hanno collaborato alle operazioni di recupero: per i trasferimenti della documentazione gli archivisti Franca Manzini (Ge.A.sas di Parma), Cristina Gnudi (BluKappa srl di Biandrate-No), Anna Casotto e Davide Chieregatti (Le Pagine scarl di Ferrara).

Per l’ordinamento e inventariazione gli archivisti Anna Casotto, Davide Chieregatti e Valentina Andreotti (Le Pagine scarl di Ferrara).

Per le analisi microbiologiche sullo stato di conservazione Giorgio Chiusa (Centro per la protezione dei Beni Culturali dagli Organismi Dannosi, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza).

Per la rimozione delle muffe e pulizia dei documenti la restauratrice Caterina Manfredi (Mavida snc di Reggio Emilia).

Direttore dei lavori Ingrid Germani (Soprintendenza archivistica per l’Emilia-Romagna).

Il Comune: Area Nord, Parco Conoscenza e Rigenerazione Area Reggiane

Il Tecnopolo di Reggio Emilia è un elemento fondamentale del progetto Area Nord, avviato nel 2010 dal Comune di Reggio Emilia e condiviso con i principali stakeholder del territorio.
La crescita economica, sociale e culturale di Reggio Emilia nei prossimi decenni punta sullo sviluppo delle sue principali competenze distintive in termini di industria, ricerca e servizi, favorendo i processi di internazionalizzazione e condivisione della conoscenza e di valorizzazione dei talenti creativi.
Tali competenze – educazione, meccatronica, edilizia sostenibile, agroalimentare, energia e ambiente – sono state messe a sistema in un processo di pianificazione strategica che ha nell’Area nord della città la storica base territoriale da riqualificare e nella economia della conoscenza il fattore critico di successo per lo sviluppo e la competitività del territorio.
Nel sistema locale di Reggio Emilia è infatti ormai indispensabile un’intermediazione tra la ricerca, le imprese e il territorio, capace di garantire forme di trasferimento tecnologico in favore delle piccole e medie imprese, la creazione di aziende innovative attraverso spin-off e start up, l’attivazione di reti di imprese, l’assistenza alle piccole e medie imprese per la partecipazione a bandi e progetti di ricerca in ambito nazionale e internazionale.
Il progetto Area Nord prevede nell’Area Reggiane il Parco della conoscenza, innovazione e creatività, la scintilla per fare partire il motore del nuovo sviluppo competitivo del territorio. Il primo nucleo del parco è costituito da centri di ricerca già esistenti: il Centro Internazionale Loris Malaguzzi per l’educazione e il Tecnopolo con i centri di ricerca in meccatronica, agroalimentare, energia e ambiente.
La crescita e la sinergia di queste strutture incentiverà altre aziende a collocarsi in quest’area per sviluppare filiere innovative e nuove imprese. Il parco diventerà il motore di un nuovo approccio all’economia della conoscenza, basato sul lavoro comune di sapere industriale e conoscenze umanistiche, con l’obiettivo di generare e implementare nuove idee, per aumentare l’attrattività e la competitività di Reggio Emilia.
Con il Tecnopolo si avvia anche la realizzazione del progetto di rigenerazione urbana che ha nell’Area Reggiane (260.000 metri quadrati) il suo cuore pulsante e che prevede il recupero dei capannoni industriali, nuove infrastrutture di mobilità e nuovi collegamenti e la riqualificazione di interi ambiti urbani.
Il Comune di Reggio Emilia è attivato anche in un percorso per la riqualificazione di ulteriori capannoni dell’Area Reggiane: a questo scopo il Piano nazionale Città ha accordato a Reggio Emilia 11 milioni di euro, cui si aggiungono i 6,5 milioni già resi disponibili dalla Regione Emilia-Romagna e gli investimenti delle organizzazioni e delle società private, in particolare Unindustria e Iren Rinnovabili spa.
E’ stato individuato nel Capannone 18 (7.500 metri quadrati), adiacente al Tecnopolo, il prossimo step di sviluppo del Parco della conoscenza, innovazione e creatività, con l’insediamento di nuovi centri di ricerca applicata, di start–up e spin–off d’impresa, di attività produttive e di terziario avanzato.

(Dal sito del Comune di Reggio Emilia)

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Una risposta a 1

  1. paolo giudici Rispondi

    26/10/2013 alle 14:36

    Sarebbe doveroso rispondere punto per punto per confutare la propaganda sui tecnopoli, ma ciò richiederebbe troppa pazienza al lettore. Fermo restando che risponderò individualmente a chi interessato, e autorizzo sin d’ora la redazione a fornire il mio indirizzo di posta elettronica a chi ne faccia richiesta.

    In questo contesto, pongo soltanto due domande retoriche e alle quali mi appresto a rispondere: 1) come si valuta l’efficienza di un tecnopolo; 2)a chi giovano i tecnopoli. alla prima è semplice rispondere in modo esaustivo: dal numero e dall’importo delle commesse, non drogate da denaro pubblico, che un tecnopolo riceve dal mondo industriale. Quelle ottenute in questi tre anni di attività sono praticamente zero.Ci sono solo commesse pagate con soldi pubblici alle imprese a condizione di un piccolo storno ai tecnopoli. In breve una partita di giro.

    Per rispondere alla seconda, basta vedere la sovrastruttura regionale della ricerca (vedere le pagine di Aster), ente di diritto privato, ma con denaro pubblico! Le solite sovrastrutture funzionali al consenso elettorale, alla sistemazione di persone con meriti politici e via discorrendo. A queste sovrastrutture, si sono recentemente aggiunte due nuove istituzioni – nel senso che hanno cambiato ragione sociale, se così si può dire,sono le due fondazioni di Democenter e Reggio Innovazione – Queste due fondazioni, nell’intenzione degli ideatori, dovranno intercettare tutti i finanziamenti pubblici regionali ed anche quelli normalmente elargiti dalle fondazioni delle casse di risparmio. Se raggiungono l’obiettivo, come probabile, le università vedranno diminuire il loro bilancio consolidato con consistenti effetti negativi, diretti ed indiretti. In particolare, la diminuzione delle entrate determinerà un amento, in termini percentuai, della quota di bilancio destinata agli stipendi, non va dimenticato che questo valore è uno degli indicatori usati dal Miur per valutare le università ed erogare i finanziamenti stessi alle università. Il risultato è subito evidente, minori entrate, meno soldi dal ministero, meno risorse, meno docenti, riduzione dell’università….e via di seguito. Con questa logica in men che non si dica l’Ateneo di UNIMORE vedrà si contrarra vino alla consunzione di se stesso. In quanto tempo? pochi anni.

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