31 ottobre, Halloween del credito
Sciopero delle banche, sportelli chiusi nella “giornata del risparmio”

Leonello Boschiroli, segretario Ciba-Cisl

Leonello Boschiroli, Fiba-Cisl

“Chiudiamo gli sportelli per avere un futuro”: parola di Leonello Boschiroli, segretario della Fiba Cisl di Reggio Emilia con riferimento allo sciopero delle banche in occasione della giornata del risparmio in calendario il prossimo 31 ottobre. Una decisione valida su tutto il territorio nazionale e proclamata dai sindacati di categoria: Fabi Fiba/Cisl Fisac/Cgil Sinfub Ugl Uilca. A Reggio Emilia è stata convocata un’unica assemblea di piazza per il giorno 28 dalle 14,30 fino a fine servizio presso il centro Pigal.

“Dopo 13 anni torna uno sciopero nazionale dei bancari – afferma Boschiroli – proclamato contro la disdetta da parte dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, del contratto nazionale dei lavoratori bancari. Un contratto che sarebbe scaduto il 30 giugno 2014 e che da norme vigenti avrebbe potuto essere disdetto solo a dicembre 2013, sei mesi dalla scadenza naturale. Una decisione che giudichiamo improvvida assunta nel momento peggiore della crisi del Paese”.

“A fronte di 309 mila dipendenti nella penisola – spiega Boschiroli – , le banche stanno sicuramente attraversando alcune difficoltà. Ma Abi addebita ogni responsabilità a fattori esterni al settore (la crisi economica e la fiscalità) o interni allo stesso (i vincoli economici e normativi del Contratto) e prova ad approfittare del momento di insicurezza che investe la società, le imprese e le famiglie per imporre le proprie soluzioni: scaricare i costi sulla fiscalità generale (cioè sui contribuenti italiani) e sui lavoratori (cioè su salari e occupazione). Nulla dice sull’incapacità del top management del settore, verso i quali abbiamo già mosso i nostri rilievi, a trovare una nuova prospettiva strategica attraverso progetti industriali in grado di far crescere i ricavi; nulla dice sulle gravi responsabilità degli alti vertici aziendali sulla crescita esponenziale delle sofferenze. In una fase in cui occorrono coesione sociale e senso di responsabilità il settore bancario non accetta di fare la propria parte per lo sviluppo e per la crescita: si disimpegna da ogni suo ruolo e funzione produttiva e approfitta per lucrare a spese dei più deboli. Con la disdetta Abi distrugge un patrimonio di relazioni sindacali costruito negli anni e mostra l’evidente intenzione di arrivare alla completa deregolamentazione del settore. Inoltre, Abi approfitta dei cambiamenti introdotti dalla Legge Fornero per mettere in discussione lo strumento più importante utilizzato per gestire le ristrutturazioni: il Fondo di Solidarietà, poiché ne ritiene eccessivi i costi”.

“Invece – continua Boschiroli – il fondo dei bancari ha permesso a migliaia di lavoratori in esubero di essere accompagnati alla pensione senza pesare sui conti pubblici. La serrata degli sportelli delle banche vuole essere anche un monito ai banchieri a rivedere un sistema di gestire gli istituti di credito”.
La gestione degli “esuberi” avrebbe ora altre soluzioni assai più drastiche.
“Una situazione molto grave – spiega il sindacalista – per la quale chiediamo ai clienti degli istituti bancari di comprendere e sensibilizzare sulle ragioni dello sciopero voluto per mantenere futuro ‘umano’ a un settore in rapida evoluzione”.

Quale futuro?
“Contrariamente a quanto sostiene Abi – sostiene Boschiroli – è un settore adeguatamente ridimensionato, per quanto sono avanzati nuovi strumenti bancari, e che può esprimere ancora migliori efficienze: occorre però, questo sì, una classe dirigente adeguata. Se le banche non torneranno a fare credito alle imprese questo Paese non si risolleverà ed uscirà dalla crisi. Ed è anche per questo chiediamo di intervenire per tagliare le retribuzioni dei manager. Abbiamo bisogno di rivedere la gestione del credito e del risparmio perché sia più trasparente e finalizzata a sostenere piccole e medie imprese e famiglie; abbiamo bisogno di banche vicino alle persone e ai paesi che, di fianco agli utili, distribuiscano le risorse e tornino ad assumere persone, tra essi i giovani”.

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