Ndrangheta: nuova inchiesta
(17 arresti) tocca Reggio. Grazie
al coraggio di Lea Garofalo. Coinvolti “Manuzza” e Valerio, sopravvissuto al killer Bellini

Sono basate anche sulle dichiarazioni di Lea Garofalo, la testimone di giustizia fatta uccidere a Milano dal marito, Carlo Cosco, le indagini che hanno portato all’esecuzione di 17 arresti da parte dei carabinieri del Comando provinciale di Crotone nei confronti di affiliati alla ‘ndrangheta. Lea Garofalo, prima che il marito la facesse sequestrare ed uccidere, aveva fornito un importante contributo per svelare gli affari delle cosche della ‘ndrangheta del Crotonese.

Questa nuova inchiesta di Crotone coordinata dalla Dda di Catanzaro è arrivata anche a Reggio Emilia, con un’ordinanza di custodia per il boss Nicolino Grande Aracri (già in carcere per altre ragioni) la cui cosca è dominante nel reggiano. Spunta anche il nome della primula nera Paolo Bellini (il killer collaboratore di giustizia, che vive protetto in una località segreta e che si è attribuito diversi omicidi della guerra di ‘ndrangheta degli anni Novanta) che tuttavia non sarebbe destinatario di provvedimenti.

I centri interessati alla nuova inchiesta sono Petilia Policastro e Mesoraca (Crotone), Catanzaro, Reggio Emilia, Torino, Milano, Asti, Benevento e L’Aquila.

Il Crotonese scrive che le persone raggiunte dai provvedimenti restrittivi, tra le quali spiccano diversi esponenti del clan Comberiati di Petilia Policastro e il boss di Cutro Nicolino Grande Aracri, sono accusate di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio aggravato, porto e detenzione di armi e materie esplodenti,produzione e traffico di sostanze stupefacenti, ricettazione. I sette omicidi sui quali le indagini hanno fatto luce, consumati tra il 1989 e il 2008, sono quelli di Mario Scalise, assassinato il 13 settembre del 1989 a Petilia Policastro; di Cosimo Martina, assassinato il 30 settembre 1990 a Crotone; di Carmine Lazzaro, assassinato il 16 agosto 1992 a Steccato di Cutro; di Rosario Ruggiero, assassinato il 24 giugno 1992 Cutro; di Antonio Villirillo, assassinato il 5 gennaio del 1993 a Cutro; di Romano Scalise, fratello di Mario, assassinato il 18 luglio 2007 a Cutro e di Francesco Bruno, assassinato il 2 dicembre del 2007 a Mesoraca. Sono quattro gli omicidi consumati a Cutro.

A Reggio Emilia i Carabinieri hanno tratto in arresto un artigiano edile originario di Cutro, Antonio Valerio di 46 anni. E’ lo stesso Valerio che si salvò da un agguato del 1999 attribuito sempre a Paolo Bellini il quale, insieme al pentito Angelo Salvatore Cortese, avrebbe contribuito a far luce su diversi omicidi.

Valerio e Nicolino “Manuzza” Grande Aracri sono accusati dell’omicidio di Rosario Ruggiero, avvenuto 22 anni fa.

In proposito, il comandate provinciale di Carabinieri Paolo Zito ha diffuso la seguente dichiarazione: «L’arresto dell’imprenditore edile calabrese operato questa mattina dai Carabinieri in città dimostra come soggetti vicini a esponenti di spicco della criminalità organizzata (nel caso in specie Nicolino GRANDI ARACRI capo dell’omonimo sodalizio criminale ‘ndranghetista) riescano a inserirsi nel tessuto economico reggiano con attività lecite. In realtà si tratta di persone dai trascorsi criminali rilevanti su cui bisogna tenere sempre alta l’attenzione, per capire quanto questi imprenditori facciano da tramite tra l’economia reale ed onesta e quella inquinata che ricicla i soldi della criminalità organizzata».

IL COMUNICATO EMESSO A CROTONE E DIFFUSO DAL COMANDO CARABINIERI DI REGGIO EMILIA 

Notte 28 su 29 Ottobre 2013,  a Petilia Policastro (KR), Mesoraca (KR), Catanzaro, Reggio Emilia, Torino, Milano, Asti,  Benevento e L’Aquila, questo Comando Provinciale, coadiuvato in fase esecutiva dagli organi operativi territorialmente competenti, ha eseguito nell’ambito del procedimento penale n. 719/07 RGNR  DDA, un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. di Catanzaro su richiesta della DDA del  capoluogo concorde con le risultanze investigative del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, a carico di diciassette persone  (sedici in carcere, una agli arresti  domiciliari), responsabili in concorso – a vario titolo – di:

  • «associazione  per delinquere di tipo mafioso» (art. 416 bis c.p.);
  • «omicidio aggravato» (artt. 110; 575, 577 comma 1 nnr. 3 e 4 e 61 comma 1 c.p.);
  • «porto e detenzione di armi e materie esplodenti» (agli artt. 81 cpv., 110, 61 n. 2 c.p., 2, 4 , 7 legge 02 ottobre 1967, n. 895, 7 d.l. 13 maggio 1991, n. 152);
  • «produzione e traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope» (art. 73 D.P.R. 309/90 co. 1 e 4);
  • «ricettazione» (art. 648 c.p.).

Il provvedimento colpisce la “locale” di Petilia Policastro  facente capo alla famiglia COMBERIATI, il cui capostipite, COMBERIATI Vincenzo, detto “Tummulune” si trova, in atto, detenuto per tentato omicidio aggravato dalle modalità mafiose ed altro. I fatti oggetto delle contestazioni sono stati commessi nell’ambito di operatività del citato sodalizio, ma anche nel contesto – comunque relativo alle dinamiche criminali comuni – della limitrofa organizzazione ‘ndranghetista denominata “locale” di Cutro, il cui vertice, GRANDE ARACRI Nicolino, attualmente detenuto al 41 bis, è colpito dall’odierno provvedimento proprio per omicidio.

Le fonti di prova sono state raccolte attraverso attività di intercettazione telefoniche e ambientali e riscontri alle testimonianze rese da numerosi collaboratori di giustizia e della testimone di giustizia Lea Garofalo.

Le indagini curate dal Nucleo Investigativo del Reparto operativo del Comando Provinciale di Crotone, ripercorrono le vicende della cosca COMBERIATI, dai  primi anni novanta fino al 2009, facendo luce sui traffici della cosca e su ben 7 fatti omicidiari avvenuti nel crotonese attraverso numerose intercettazioni telefoniche e ambientali, e al riscontro delle dichiarazioni dei collaboratori/ di giustizia CICCIU’ Antonio, FERRAZZO Felice, FOSCHINI Vittorio, PELLEGRINO Riccardo, ESPOSITO Danny, MAZZA Tommaso, MARINO Vincenzo, VRENNA Giuseppe e altri, nonché le dichiarazioni della testimone di giustizia GAROFALO Lea, che nell’ordinanza viene ritenuta intrinsecamente attendibile “…. Tenendo conto del fatto che le conoscenze di Garofalo Lea si basavano su quanto ella apprendeva nel suo nucleo familiare di appartenenza o dall’ex compagno, oltre che dell’assenza di motivi di astio, …..”.

Gli omicidi ricostruiti nel provvedimento sono:

  • SCALISE Mario, assassinato il  13 settembre 1989 a Petilia Policastro;
  • MARTINA Cosimo, assassinato il 30 settembre 1990 a Crotone;
  • LAZZARO Carmine, assassinato il 16 agosto 1992 a Steccato di Cutro;
  • RUGGIERO Rosario, assassinato il  24 giugno 1992 Cutro;
  • VILLIRILLO Antonio, assassinato il 5 gennaio 1993 a Cutro;
  • SCALISE Romano, fratello di Mario, assassinato il  18 luglio 2007 a Cutro;
  • BRUNO Francesco, assassinato  il 2 dicembre 2007 a Mesoraca.

Nel corso dell’attività, svolta con l’ausilio di militari dello squadrone eliportato cacciatori  e di unità cinofile di Vibo Valentia, sono state effettuate numerose perquisizioni per la ricerca di droga ed armi,

nel corso delle quali, i militari traevano in arresto 2  pregiudicati del luogo per detenzione abusiva presso il rispettivo domicilio di una pistola calibro 9 mm con matricola punzonata e numerose munizioni dello stesso calibro.

Crotone, 29 ottobre 2013

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