Caso le Fontanelle, tutto
ha un limite. Anche la puzza

L’allevamento “Le Fontanelle” di Cadelbosco Sopra, al centro di accuse e polemiche per la puzza che rende irrespirabile l’aria nella zona, e per l’inquinamento generato dai liquami, dovrà ridurre a 3mila 500 il numero dei suini, rispetti ai 12 mila 500 richiesti. Ciò però  se  il 31 gennaio 2014 non entreranno in funzione l’impianto  biogas e l’abbattitore di nitrati che l’azienda ha l’obbligo di realizzare. E’ quanto è emerso dalla conferenza dei servizi riunita ieri mattina in Provincia per discutere del rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale  dell’azienda Le Fontanelle. Ne è uscita una soluzione di compromesso, per alcuni coraggiosa, per altri pilatesca. Di fatto l’azienda potrà continuare l’attività, ma solo a determinate condizioni.

La Conferenza dei servizi ha presa atto dei “consistenti ritardi”  nella realizzazione degli impianti. Da qui – riferisce un comunicato della Provincia- la decisione di emettere un «provvedimento sospensivo per la sostanziale riduzione  del numero di capi a 3.500, dai 12.500 richiesti in sede di rinnovo dell’Aia, se non verrà rispettato il termine del  31 gennaio 2014 per la messa in funzione dei suddetti impianti».

La misura «ha il fine di ridurre la difficoltà di gestione del piano degli spandimenti, ottenendo una maggior efficienza ambientale e una maggior controllabilità degli spandimenti». Sarà imposto l’obbligo di effettuare la gestione dei liquami utilizzando esclusivamente sistemi di spandimento rasoterra al fine di limitare fortemente l’inquinamento olfattivo».

La Provincia ha inviato un dossier alla Regione e al Ministero per l’ambiente  sull’annoso caso delle Fontanelle, sottolineando l’urgenza di colmare le lacune tuttora esistenti a livello di norme amministrative e penali. Manca ancora una legge regionale anti-puzza, che regolamenti le cosiddette emissione odorifere (caso clamoroso quello del depuratore Iren di Mancasale). Inoltre – secondo gli assessori Mirko Tutino e Tania Tellini – a livello di Codice penale non esiste una norma che permetta di sospendere l’attività produttiva “a fronte di reiterate violazioni alle norme di carattere ambientali”. Ed è a quanto pare il caso delle Fontanelle. (p.l.g.)

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