Il razzismo

Per cominciare proponiamo l’ottima rubrica sui luoghi comuni che Andrea Ballarini cura sul sito del Foglio, ovvero “Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice”

Ogni giorno milioni di frasi fatte si disfano nella più assoluta indifferenza. Non lasciare che le idee trite languiscano al fondo degli elzeviri o che le ovvietà agonizzino al bar. Impedisci che un enorme patrimonio di luoghi comuni vada perduto nel tempo come lacrime nella pioggia.

– L’Italia non è un paese razzista. In Inghilterra, in Francia, in Austria, là sì che sono razzisti.

– L’Italia, anche se spiace dirlo, è un paese razzista. Di seguito scagliarsi contro il mito degli italiani brava gente.

– È assurdo che l’Italia, a lungo un paese di emigrazione, ora se la pigli con gli immigrati. Continuare a soggetto.

– Non avercela con gli extracomunitari, ma solo con quelli clandestini che vengono qui per delinquere. Continuare a soggetto.

– Fare cortesemente notare che se al loro paese facessero la metà di quello che fanno qui li impiccherebbero al primo palo. Non spiegare né chi, né cosa.

– Dopo avere trascorso cinque anni di elementari e tre di medie a fare ogni anno una o ricercasul razzismo, non ci si può meravigliare che la Lega in alcuni momenti abbia riscosso grandi consensi.

– I neri hanno il ritmo nel sangue. Hanno dei fisici pazzeschi. Quelli misti sono bellissimi. Se il contesto lo consente, decantare specifiche particolarità anatomiche.

– L’assessore regionale leghista del Veneto, Daniele Stival, posta sul suo profilo Facebook: “Siamo profondamente sdegnati per i termini offensivi utilizzati da Calderoli nei confronti di una creatura di Dio quale è l’orango. Riteniamo vergognoso che si possa paragonare un povero animale indifeso e senza scorta a un ministro congolese”. Più tardi rettifica: “È stata solo una battuta, una delle tante che magari faccio e metto su Facebook, mi rendo conto che è pesante e me ne dissocio togliendola”.

– Trovare che la cosa più odiosa non sia tanto rivolgere insulti razzisti a qualcuno quanto, nel momento in cui si viene beccati, tentare di cavarsela dicendo “Scherzavo.” Convenirne.

– È troppo facile prendersela con qualcuno nel momento in cui dice una palese assurdità razzista. Il difficile è ricordarsi tutti i giorni che testa di cavolo sia, anche se sono sei mesi che non fa dichiarazioni.

– Sostenere che il razzismo sarà davvero finito il giorno in cui si potrà dire che un nero ha detto una stupidaggine, se l’ha detta, senza sentirsi in colpa. Attesta libertà di giudizio, anticonformismo e rigore intellettuale.

– Rimpiangere i tempi ingenui in cui si poteva cantare impunemente con Nilla Pizzi “Bongo bongo bongo stare bene solo al Congo non mi muovo no no”. Se adeguati dal punto di vista anagrafico, controbattere con “Vorrei la pelle nera” di Nino Ferrer.

– Le buone intenzioni non supportate da un’adeguata competenza talvolta ottengono risultati deplorevoli, come quelli di un parlamentare di recente nomina che sosteneva con convinzione lo “ius solis”, probabilmente in opposizione allo “ius tenebrarum”.

– È un fatto di ignoranza. Avanzare l’ipotesi che potrebbe anche essere semplicemente un fatto di bastardaggine.

– Ricordarsi sempre di dire che gli ebrei sono i primi a raccontare barzellette sugli ebrei.

– I cinesi sono i nuovi negri (Graffito murale firmato da una svastica nei pressi di piazza Vittorio a Roma).

– Avere un’amica, sincera democratica, dirigente di un giornale progressista, con un passato sessantottino, sposata per anni con un uomo che, non appena ha divorziato, è diventato consigliere comunale della Lega Nord. Interrogarsi sulle contraddizioni della sinistra e/o sulla crisi della coppia.

(Andrea Ballarini, “Manuale di conversazione”, Il Foglio Quotidiano)

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