Fratelli Cervi, “gendarmi” in azione. Anche l’Anpi di Reggio contro il libro eretico di Fertilio

di PIERLUIGI GHIGGINI

TENDENZA PANSA. Il romanzo storico del giornalista del Corriere della Sera Fertilio, al centro di vivaci polemiche

TENDENZA PANSA. Il romanzo storico del giornalista del Corriere della Sera Fertilio, al centro di vivaci polemiche

Nuovo attacco a Dario Fertilio, lo scrittore e giornalista che con il romanzo L’ultima notte dei fratelli Cervi ha vinto il prestigioso premio Acqui Storia – sezione romanzo storico.  Dopo la contestazione dell’Anpi davanti al teatro Ariston di Acqui, nel corso della premiazione, è scesa in campo l’Anpi provinciale di Reggio Emilia. Sulla Gazzetta di Reggio il presidente Giacomo Notari ha definito il libro “un insulto alla Resistenza“.

Per l’ennesima volta non va giù che si torni a parlare del “cordone sanitario” che il Pci impose intorno ai fratelli Cervi, alla vigilia della loro cattura, vietando alle famiglie di ospitarli nelle case di latitanza. Non va giù soprattutto che si riprendano le fila del ruolo attribuito al capitano Riccardo Cocconi, poi diventato comandate partigiano, vice-prefetto della Liberazione, quindi presidente di Federcoop e infine uno dei primi dissidenti antistalinisti del Pci.

Secondo una ricostruzione frutto di un carteggio da cospiratori, intercorso negli anni Sessanta tra i fratelli Pisanò e un testimone oculare ancora oggi misterioso,  il capitano Riccardo Cocconi, in veste di segretario del Fascio di Campegine, avrebbe partecipato a una riunione nella caserma della milizia per programmare l’assalto a casa Cervi, avvenuto la notte del 23 novembre 1943.

Sempre sulla Gazzetta, lo storico di Istoreco Antonio Zambonelli parla di calunnie dell’estrema destra. In particolare per la vicenda di Cocconi, ricorda le “quattro pagine di inoppugnabile confutazione della calunnia” apparse su Ricerche Storiche. Seconda tale confutazione il 23 novembre 1943 il professor Riccardo Cocconi era già nel Modenese a organizzare la Resistenza, quindi non poteva essere alla riunione al comando della milizia di Reggio.

Giampaolo Pansa

Il giornalista e scrittore Giampaolo Pansa, contestato a Reggio nel 2006 in occasione della presentazione di un suo libro

Ma le cose stanno come sostiene Zambonelli? Per le case di latitanza, bisogna dire che non si tratta di calunnie dell’estrema destra, bensì di ricostruzioni che arrivano anche dalla famiglia Cervi e in particolare da Irnes Bigi, vedova di Agostino Cervi, la cui testimonianza fu raccolta e pubblicata da Liano Fanti, autore di  “Una storia di campagna“.

E a proposito di Cocconi, la confutazione di Ricerche Storiche – firmata nel 1970 da numerosi esponenti della Resistenza reggiana, fra cui don Orlandini e Vittorio Pellizzi – viene messa in discussione da un documento molto precedente. Si tratta un breve articolo apparso alla fine del marzo 1946 (meno di un anno dopo la Liberazione, quando la memoria degli eventi era ancora fresca) sulla Nuova Penna, il giornale dei partigiani cattolici dove Giorgio Morelli Il Solitario scrisse memorabili inchieste – che gli costarono la vita – sui delitti perpetrati dai partigiani comunisti prima e dopo la Liberazione.

La Nuova Penna conduceva anche una feroce polemica sugli ex fascisti saliti ai vertici del Pci reggiano, e in tale contesto si inseriva un trafiletto biografico sul filo del sarcasmo dedicato a Riccardo Cocconi e pubblicato alla vigilia delle prime elezioni comunali.  Cocconi – numero 2 della lista del Pci, dietro al sindaco Cesare Campioli – veniva definito come “contraereo collaborazionista”. E aggiungeva La Nuova Penna: «I fascisti repubblicani lo vollero eleggere a Reggente del Fascio di Campegine (come da nomina in data 17 novembre 1943), ciò che significava in quel momento non immeritata fiducia…».

Va detto che Cocconi presentò querela contro La Nuova Penna, ma il giornale rispose a sberleffi considerandola come una mossa pre-elettorale. Dopo le elezioni della querela non si seppe più niente. La Nuova Penna chiuse l’anno successivo, nell’estate 1947, dopo la morte di Giorgio Morelli.

Questa fonte “primaria” è stata ritrovata solo in questi anni, dopo la ristampa della Nuova Penna finanziata dalla Fondazione Manodori e curata dalla casa editrice Diabasis del compianto Sandro Scansani.

Altra cosa è un giudizio più ampio su Cocconi come protagonista non riconosciuto della politica italiana per il suo contributo alla revisione in senso democratico della sinistra. Fu il primo nel 1951 a seguire Cucchi e Magnani, e per questo trattato da traditore dal Pci. Subì intimidazioni e aggressioni (una particolarmente grave a Ferrara) mentre si spendeva anima e corpo per il movimento di Cucchi e Magnani, i primi eretici antistalinisti del Partito Comunista. Ciò conferma una volta di più quanto ci sia bisogno di studiare ancora, nella vicenda dei Cervi, come di Riccardo Cocconi.

A destra, il giornalista Fertilio

A destra, il giornalista e scrittore Dario Fertilio

DOCUMENTI

L’articolo della Gazzetta di Reggio del 23 ottobre

Il saggio di Fertilio sui Cervi
Notari (Anpi): «Quel libro è un insulto alla Resistenza»

Se non fosse perché la giuria piemontese del premio Acqui Storia l’ha premiato avvalendosi di un nume tutelare del calibro di Giampaolo Pansa, non si sarebbe dato grande peso all’attacco alla Resistenza contenuto nel libro “L’ultima notte dei Fratelli Cervi” firmato da Dario Fertilio ed edito da Marsilio. Ma l’Anpi di Alessandria, come volevasi dimostrare, è subito scesa in campo, definendolo «un saggio fondato su affermazioni storicamente smentite che gettano discredito sui Fratelli Cervi e la Resistenza». Giacomo Notari, presidente dell’Anpi, non è meno drastico: «Questo racconto è un insulto alla Resistenza. Non c’è nulla di vero».

Fertilio rispondeva l’altro ieri sul Corriere della Sera ai partigiani alessandrini, accusandoli di voler imporre una “verità” rivelata in qualità di “gendarmi della memoria”. Nel suo libro Fertilio ricostruisce quanto avvenuto fra il 24 e il 25 novembre 1943 dando credito alle tesi sostenute da sempre dall’estrema destra. In quella notte terribile sarebbero stati abbandonati dai partigiani. Sapendo di essere braccati dai fascisti, avrebbero bussato invano alle porte delle case di latitanza del partito comunista. Addirittura sarebbero stati traditi dai loro stessi compagni: un “doppiogiochista” li avrebbe denunciati ai militi repubblichini con lo scopo di liquidare per mano fascista un gruppo di partigiani considerati anarchici, perciò scomodi. Per l’Anpi provinciale, Antonio Zambonelli smentisce questa narrazione:

«La calunnia emerse già in un libello pubblicato a puntate dal settimanale Candido del 1970. Il succo era che arresto e fucilazione dei sette fratelli Cervi sarebbero avvenuti per ispirazione del Pci e che il dott. Cocconi sarebbe stato il co-esecutore del criminale disegno.

Su “Ricerche Storiche” compaiono più di quattro pagine di confutazione inoppugnabile della calunnia. Il 23.11.43, quando ci sarebbe stata riunione negli uffici del famigerato Upi (Ufficio politico investigativo) della Gnr per concordare l’azione contro i Cervi, e alla quale avrebbe partecipato il dottor Cocconi, quest’ultimo si trovava tra le province di Modena e di Bologna impegnato nella costituzione dei primi nuclei di resistenza nella zona. Si rileva inoltre che dell’Upi faceva parte allora sì un Cocconi, ma Filippo, detto Pippo, brigadiere della Gnr». (l.s.)

Cosa scrisse la Nuova Penna, giornale dei partigiani cattolici e liberali,  il 27 marzo 1946

L'articolo apparso sulla Nuova Penna nel 1946

L’articolo apparso sulla “Nuova Penna” nel lontano 1946

“Il secondo della lista comunista è il prof. Riccardo Cocconi. Il suo lontano passato non conta: essere stato tenente della Milizia, Segretario Politico di Campegine, suo paese, e membro della Federazione Provinciale (fascista, ndr.) e, dopo l’8 settembre, contraereo collaborazionista, tutto questo non conta nulla. Quello che conta è il suo passato più prossimo. 

In ossequi alle sue capacità crediamo sia la sua persona quella cui i comunisti guardano come probabile futuro sindaco.

Dato più che, a quanto pare, egli è degno di ogni stima, tanto che anche i fascisti repubblicani lo vollero eleggere a Reggente del Fascio di Campegine (come da nomina in data 17 novembre 1943), ciò che significava in quel momento non immeritata fiducia. Adducendo motivi d’insegnamento egli declinò l’incarico.

Nella primavera successiva salì in montagna contemporaneamente ad Eros presentandosi come “liberale”, ma poi si rivelò buon comunista, certo disinteressato. Ebbe ben presto il comando della Brigata “Garibaldi” mentre Eros diveniva Commissario Generale. Eros e Cocconi (Miro) sono compaesani.

“Miro” si rivelò buon comandante, specialmente durante il rastrellamento del luglio agosto 1944. Dopo la Liberazione egli divenne Vice-prefetto politico (Già! le cariche politiche sono sempre state il suo forte!).

Il Vice-prefetto Cocconi fu il più valido collaboratore e il miglior consigliere del prefetto politico Vittorio Pellizzi”.

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Domenica 27 ottobre 2013

Momenti teatrali nelle stanze di Casa Cervi

Estratti liberamente ispirati a “Pane nero” di Miriam Mafai

Spettacolo itinerante nelle stanze del museo – dalle ore 16.30 alle 18.30 – durata 60’ – massimo 15 partecipanti a replica – in apertura e chiusura degli spettacoli aperitivo al Caffè del Museo e possibilità di cena tipica (è consigliata la prenotazione).

Una proposta teatrale della sezione didattica dell’Istituto Cervi, in collaborazione con l’Associazione Sciacrì Teatro e grazie al patrocinio di Boorea, inserita all’interno del cartellone della Festa Internazionale della Storia che si terrà dal 19 al 27 ottobre 2013 (a cura del Centro Internazionale di Didattica della Storia e del Patrimonio, DiPaST dell’Università di Bologna).

E’ vivamente consigliata la prenotazione presso l’ Ufficio Didattica del Museo Cervi (Morena o Silvia 0522/678356 [email protected])

Il ventennio fascista, la seconda guerra mondiale, la resistenza, ma, soprattutto, la vita quotidiana di quegli anni così travagliati, raccontati da una grande scrittrice attraverso gli occhi delle donne che li hanno vissuti. Sciacrì Teatro interpreta i monologhi e i dialoghi di quelle vicende con leggerezza ed ironia, senza trascurare la profondità e i drammi di quelle storie negli spazi di vita quotidiana che furono della famiglia Cervi.
Contraddistinto da un forte e consolidato legame con il Teatro, inteso come risveglio delle menti e presa di posizione, il Museo Cervi propone lo spettacolo di Sciacrì Teatro alle famiglie ed al pubblico in genere.
La settimana della Festa Internazionale della Storia, ricca di eventi messi in rete tra le provincie emiliano-romagnole, sarà accompagnata da un fitto programma di incontri collaterali che si snoderanno da settembre a febbraio, con particolare coinvolgimento di Scuole, Università e Territorio.
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