Discarica di Poiatica, il Pdl insiste. Bombastica interrogazione in Provincia, nel mirino di Pagliani la “relazione ambientale” Iren

Carpineti: visita alla discarica (2012 - Ph. Virginio Spalanzani)

Carpineti: visita alla discarica (2012 – Ph. Virginio Spalanzani)

Interrogazione a risposta scritta

OGGETTO: indagine sui contenuti nella Dichiarazione Ambientale di Iren Ambiente S.p.A. per la certificazione EMAS –  in relazione ai punti espressi nell’esposto presentato al Comando Provinciale dei Carabinieri di  Reggio Emilia il 3 giugno 2013, per la  Procura della Repubblica di Reggio Emilia, in merito all’accertamento dei criteri costruttivi e gestionali concernenti la discarica di Poiatica di Carpineti RE – di Maria Petronio

discarina 5

PREMESSO che:

a pag 10 della Dichiarazione Ambientale è scritto che – “L’ubicazione della discarica è conforme alle disposizioni in materia urbanistica previste nel vigente PRG del Comune di Carpineti. Il regime vincolistico esistente NON pone restrizioni sull’area in esame, e che riguardo all’inquadramento territoriale il P.T.P.R. non comporta ricadute e vincoli specifici nell’area, cosi come non risulta sottoposta a vincoli dal PTCP vigente, aggiungendo che l’impianto esistente e l’ampliamento in progetto non rientrano in:

• Fasce di protezione indicate dal PAI;

• Siti di Importanza Comunitaria proposti (PSIC);

• Zone di protezione speciale (ZPS);

• Aree di salvaguardia (tutela assoluta, rispetto o protezione) di cui al D.Lgs. n. 152/06;

• Aree tutelate dal nuovo Codice per i beni Culturali ed il Paesaggio;

discarica tre

CONSIDERATO che: nella Dichiarazione Ambientale  a pag. 17 è scritto che “dal punto di vista idrogeologico le formazioni presenti nell’area di discarica possono essere raccolte in un’unica unità idrogeologica. L’area in esame è interessata da un intenso e diffuso dissesto idrogeologico, legato in parte alle litologie affioranti ed in parte all’attività estrattiva. La parete ovest, del versante della discarica, è interessata da intensi fenomeni di ruscellamento diffuso e concentrato. In particolare, l’elevata acclività della parete e il litotipo affiorante hanno favorito lo sviluppo nel tempo dell’erosione calanchiva. Il fondo della cava è caratterizzato dalla presenza di un piano roccioso appartenente probabilmente al complesso di M. Piano e al complesso di Ranzano, alla profondità minima di 2 m dal piano di escavazione”;

DATO che: nella Dichiarazione Ambientale a pag 15  è scritto che “dall’analisi geologico – sismica condotta emerge che: • l’effetto prodotto dal fenomeno di liquefazione nel caso di evento sismico non produce una conseguente instabilità né sull’accumulo di detriti di cava, né sulle scarpate degli stessi; la presenza dello strato dei rifiuti a fronte scarpata determina un effetto stabilizzante sulla scarpata stessa dal momento che la massa dei rifiuti comporta una spinta orizzontale e una risultante ortogonale al piano di scarpata che ostacoleranno eventuali scivolamenti e franamenti della stessa”; e a proposito di area sismica e scosse telluriche è mostrato un disegno in cui con alcune frecce rosse vengono evidenziate le linee sismiche,  che sono state individuate come convergenti in discarica sia sul versante ovest, che quello a nord-est, e che corrispondono proprio alle zone in cui sono stati necessari interventi di ripristino dei movimenti franosi, osservati nelle relazioni Arpa e nell’esposto presentato ai Carabinieri con lo studio del geologo Tosatti per Agac;

discarica due

CONSIDERATO che: nell’Esposto  viene rimarcato che  nella sintesi della Valutazione di Impatto Ambientale di Iren per il Progetto di Ampliamento da 500-600 metri cubi della discarica di Poiatica, le zone NON idonee per la localizzazione d’impianti di smaltimento e recupero rifiuti sono: le aree soggette a fenomeni di dissesto ed instabilità, di cui agli articoli, e le fasce fluviali, oltre che le zone ed elementi strutturanti la forma del territorio e di specifico interesse naturalistico) , e come riportato nel PTCP 2008 i suoli argillosi e marno argillitici, come quelli prevalenti dell’area della discarica di Poiatica, o dove si combinano litotipi differenti, amplificano la potenza di ogni scossa tellurica e quindi si accentua l’instabilità del terreno, accentuandosi i movimenti franosi, gli smottamenti e le colate di terreno;

DATO che:  non si comprende come fin dal 1997, quindi a soli due anni dall’apertura della discarica, si siano evidenziati movimenti franosi all’interno della discarica, soprattutto nel versante Ovest, e che nonostante quello che osservarono i geologi chiamati in causa da Agac, cioè che tutta l’area faccia parte di un territorio dissestato e soggetto a numerosissime frane, si progettarono i successivi ampliamenti, e oggi persino a sovrapporre un sesto lotto ai precedenti;

discarica

CONSIDERATO inoltre che: sulle frane all’interno della discarica ci sono conferme anche nelle relazioni annuali di Arpa 2010 e 2011, 2012, che citano anche fenomeni di ruscellamento delle acque meteoriche, non sempre convogliate nei canaletti di scolo, per via dell’otturazione di quest’ultimi, causate dalle colate di terreno;

VISTO che: nello studio geologico prodotto per Agac e citato nell’esposto, intitolato: Metodi di consolidamento di pendii instabili in formazioni argilliti che strutturalmente complesse: l’esempio di Ca’ Poiatica- di Bergonzoni, Tosatti, Borelli, Carlini, Marchi è scritto che  “(…) il sito su cui è ubicata un’importante discarica per rifiuti solidi urbani, nei pressi di Ca’ Poiatica (Comune di Carpineti), è ricavato all’interno di una cava dismessa. Nel 1997 i movimenti lungo il versante occidentale sovrastante la discarica si intensificarono, coinvolgendo anche opere di stabilizzazione precedentemente eseguite. (…) I versanti del bacino Dorgola-Secchia, nel quale ricade l’area di studio, sono caratterizzati dalla presenza di numerosissime frane, in parte attive e in parte quiescenti, per scivolamento roto-traslativo, colata, creep superficiale e localizzato e, in alcuni casi, espansione laterale, analogamente a quanto si verifica in tutta questa fascia altitudinale dell’Appennino reggiano. Le cause principali dell’estrema predisposizione al dissesto di questo territorio vanno ricercate in un elevato numero di fattori, che sono di varia natura: caratteristiche geomeccaniche “deboli” dei terreni affioranti, dominanza di litotipi a matrice argillosa, acclività, assetto stratigrafico e strutturale, caratteristiche meteorologiche, con eventi pluviometrici estremi concentrati in tempi ridotti, aumento delle sovrapressioni interstiziali, sismicità dell’area. Nel caso particolare delle Marne di Monte Piano, la loro elevata propensione al dissesto deriva principalmente dalla fessurazione pervasiva che imprime loro il tipico aspetto a scaglie lucidate (slickenside), diminuendone la resistenza al taglio e favorendo al contempo l’infiltrazione di acque meteoriche. (…) In particolare, il versante ovest è stato interessato in passato – ed in parte lo è tuttora – da intensi fenomeni di ruscellamento ed instabilità della coltre superficiale oltre che da fenomeni di instabilità profondi, in parte attivi ed in parte quiescenti, e nell’anno 1996, a causa della elevata piovosità, si verificò un’intensificazione di questi fenomeni. Furono quindi predisposti alcuni interventi di consolidamento e stabilizzazione del versante, considerando la sua diretta contiguità con la discarica di Poiatica. Nel successivo luglio 1997 si ebbero ulteriori fenomeni di dissesto (…)”;

DATO che: anche altri geologi osservarono che anche il versante   a sud  della montagna che si affaccia sul Secchia, con un lento e inesorabile movimento franoso deforma  l’alveo del torrente, spingendolo ad arco verso nord, di prospetto all’area terminale della discarica;

VISTO che: il  fenomeno delle frane e degli smottamenti non riguarda solo la vallicola della discarica, ma è diffuso alle cave limitrofe nel comparto estrattivo denominato Carpineti Est, e riguarda da diversi anni tutto il territorio di Carpineti, come si evince da alcune relazioni dell’ AIPO e PTCP;

CONSIDERATO che: nell’esito della Procedura di screening Cava Poiatica Monte Quercia, del comune di Carpineti, in data 11 giugno 2011, a pag 4 è scritto che: “MANCANO LE FASCE FLUVIALI DEL SECCHIA, E CHE RICONOSCE NEL SETTORE SUD E SUD-EST  UNA FRANA ATTIVA CON DISTACCO DAL CRINALE DI MONTEQUERCIA FINO AL LAMBIRE IL DORGOLA, E CHE RELATIVAMENTE ALLE ACQUE SOTTERRANEE SI E’ VALUTATA L’EVENTUALE PRESENZA DI CORPI ACQUIFERI SFRUTTABILI, INTESI COME FALDE CHE  COME SORGENTI”;

VISTO inoltre  che: come riportato nell’esposto al punto 5, Rapporti  APAT 2006. Effetti dell’impiego di frazione organica stabilizzata in attività di ripristino ambientale:

– a pag 50.  Si dice che: “Dall’esame degli allegati al PIAE della Provincia di Reggio Emilia l’area di cava risulta interessata dal vincolo idrogeologico e ricade entro una zona definita “di particolare interesse paesaggistico-ambientale”. Il bosco a latifoglie è presente a Ca’ Pamone e a Est verso il torrente Dorgola. Aree calanchive sulle pendici orientali di Poiatica destinate a sparire con la sistemazione e ampliamento della discarica. Fenomeni di precipitazione metereologica intensi in primavera e autunno;

– a pag 51. Nell’inquadramento geologico: Il – Melange Costa Buoi – (formazione delle rocce nel sottosuolo) che affiora a sud di Ca’ Poiatica è interessato da fenomeni di instabilità che evolvono in piccole colate e smottamenti;

–  a pag 51. Le Marne di Monte Piano (altra roccia del sottosuolo) formazione prevalentemente argillitica di argilliti sovra consolidate e fessurate sul fondo, con assetto disorganizzato, e l’intera unità affiorante nella cava è un accumulo di frane sottomarine, a carico di sedimenti di scarpata in consolidati o parzialmente consolidati (quindi capaci di amplificare i movimenti tellurici, anche se nella scala sismica Carpineti è valutata a rischio medio basso 3);

–  a pag 51. La formazione di Ranzano ( altra roccia del sottosuolo) è costituita da torbiditi pelitiche in strati sottili, marcati da livelli sabbiosi, con strati medio sottili di arenarie grigio verdastre, sono presenti livelli caotici da slumping come del resto nella formazione Monte Piano Marne, che appoggia in discordanza sulle Marne, e su Melange Costa Buoi e che appare a Nord ed Est di Monte Quercia di sotto e a Ca’ Palmone.

– a pag 52. Il bacino idrogeologico di piccole dimensioni con fitta rete di fossi naturali e artificiali per raccogliere acque superficiali. Il suolo in superficie è di litotipi argillosi impermeabili, quindi è impedita la formazione di acquiferi sotterranei. Il Flysh di Monte Venere formazione rocciosa più profonda, con strati calcarei, potrebbe costituire un punto di raccolta delle acque, ma le Marne e le argille sovrastanti ne limitano la filtrazione. Non ci sono acquiferi per 20 metri di profondità. Solo in corrispondenza dei cumuli di frana e alla transizione tra roccia in posto e la parte superiore alterata si osservano fenomeni di permeabilità, che aumentano nei giorni piovoso e causano fenomeni di plasticizzazione delle argille”;

CONSIDERATO ancora che: nell’area della cava Poiatica Monte Querce  della Carta inventario del dissesto -PAI – PTCP – e – Degli abitati da consolidare- (L445/1908) è segnalata la presenza di due frane definite in cartografia come attive, e che nell’Atlante dei rischi idraulici ed idrogeologici del PAI, si riconosce nel settore sud e sud/est una frana attiva,con distacco dal crinale di Monte Quercia fino a lambire  il torrente Dorgola;

VISTO che: come si evince anche dal verbale della Deliberazione della giunta comunale di Carpineti n 55 del 13/8/2012 – INSTABILITA’ DELLA CAVA LOVARO BOCCADELLO –  avente oggetto l’approvazione schema di convenzione amministrativa per la coltivazione della cava di argilla denominata Lovaro Boccadello, presentato dalla Ditta Creta srl, escavazioni e lavorazione argille, con nota ricevuta in data 19.07.2010 al n. 5899 di protocollo, Creta ha rassegnato al Comune uno studio inerente i fattori di rischio derivanti da dissesti avvenuti nel versante nord-est (versante sinistro fronte Lovaro – D1) e nel versante nord (versante sinistro fronte Vasirano – D2) della cava Lovaro-Boccadello, indicando le modalità esecutive degli interventi urgenti di messa in sicurezza reputati necessari per ovviare al pericolo in atto e richiedendo di essere autorizzata alla loro esecuzione; – che con atto in data 22 settembre 2010 prot. 7608, il cui contenuto ha da intendersi qui integralmente richiamato e trascritto, il Comune ha autorizzato Creta “all’attivazione dei lavori di messa in sicurezza dei versanti nord-est (versante sinistro fronte Lovaro) e versante nord (versante sinistro fronte Vasirano) Soggetti a fenomeni di dissesto, da eseguirsi mediante movimentazione di terreno posto all’interno della cava d’argilla denominata “Lovaro-Boccadello” nel rispetto degli elaborati grafici asseverati a firma del tecnico dott. Giancarlo geol. Bonini, pervenuti in atti del Comune di Carpineti n. 5899 del 19.07.2010″, nonché delle prescrizioni contenute nel medesimo atto autorizzativo;

CONSIDERATO che: nel PTCP del 2008, alla pag. 16 nell’elenco – Aree a rischio idrogeologico molto elevato-  è citato il territorio di Carpineti –Valestra 035- ER-RE, e che  anche a  pag 17  si cita  Decreto di  consolidamento per il   Comune di  Carpineti per gli abitati di Costaiatica, Vellucciana, Casa Lanzi, Villaprara, Savognatica,  e che a pag. 21 è riportato  che le fasce fluviali sono delimitate nei tratti dove può esserci interferenza con infrastrutture e nuclei abitati ;

CONSIDERATO ancora che: come riportato dalle cronache locali del 9 aprile 2013: “Nel comune di Carpineti decine di frane e di smottamenti. Tanti dissesti, nuovi o riattivati, generati da forti piogge incessanti. Famiglie evacuate, ordinanze di sgombero. Peggiora sempre più la situazione idrogeologica e sono a rischio anche diversi allevamenti, in particolare a Vellucciana e Marossa”;

VISTO che: nell’elenco  dei danni  aggiornati al 9 aprile 2013,  riportati dalla recente cronaca locale http://24emilia.com/Sezione.jsp?idSezione=47395 del 5 aprile 2013:

CRONACA – Le piogge intense hanno provocato nuove frane in tutta la fascia collinare e della media montagna. La situazione più preoccupante a Carpineti, in località Frascanera, vicino a Bebbio, dove lo scivolamento di un versante mette in pericoloso vari edifici agricoli e residenziali. Le ruspe sono rimaste al lavoro a lungo per evitare che lo smottamento del terreno provocasse crolli negli edifici. Ma quella di Frascanera non è la sola situazione di emergenza a Carpineti. Un’abitazione è a rischio anche a Case Lanzi.In tutto il Comune sono una ventina le frane in movimento, con interruzioni in varie strade. La situazione è pesante in altri comuni. Nella borgata Susineto di Casina ci sono quattro famiglie isolate per l’interruzione della strada.

A Taviano di Ramiseto c’è il timore che una grossa frana possa mettere in pericolo la zona abitata.

Continua ad aggravarsi la situazione a Riva di Cavola, Comune di Toano, che mette a rischio varie abitazioni. Continuano a essere isolate alcune case a Vetto. A Vezzano sul Crostolo preoccupano i corsi d’acqua e la viabilità.

La Provincia fa sapere che restano chiuse al traffico la provinciale 20 Rossigneto-Pornello a Vetto; la provinciale 63 al Pilastro di Viano; la provinciale 98 fondovalle Tresinaro sotto Ca’ del Merlo di Carpineti.

E come riportato nel sito del Comune di Carpineti in data 9 aprile 2013-05-13:

Piu di venti movimenti franosi segnalati in questi giorni, su tutto il territorio

L’ultima ispezione compiuta dal personale tecnico e dagli amministratori carpinetani presenta un bollettino di guerra, ancora una volta, con decine e decine di segnalazioni. È stato anche necessario emanare diverse ordinanze di sgombero, per diverse famiglie le cui abitazioni sono a forte rischio, a causa delle frane che le minacciano.

Sono state evacuate sei persone a Frascanera di Bebbio, cinque a Casa Lanzi, tre a Casa Campani, vicino a Velucciana, che si uniscono alle quattro già sgomberate alcune settimane fa a Casa Richettino, vicino a Colombaia di Secchia. Inoltre, due complessi residenziali di Marola – usati come abitazioni estive da turisti – sono stati sgomberati, in via Bellavista e in via Dante Alighieri. Infine, rimane chiuso il ristorante La Capannina, vicino a Bebbio, danneggiato dai primi movimenti di metà marzo lungo il corso del Secchia.

A rischio anche diversi allevamenti, che ospitano decine di animali, in particolare a Velucciana e Marossa.

Da segnalare poi la situazione critica di Velucciana, dove la strada di accesso è a rischio chiusura da entrambi i lati di accesso al paese, con il rischio di isolamento per parecchie borgate della zona.

“E’ emergenza vera, noi ormai non siamo più in grado di far fronte a questa situazione. Le segnalazioni sono continue, stiamo lavorando senza sosta ma in queste condizioni è impossibile fronteggiare tutti i movimenti franosi. Se va avanti così non resterà che chiudere diverse strade, con tutte le conseguenze del caso. Ma ormai è impossibile fare di più, la situazione sta peggiorando in ogni momento. Abbiamo bisogno di aiuto, chi può farlo deve intervenire adesso, altrimenti si rischia grosso”, ricorda Nilde Montemerli, sindaco di Carpineti, in un nuovo appello.

Ecco la situazione dettagliata al 9 aprile:

ABITAZIONI PRIVATE

1.       Via Bebbio località Frascanera: un’abitazione composta da tre unità immobiliari occupate da sei persone, attualmente evacuate;

2.       Via Casteldaldo località Casa Lanzi: abitazione composta da due unità immobiliari occupate da cinque persone, attualmente evacuate;

3.       Via Sopra Vigne località Casa Richettino: abitazione composta da una unità immobiliare occupata da quattro persone, attualmente evacuate;

4.       Via Bebbio: abitazione composta da due unità immobiliari occupate da tre persone, attualmente allertate;

5.       Via Dante Alighieri località Marola: abitazione composta da quattro unità immobiliari utilizzate come seconda casa da quindici persone, attualmente soggette ad ordinanza di sgombero;

6.       Via Velucciana località Casa Campani: abitazione composta da due unità immobiliari occupate da tre persone, attualmente soggette ad ordinanza di sgombero;

7.       Via Bellavista località Marola: edificio condominiale composto da sedici unità immobiliari utilizzate come seconda casa da diverse persone, attualmente soggette ad ordinanza di sgombero;

8.       Via Verabolense località Valestra: edificio adibito ad autorimessa annessa ad abitazione. L’occupante è attualmente allertato;

ESERCIZI PUBBLICI

1.       Via Casteldaldo località Falbio: edificio adibito a bar-ristorante soggetto ad ordinanza di inagibilità. (ristorante la Capannina)

STRUTTURE AGRICOLE

1.       Via Bebbio località Frascanera: due capannoni agricoli adibiti rispettivamente a stalla e fienile;

2.       Via Velucciana: stalla bovini per numero cento capi di bestiame e adiacente fienile e ricovero macchine agricole;

3.       Via Borago: un capannone agricolo adibito a fienile e ricovero macchine agricole;

4.       Via Marossa: complesso zootecnico composto da varie strutture adibite a stalla bovini e ovini, ricovero mezzi agricoli e fienili;

LUOGHI COLPITI DA MOVIMENTI FRANOSI, CON INTERESSAMENTO DI STRUTTTURE PUBBLICHE E PRIVATE

1.       Via Casteldaldo n. 58 località Falbio: un movimento gravitativo ha interessato la struttura adibita a bar – ristorante ubicata sulla riva orografica sinistra del Fiume Secchia che ha comportato la distruzione delle fondazioni e dell’annesso parcheggio per autoveicoli. La struttura non è occupata da personale residente.

2.       Via Fola strada per abitato Fola di Santa Caterina: la strada è interessata da un movimento franoso che si stacca a monte della strada comunale ed arriva a valle della stessa. La strada è coinvolta per una lunghezza di circa 40 metri, ed un ulteriore aggravamento determinerebbe l’isolamento dell’abitato stesso;

3.       Via San Pietro strada San Pietro – Gnana: in particolare la sede stradale risulta interessata da movimenti gravitativi nei seguenti tratti: 1) abitato Mulino di Villaprara; 2) incrocio per Musiara; 3) tratto tra Saccaggio e incrocio per Fontanino Boschi; 4) tratto in confine con comune di Castelnovo Né Monti. Gli eventi n. 1 e n. 3 risultano di particolare importanza ed il loro aggravarsi comporterebbe l’interruzione del transito viario;

4.       Via Velucciana strada Velucciana – Boschi – incrocio San Pietro Gnana: in particolare la sede stradale risulta interessata da movimenti gravitativi nei seguenti tratti: 1) a valle stalla Cavecchi; 2) a monte dell’abitato di Boschi sono presenti vari movimenti gravitativi che hanno comportato la chiusura completa della strada;

5.       Via Carbonia strada La Svolta – Carbonia: nei pressi dell’abitato di Bicetto, la strada risulta interessata da un ampio movimento gravitativo che coinvolge un tratto stradale della lunghezza di circa 40 ml.;

6.       Vai Carezza strada Casarola – Carezza: nei pressi dell’abitato di Croce, la strada risulta interessata da un movimento gravitativo che coinvolge un tratto stradale della lunghezza di circa 60 ml.;

7.       Via Sorgara strada La Sorgara: ampio movimento franoso su campo privato che interessa l’adiacente carreggiata pubblica prima dell’abitato;

8.       Via Casteldaldo strada a monte dell’abitato di Casa Lanzi: ampio movimento franoso su campo privato che interessa la sottostante strada comunale ed un’abitazione privata, attualmente soggetta ad ordinanza di sgombero;

9.       Via Quercioli strada Quercioli: ampio movimento franoso su campo privato che coinvolge la strada comunale e la sottostante strada di accesso ad un’abitazione privata;

10.     Via Casella strada per abitato di Casella: movimento franoso su campi privati che in particolare coinvolge la sottostante strada comunale;

11.     Via Saccheggiana: in corrispondenza incrocio per Saccheggiana, la carreggiata è interessata da uno smottamento di monte. Nei pressi di Saccheggiana, la strada comunale che conduce all’abitato di Cà del Cane è stata interrotta da un esteso movimento gravitativo;

12.     Via Bebbio loc. Frascanera; ampio movimento franoso su campi privati che interessa due capannoni agricoli ed il fabbricato civile d’abitazione di due famiglie. A scopo precauzionale l’edificio occupato da sei persone è stato sgomberato;

13.     Via Monte Portola EX SS n. 63:  la strada è interessata da un movimento franoso che si stacca a monte della strada comunale ed arriva a valle della stessa. Smottamento di valle e di monte di terra e sassi. Le avverse condizioni climatiche hanno aggravato lo stato statico del ponte ubicato nei pressi della località di Casarola di Pantano;

14.     Via Sopra Vigne: smottamento di terreno che dalla strada comunale di arriva al sottostante Fiume Secchia. L’evento ha interessato il porticato dell’abitazione abitata da una famiglia di quattro persone. L’evolversi dell’evento gravitativo comprometterebbe la stabilità dell’edificio abitato e della stessa viabilità comunale;

15.     Via Riana abitato di Riana: la strada è interessata da un movimento franoso che si stacca a monte ed arriva sulla  strada comunale;

16.     Via Cavanna: la strada è interessata da un movimento franoso con abbassamento della carreggiata;

17.     Via Lama la strada è interessata da un movimento franoso che si stacca a monte della strada comunale ed arriva sulla stessa;

18.     Via Velucciana: la strada è interessata da due movimenti franosi che si staccano a monte della strada comunale ed arrivano a valle della stessa, l’aggravarsi degli stessi comporterebbero l’isolamento totale degli abitati di Mulino di Velucciana, Velucciana, Valadina, Coliolla, Boschi di Coliolla, Cà Mino, Casa Buzzoni, Casa Rigadino e Boschi;

19.     Via Bellavista – Marola: edificio condominiale interessato da movimento franoso nell’area cortiliva di accesso alle autorimesse – si è provveduto allo sgombero precauzionale dei sedici alloggi presenti;

20.     Via Pianzano: la strada è interessata da un movimento franoso che si stacca a monte ed arriva sulla stessa;

21.     Via Boastra: la strada è interessata da un movimento franoso che si stacca a monte della strada comunale ed arriva a valle della stessa;

22.     Via San Michele (Passo Vò): è una frana di crollo del versante Sud del crinale Monte Valestra  con interessamento della sottostante strada comunale, che comporta concreti pericoli per il transito viario. Lavori occorrenti barriere paramassi a protezione della strada;

23.     Via Castagneda: la strada è interessata da vari movimenti franosi che si staccano a monte ed arrivano sulla strada comunale, nonché da un movimento franoso a valle della strada che mette in pericolo il transito sulla strada;

24.     Via Marossa: la strada è interessata da un movimento gravitativo che ha comportato la chiusura completa della strada;

25.     Via Cost’Alta: la strada è interessata da un movimento franoso che si stacca dalla carreggiata ed arriva sulla  strada comunale Via Malpasso che conduce all’abitato della Piola, altri minori smottamenti rendono difficoltoso il transito veicolare;

26.     Via Carbonia: ampio movimento gravitativo si stacca ai piedi del Monte Frombolara con coinvolgimento della strada Comunale di Via Carbonia e della sottostante strada Statale n. 63 fino all’abitato di Cantigalli. L’evento interessa alcune abitazioni private di Carbonia e l’evoluzione dello stesso potrebbe coinvolgere l’abitato di Cantigalli e le abitazioni sovrastanti la strada Statale n. 63;

27.     Via Velucciana località Casa Campani: due movimenti gravitativi mettono in pericolo la viabilità d’accesso all’abitazione e l’area cortiliva della stessa abitazione di Via Velucciana 131, attualmente soggetto ad ordinanza di sgombero;

28.     Via Malpasso: prima del confine col comune di Baiso, un ampio movimento gravitativo confluisce sulla strada comunale di Via Malpasso. L’evolversi dell’evento comporterebbe la chiusura della strada;

29.     Via Bebbio: smottamento di terreno che dalla strada comunale di Via Bebbio arriva alla sottostante strada vicinale. L’evento lambisce l’abitazione adiacente abitata dalla famiglia Lanzi e Montelaghi, l’evolversi dell’evento gravitativo comprometterebbe la stabilità dell’edificio abitato e della stessa viabilità comunale, i residenti sono stati allertati;

30.     Via Monte Valestra località La Costa “Colorificio Monte Valestra”: un movimento franoso a valle degli edifici di Via Monte Valestra potrebbe provocare l’interruzione del transito sulla strada di accesso all’esercizio commerciale denominato Colorificio Monte Valestra. L’ulteriore evolversi della frana comprometterebbe la stabilità degli edifici ubicati a monte dell’evento;

31.     Via Ronteruolo: sui versanti Est e Ovest dell’abitato di Ronteruolo, si sono sviluppati due corpi di frana, entrambi in prossimità dell’abitato, l’aggravamento e l’allargamento degli stessi comprometterebbero la stabilità dell’abitato di Ronteruolo ove è ubicato il plesso scolastico della “Scuola dell’infanzia di Casette”;

32.     Via Verabolense Valestra: a monte della strada si è sviluppato un movimento franoso che minaccia la strada stessa ed alcune abitazioni sottostanti rendendo inaccessibile le autorimesse del Sig. Bonini Andrea;

33.     Via Dante Alighieri località Marola: a monte della strada si è sviluppato un movimento gravitativo che ha pregiudicato la stabilità dell’edificio sottostante, civico n. 53 occupato da tre persone che in via precauzionale sono state evacuate;

34.     Via Borago: sul lato Est dell’abitato si è prodotto un movimento gravitativo che attualmente interessa i campi agricoli e l’accesso ai medesimi, inoltre le nicchie di distacco è posta a confine di un capannone agricolo.

DATO  che: nel  – P S C  –  PIANO STRUTTURALE COMUNALE IN FORMA ASSOCIATA DEI COMUNI DI CARPINETI E VIANO – VALSAT – 2008 è scritto che:

“A Carpineti e a Viano una significativa parte del territorio è interessata a fenomeni di dissesto; si tratta, rispettivamente, del 14,0% e del 22,1% della superficie comunale, e che analizzando le tipologie di dissesto maggiormente presenti, Viano evidenzia una forte presenza di frane attive (514 ettari, pari all’11,4% del territorio), mentre le frane quiescenti sono leggermente meno estese (482 ettari, 10,7% del territorio). Non si registrano né frane di crollo né scivolamenti in blocchi. Nel complesso si contano 218 aree soggette a dissesto per 997 ettari. Carpineti è interessata soprattutto da frane quiescenti (688 ettari, pari al 7,7% del territorio), con quota comunque rilevante di frane attive (493 ettari, 5,5%). Estensioni minori sono occupate da frane di blocco (49 ettari) e da scivolamenti in blocchi (28 ettari). Nel complesso sono 258 le aree soggette a dissesto, per uno sviluppo di 1.257 ettari;

VISTO che: nell’AIA  2009 a pag 12 è scritto che nel PTCP del 2008 l’area non risulta sottoposta a vincoli come riportato nelle tavole P5a Zone e sistemi della tutela paesaggistica” P6 Carta dell’inventario del dissesto (PAI-PTCP) e degli Abitati da consolidare e trasferire;  la Provincia di Reggio Emilia si è da tempo dotata di uno specifico Piano per la gestione integrata dei rifiuti, di cui all’acronimo PPGR, approvato con Delibera di Giunta n. 49 del 21 aprile 2004.

Da ultimo si vuol richiamare quanto previsto dalle NdA del PPGR, in particolare all’art. 8, in quanto la presente proposta appare rispettosa di tutte le circostanze localizzative ed ambientali favorevoli ivi richiamate:

3.5        Impianti funzionali allo Smaltimento

3.5.1     Discariche controllate…

3.5.1.1  Il Piano conferma le discariche esistenti ed individuate nel Quadro Conoscitivo.

3.5.1.3  Gli eventuali ampliamenti, secondo i limiti di cui all’art. 9, dovranno rispettare i seguenti criteri per la localizzazione e la compatibilità ambientale-territoriale dell’opera:

a) gli ampliamenti dovranno interessare esclusivamente siti confinanti il perimetro degli impianti attuali;

b) l’accessibilità del sito rispetto al sistema delle infrastrutture viarie esistenti e di progetto: di norma l’impianto dovrà essere accessibile dalla viabilità individuata dal presente Piano; l’ubicazione del sito dovrà inoltre minimizzare le interferenze tra i mezzi che conferiscono i rifiuti con il traffico locale e gli attraversamenti di centri urbani;

c) non potranno interessare siti in corrispondenza di doline, inghiottitoi o altre forme di carsismo superficiale e dove i processi geologici superficiali quali l’erosione accelerata, le frane, l’instabilità dei pendii, le migrazioni degli alvei fluviali potrebbero compromettere l’integrità della discarica;

d) distanza, misurata dai confini di ampliamento, non inferiore a 500 metri da zone a prevalente funzione residenziale”;

CONSIDERATO che: nel Progetto di Impatto Ambientale contenuto nell’AIA 2009 e ripreso nella voltura Enia-Iride a pag 18 riferendosi alla discarica  è scritto che :“ Il versante est presentava condizioni precarie di stabilità, nello spessore delle coperture sciolte di riporto. Nelle parti di versante che interessano e sono poste a perimetro dell’area di discarica, sono stati effettuati interventi di risagomatura e stabilizzazione . La parte bassa della pendice è soggetta a forte erosione, ma non presenta particolari problemi di stabilità a breve termine. La parte alta del versante presenta abbondanti coperture sciolte sulle quali sono stati individuati due cumuli di frana resi inattivi grazie agli interventi di sistemazione e consolidamento eseguiti. Al margine ovest un cumulo di frana inattivo è stato completamente asportato. Sono state realizzate le opere di stabilizzazione del versante ovest.”; e  pag 36 si segnalano frane in atto e quiescenti. Le segnalazioni più vicine al sito proposte dalla carta in questione riguardano essenzialmente i versanti esterni alla linea di compluvio che racchiude la vallecola di Poiatica. In particolare due frane quiescenti (a2-Fq) sono attraversate dalla viabilità di collegamento tra la discarica e la viabilità provinciale ed una di esse in parte interessa l’area di servizio in dotazione alla discarica a ciò designata dal PSC (area peraltro non coinvolta nella gestione dei rifiuti). Inoltre in corrispondenza del fiume Secchia si trovano depositi alluvionali in evoluzione (b1-Ee) e depositi alluvionali terrazzati (b2-Eb) ;

VISTO inoltre che: il territorio di Carpineti è servito anche da acquedotti rurali, e questo significa che ci sono rocce magazzino capaci di alimentare gli acquiferi, quindi è necessario analizzare le acque di ruscellamento che in caso di forti piogge dilavano in superficie la discarica, veicolando nel Secchia potenziali inquinanti. ( PTCP 2008 pag 8);

CONSIDERATO infine che: nel Progetto di Piano stralcio per l’Assetto idrogeologico dell’AIPO PS 267

a pag. 4 al comune di Carpineti corrispondono quattro delle sei principali tipologie di dissesto, componenti il rischio idrogeologico: conoide, esondazione, fluvio-torrentizie, frana. Esattamente come a Toano, Baiso e Castelnovo Monti;

SI INTERROGA LA PRESIDENTE DELLA PROVINCIA SONIA MASINI AL FINE DI CONOSCERE:

–         Se, visti i punti illustrati sopra,  si può ancora definire idoneo il sito in cui è ubicato l’impianto della discarica e conforme al D.lgs 36/2003,  e a ciò che viene espresso nella sintesi della Valutazione di Impatto Ambientale di Iren per il Progetto di Ampliamento da 500-600 metri cubi della discarica di Poiatica, secondo il quale  le zone NON idonee per la localizzazione d’impianti di smaltimento e recupero rifiuti sono: le aree soggette a fenomeni di dissesto ed instabilità;

–         Se ciò che è dichiarato nella Dichiarazione Ambientale in merito alla idoneità del sito può essere definito consono alla condizione di forte dissesto idrogeologico dell’area in cui sorge l’impianto, con frane in atto e frane quiescienti;

–         Se ciò che è scritto nella Dichiarazione Ambientale rispetto alle linee telluriche che convergono in discarica, frenate dalla spinta della massa dei rifiuti, e che non comporterebbero il franare dei versanti corrisponde a verità, considerando invece che Arpa e lo studio Bergonzoni-Tosatti  citano le  continue frane dei versanti interni della discarica e gli interventi di stabilizzazione di questi ripetuti nel corso degli anni;

–         Se i movimenti tellurici e le fortissime piogge,  di cui è stata oggetto ultimamente anche l’area di Carpineti ,,possono aver compromesso la stabilità dell’impianto, incrementato i movimenti di assestamento della massa dei rifiuti in fermentazione,  e danneggiato i sistemi di captazione del percolato e del biogas, così come aver fessurato il fondo della discarica causando dispersione del percolato, considerato il fatto che nel periodo in cui si è presentata nel 2013 l’emergenza frane in tutto il carpinetano, anche in discarica sono stati avviati lavori di ripristino per molti mesi, tant’è che la visita prenotata da alcuni cittadini in discarica è slittata di almeno una trentina di giorni;

–         Come mai nella Dichiarazione Ambientale nell’elenco delle condizioni per cui un sito non è idoneo per un impianto di discarica di rifiuti non sono precisati gli stessi punti invece elencati nel PTCP 2008 che vietano citano come inidonee ad un impianto di discarica le aree  soggette a frane e a dissesto idrogeologico

–         Come mai nel PTCP del 2008, alla pag. 16 nell’elenco – Aree a rischio idrogeologico molto elevato-  è citato il territorio di Carpineti-Valestra 035- ER-RE, e che  anche a  pag. 17  si cita  Decreto di  consolidamento per il   Comune di  Carpineti per gli abitati di Costaiatica, Vellucciana, Casa Lanzi, Villaprara, Savognatica,  e che a pag. 21 è riportato  che le fasce fluviali sono delimitate nei tratti dove può esserci interferenza con infrastrutture e nuclei abitati, e non si fa cenno ai rischi per la discarica di Poiatica?

–         Come mai nell’esito della Procedura di screening Cava Poiatica Monte Quercia, del comune di Carpineti si afferma che mancano le fasce fluviali del Secchia, e che si valuta la presenza di corpi acquiferi sfruttabili come falde e sorgenti, dal momento che tale area è attigua a quella della discarica, nella quale si dice che non esistono falde o ristagni d’acqua  nel sottosuolo, per almeno una profondità di venti metri?

–         Come mai se già nel 1997 si evidenziarono numerosissime frane, si continuò nel tempo ad ampliare la discarica e ancora oggi, nonostante si siano a queste moltiplicati i rischi legati ai recenti movimenti tellurici si progettano ancora nuovi ampliamenti?

–         Come mai l’area della discarica non è sottoposta ai vincoli del PTCP vigente?

–         Come possono ritenersi sicuri con tutte le frane ricorrenti, i rifiuti conferiti lungo le pendici dei versanti, in condizione di forte pendenza e come si può effettuare la copertura giornaliera di questi, soprattutto quando si tratta di fanghi pressoché liquidi, ossia con il 20% di residuo secco?

–         Se nella Dichiarazione Ambientale fosse citato il grave dissesto idrogeologico di tutta l’area carpinetana e il susseguirsi annuale di frane e smottamenti dai versanti interni alla discarica, Iren avrebbe ottenuto comunque la certificazione EMAS?

Giuseppe Pagliani – Capogruppo PDL in Provincia

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *