Bper blocca le card ai malati di gioco e il Comune detassa i bar anti-slot. Intanto Maino…

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Reggio Emilia si avvia a diventare un territorio ostile (si fa per dire) alle slot-machine. E non potrebbe essere altrimenti, visto che il centro sociale Papa Giovanni XXIII di don Artoni è stato il primo a organizzare il recupero dei giocatori compulsivi, e che il suo direttore Matteo Iori, protagonista della battaglia contro l’azzardo.

L’azione di Iori e della Papa Giovanni ha certamente influito nel codice anti- azzardo adottato dalla Banca Popolare dell’Emilia-Romagna. Come scrive La Stampa di oggi, la Bper blocca le carte di credito ai giocatori compulsivi, li convoca in filiale e cerca anche di convincerli a rivolgersi a centri d’aiuto e di recupero (come appunto, quello diretto da Matteo Ieri nella nuova sede di Villa Sesso).

Intanto il consiglio comunale Reggio ha approvato all’unanimità due documenti (firmati da Giacomo Giovannini) per mettere un freno alla diffusione delle macchinette mangiasoldi di ogni genere.  Il primo chiede che siano imposti (e rispettati) limiti urbanistici alle autorizzazioni di nuove sale giochi. Il secondo impegna la Giunta a introdurre incentivi o forme di detassazione per gli esercizi che si impegnano a installare le slot. Meglio tardi che mai.

Per il Pd, la situazione è comunque imbarazzante: mentre Matteo Iori considera troppo morbida la linea del goveno Letta in materia di azzardo, dall’altra il deputato correggese Maino Marchi, capogruppo Pd in Commissione Finanze alla Camera, si è dichiarato favorevole a chiudere al più presto il contenzioso con le società concessionarie delle slot, con una cifra decisamente al ribasso: 600 milioni. L’erario aveva chiesto anni fa 92 miliardi di euro, e qualcuno sperò seriamente di risanare il bilancio dello Stato grazie i biscazzieri elettronici. Almeno il ministro Cancellieri ci sperava.

Speranza vana: la cifra è stata ridotta a suon di ricorsi ad appena due miliarducci e mezzo.  Ora la politica vuol chiudere la partita con 600 milioni.

“Può anche essere che 600 milioni di euro sia una cifra risibile, ma per me non lo è – ha dichiarato Maino Marchi alla Gazzetta di Reggio – perché se lo Stato dovesse perdere le cause, potrebbe incassare zero. Nel decreto Imu il governo ha previsto una sorta di transazione contrattuale per cercare di chiudere il contenzioso. A questo punto penso che sia fondamentale chiudere con il passato e voltare pagina nel settore dei giochi”.

E’ noto che chi si accontenta gode. Anche i cittadini alle prese con Equitalia potranno sperare in un trattamento analogo?

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