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Benvenuti al Sud Parla Pagliani
(che a Cutro non ci andò):
“Io massacrato per una cena,
gli altri invece…”. Libidine!

di Pierluigi Ghiggini

E’ strano come certe notizie a Reggio abbiano tempi di sopravvivenza insolitamente brevi. Mentre i media lavorano alacremente intorno all’inchiesta di Crotone, e in particolare sulle nuove confessioni del killer convertito Paolo Bellini, è già stata smontata la notizia, pur clamorosa, dell’indagine della Dda di Bologna sui rapporti tra mafie e potere politico reggiano.

E’ vero che risalgono a un anno fa le audizioni del ministro Graziano Delrio, di Fabio Filippi (“Io sono andato alla processione, ma gli altri non c’erano, erano a cercare voti”), Antonella Spaggiari e di altri politici e funzionari a proposito dei viaggi elettorali del 2009 a Cutro di Calabria, con molte mani strette calorosamente e il rischio che qualcuna non fosse proprio pulita. Tuttavia la notizia è trapelata solo in questi giorni, e Libero l’ha lavorata a dovere. Comunque il fatto merita approfondimenti date le numerose implicazioni. C’è chi afferma che gli indagati sono persone diverse da quelle ascoltate dall’Antimafia, nondimeno il poco che si sa promette sviluppi notevoli, sempre che il fascicolo non sia già stato chiuso.

Per esempio è stata ascoltata Sonia Masini che pure non era scesa a Cutro. Evidentemente è stata convocata come persona informata su fatti differenti. Ciò confermerebbe le caratteristiche di un’inchiesta a vasto raggio: la materia non manca, visto l’impressionante  sistema di collusioni e infiltrazioni venute a galla in questi anni nel settore delle costruzioni, e sottolineate con la matita rossa dagli esiti dell’ultima inchiesta di Crotone.

Si profila ancora una volta una disparità di trattamento a seconda del personaggio in campo. Non ne parla apertamente Giuseppe Pagliani, vittima di una gogna interminabile  per la disgraziata cena degli imprenditori cutresi agli Antichi Sapori, ma la questione si staglia sullo sfondo di un’intervista di Andrea Zambrano al capogruppo Pdl in provincia, pubblicata oggi su Prima Pagina. «Se io sono stato massacrato per una cena, cosa dobbiamo dire delle tante persone che quel giorno a Cutro si sono avvicinate per stringere la mano di Delrio e che lui magari neanche conosceva?», chiede l’avvocato scandianese.

E aggiunge: «Il tritacarne mediatico che ho subito io non lo auguro a nessuno. Sono stato massacrato per esser andato a una cena con 87 persone, di cui ne conoscevo soltanto quattro. E adesso che si viene a sapere che l’Antimafia vuole chiarire anche il significato delle “processioni” elettorali a Cutro che hanno visto coinvolto anche l’allora candidato sindaco Delrio, non sarò certo io a fare lo sciacallo con lo stesso metodo utilizzato per me».

Pagliani, come la Masini, non aveva accettato di andare nella marca crotonese da cui proviene la folta colonia dei cutresi di Reggio : «L’invito era stato rivolto anche a me, ma mi sembrava spudorato fare migliaia di chilometri per il  fatto di essere sotto elezioni. Non condanno nessuno, neppure chi ha invece pensato di andarci, però tremo al solo pensiero che ci possa essere un controllo del voto fatto a distanza, perché questo a casa mia ha un nome ben preciso».

E conclude: «La verità è che l’attenzione doveva esser più alta di fronte a un fenomeno che la nostra classe politica, di qualunque estrazione, non è stata preparata ad affrontare. Non dimentichiamo che la presidente Masini ribadiva con forza sino a poco tempo fa che Reggio non conosceva fenomeni di infiltrazione, e che buona parte del Pd è andata avanti nel tempo a dire che Reggio aveva gli anticorpi. Ma tutti gli artigiani del Sud che hanno fornito di lavoro alle cooperative rosse, da chi sono stati chiamati in tutti questi anni? Ecco, c’è voluto un anno per ristabilire la palla al centro  e questo mi conforta. Io non penso che i politici reggiani siano collusi, però bisogna che tutti ammettano che l’attenzione è stata scarsa».

Giusto evitare lo sciacallaggio, ma l’inchiesta su mafia, ndrangheta, camorra e politica a Reggio è un fatto dirompente che non può giustificare silenzi, sottovalutazioni né timori riverenziali. E i cittadini hanno più che mai il diritto di sapere. 

BINI: LA BOLLA EDILIZIA HA TRASFORMATO REGGIO
IN UNA “LAVANDERIA”

«La bolla speculativa edilizia ha creato occasioni di arricchimento per un bel pezzo di città, col prezzo salato della sua trasformazione in una sorta di lavanderia. Ora che il sacco è compiuto vi sarebbero da ricomporre le macerie prestando attenzione alle nuove forme di investimento della malavita: commercio, sale scommesse, rifiuti». Lo ha dichiarato al Carlino Reggio il presidente (uscente) della Camera di commercio Enrico Bini, in prima fila nella battaglia contro le mafie e la criminalità economica al Nord, a margine dell’inchiesta di Crotone. «Voglio sottolineare quanto detto dal colonnello dei carabinieri Paolo Zito: «Certi soggetti sono aiutati ad essere introdotti qui a Reggio per poi riciclare soldi e fare impresa».

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